Fmi ci ripensa: “Crollo greggio non aiuta ripresa”

24 Marzo 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Il Fondo Monetario Internazionale cambia idea sugli effetti del crollo del petrolio, dal giugno del 2014 pari al 65% o 70 dollari circa, sulla ripresa: “La tanta anticipata spinta per l’economia globale deve ancora materializzarsi”. E’ quanto si legge in documento diffuso dall’istituto di Washington, firmato da Maurice Obstfeld, capo economista del Fondo, anticipando parte dei contenuti del World Economic Outlook che verra’ diffuso il mese prossimo in occasione degli incontri primaverili che si svolgeranno nella capitale americana.

Nel dettaglio, il documento spiega che “paradossalmente, i benefici globali derivanti da bassi prezzi del petrolio appariranno soltanto dopo che i prezzi si saranno risollevati un po’ e le economie avanzate avranno fatto progressi superando l’attuale contesto caratterizzato da tassi di interesse bassi”.

Allo stesso tempo, nel report si legge che la forte contrazione delle quotazioni del greggio “ha lasciato molti osservatori perplessi, inclusi noi al Fondo che avevamo creduto che il declino dei prezzi sarebbe stato un plus netto per l’economia globale, ledendo ovviamente gli esportatori ma garantendo guadagni controbilancianti agli importatori”.

La stessa teoria invece non ha convinto i “i mercati azionari globali” visto che negli ultimi sei mesi o piu’ quei mercati tendenzialmente sono calati quando il petrolio calava, “non quello che ci aspettavamo se la contrazione dei prezzi del greggio avesse aiutato l’economia globale”.

Il Fondo non manca di fare notare che, diversamente da quanto osservato nel passato, uno dei fattori che condiziona il nesso tra l’azionario e il barile è il seguente: “molte economie avanzate hanno tassi di interesse nominali a o vicino allo zero“. “Rispetto a cicli precedenti, prezzi del petrolio in ribasso questa volta coincidono con un periodo di lenta crescita economica, così lenta che le principali banche mondiali hanno poca o nessuna capacità di abbassare ulteriormente i tassi di interesse al fine di sostenere la crescita e combattere pressioni deflative”.

La tesi degli esperti dell’istituto guidato da Christine Lagarde è che prezzi così bassi “potrebberp innescare default aziendali e sovrani, cosa che potrebbe avere una ricaduta sui mercati finanziari già nervosi”. Per questo, conclude il Fondo, “è ancora più urgente il sostegno alla domanda da parte della comunità globale insieme a riforme strutturali e del settore finanziario specifiche per una gamma di Paesi”.