Fissazione Trump per Obamacare rischia di ostacolare riforme

21 Marzo 2017, di Daniele Chicca

Le ultime vicende politiche a Washington hanno un impatto negativo sulle Borse come evidenziato dalla virata in rosso dei listini americani sul finale di seduta in Europa. L’amministrazione Trump ha chiarito che prima di varare le maxi riforme del fisco e del sistema finanziario, e di procedere al rilancio degli investimenti pubblici nelle infrastrutture vuole risolvere il nodo del controverso programma di assistenza sanitaria Obamacare.

Trump ha fatto capire che una delle prime priorità del suo governo sarebbe stata quella di riformare il sistema di assistenza sanitario, modellato dal suo predecessore.  Ma il compito si sta rivelando più arduo del previsto, come ha ammesso lo stesso presidente, sia sul piano puramente legislativo sia politico. Secondo il commander-in-chief, senza l’approvazione della revisione della riforma sanitaria, controversa almeno quanto la sua versione precedente, “i Repubblicani perdono il Congresso nel 2018”.

Giovedì la Camera dei Rappresentanti è chiamata a un voto importante sull’Affordable Care Act con i deputati Usa che dovranno decidere se rimuovere e sostituire la legge. “Se non ci sarà una riforma dell’health care presto, non significa che non ci sarà per forza anche le riforme fiscali, ma vuol dire che arriverà più tardi del previsto, e il mercato non sconta questa possibilità”, spiega alla CNBC il Chief Market Strategist di Wunderlich, Art Hogan.

I finanziari sono messi sotto pressione dal calo dei rendimenti, mentre gli investitori temono che verrà posticipato il bazooka fiscale promesso da Trump per rilanciare l’economia, favorire le imprese e migliorare ulteriormente il mercato del lavoro. A un certo momento stamani il Dow Jones perdeva anche 160 punti, con il titolo Goldman Sachs che è tra i peggiori della mattinata americana. L’S&P 500 cede lo 0,8% e il settore finanziario il 2% circa.

Il rendimento del decennale è tornato a scambiare in mezzo al trading range degli ultimi tempi e questo ha iniziato a pesare sui titoli come i bancari, la cui redditività dipende da quanto valgono i tassi di interesse. Sul frangente del reddito fisso, rendimenti dei Treasuries sono contrastati al momento, con il tasso sul 10 anni che vale circa il 2,43% e quello a 2 anni che scambia intorno all’1,28%

L’indice composito del Nasdaq ha toccato i massimi di tutti i tempi in avvio prima di prendere la strada dei ribassi e accusare cali di anche l’1%. Richiesti i titoli Apple dopo che il gruppo di Cupertino ha lanciato una nuova serie di iPad e un nuovo iPhone disponibile di colore rosso.

L’indice delle small-cap Russell 2000 fa ancora peggio dei listini maggiormente capitalizzati, accusando una flessione del 2%. La corsa dei listini azionari dopo l’elezione di Trump potrebbe essere giunta al capolinea, secondo alcuni commentatori di mercato come Mohamed El-Erian di Allianz e per una lunga serie di analisti che guardano al valore elevato dei prezzi di Borsa rispetto alle stime sugli utili delle società quotate, Apple compresa.

Non è della stessa opinione invece per esempio Randy Frederick, vice presidente degli investimenti e dei derivati presso Charles Schwab ha detto alla Cnbc che “non ci sono catalizzatori particolari che spingono il mercato al rialzo, ma non ci sono nemmeno motivi validi per deragliare il rally”. L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,42% appena questo mese, una percentuale che si confronta con il +6% da inizio anno.

Da quando Trump è stato eletto a novembre, il mercato ha grandi aspettative in tema di de-regulation, alleggerimento fiscale e spese per gli investimenti. Il problema è che finora nulla di concreto si è ancora visto e il governo dovrà fare i conti con il Congresso che potrebbe bloccare o chiedere la modifica di alcune misure anche in considerazione del raggiungimento del tetto del debito pubblico.

Il fatto che la riforma del sistema di assistenza medica venga indicata come priorità dell’agenda politica di Trump davanti alle misure che i mercati vorrebbero invece vedere, incomincia a influire negativamente sul sentiment degli operatori di Borsa.