Fiorina al World Business Forum: “La Fed continuerà ad alzare i tassi nel 2023. DeSantis vero rivale di Trump”

10 Novembre 2022, di Aleksandra Georgieva

In occasione del World Business Forum, tenutosi a Milano l’8 e il 9 novembre 2022, abbiamo intervistato Carly Fiorina, presidente di Carly Fiorina Enterprises, ex ceo di HP (1999-2005) e candidata Repubblicana per le primarie presidenziali del 2016. L’ex numero uno di HP ha commentato in esclusiva per Wall Street Italia le difficoltà del settore tecnologico statunitense appesantito dai forti debiti e dall’aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. Inoltre, Fiorina ha parlato dell’esito ancora incerto ma sorprendente delle elezioni di midterm. La tanto attesa “onda rossa” non c’è stata e la campagna elettorale di Trump e dei suoi candidati non è andata per niente bene a giudicare dei risultati, che per il momento indicano la Camera con maggioranza Repubblicana e il Senato ancora in bilico. In questo contesto elettorale emerge un nome forte però: Ron DeSantis, il governatore della Florida, che ha registrato una vittoria schiacciante alle elezioni di metà mandato.

Considerando la sua esperienza nel settore tecnologico, qual è il suo parere riguardo le difficoltà che sta attraversando il settore tecnologico da inizio anno, anche a causa dei tassi della Fed?Poi da una parte abbiamo i dati sul lavoro Usa in continua crescita e i colossi tecnologici di Wall Street che tagliano pesantemente la manodopera, come spiega questa discrepanza tra numeri e realtà?

Credo che quello che stiamo osservando sia un ritorno naturale verso la realtà. Quello che intendo dire è quando i soldi erano “gratuiti”, prima che la Fed iniziasse ad alzare i tassi, il mercato azionario ha premiato i titoli growth e nessuno si preoccupava della profittabilità delle stesse società. Ma ora che i tassi crescono, gli investitori si focalizzano sulla questione e sul modo in cui i titoli growth producono redditività. E dunque quello che vediamo sono società tecnologiche come Meta Platforms, che dicono: “Devo mettere i costi sotto controllo perché i soldi ora sono più costosi di prima, e questo cambia totalmente le strategie di tutte le aziende”.

Lei crede che i titoli tecnologici torneranno a salire in borsa nei prossimi mesi?

Secondo me i prezzi dei titoli tech alla fine dovevano abbassarsi, come è successo con il boom della bolla dot.com. I prezzi erano a livelli insostenibili, soprattutto rispetto ai fondamentali. Quindi ciò che vediamo sono i prezzi dei titoli tecnologici tornati su livelli che rispecchiano la realtà. E gli investitori iniziano a prestare attenzione ai fondamentali, che includono non solo la crescita, ma anche i costi, e soprattutto le prospettive di redditività.

Per quanto riguarda invece gli scenari macroeconomici per il 2023, crede che ci sia ancora la possibilità di “soft landing” per l’economia Usa?

Credo che il quadro generale sia molto complicato, perché i tassi di interesse stanno crescendo rapidamente. Personalmente, ero convinta ancora nel 2021 che la Federal Reserve avrebbe dovuto alzare i tassi nel 2022 e probabilmente per l’intero 2023. Chiaro che questo causerà un rallentamento dell’economia anche se il mercato del lavoro continua ad essere molto forte, ci sono tuttora tanti posti di lavoro disponibili. Ma la domanda dei consumatori rimane robusta. Dunque, credo che non possiamo escludere il “soft landing”, ma vedremo.

Ci piacerebbe fare il punto anche sulle elezioni di midterm. Almeno per il momento pare che la Camera avrà una maggioranza Repubblicana e il Senato rimarrà sotto il controllo dei Democratici. Qual è il suo commento a caldo dei risultati?

La scorsa sera non c’è stata l’onda rossa in cui speravano i Repubblicani e allo stesso tempo non c’è stata una catastrofe dei Democratici, che temevano loro stessi. Gli americani preferiscono dei governi divisi, e quello che abbiamo visto dopo la notte elettorale è un promemoria che la Camera è lo strumento tramite il quale gli elettori hanno deciso di punire il presidente. Credo i risultati siano molto deludenti per Trump, però questo è positivo per il partito Repubblicano.

Crede che Donald Trump correrà alle presidenziali del 2024? Qualora non fosse lui il leader del partito Repubblicano, chi potrebbe sostituirlo?

Donald Trump sicuramente correrà alle presidenziali del 2024. E lo dico con grande dispiacere: non sono una fan di Trump e non lo sono mai stata. Credo che correrà perché non ha un motivo di non farlo, andando alle primarie potrebbe raccogliere soldi, riceverà anche tantissima attenzione e lui ama l’attenzione dei media, e probabilmente crede che candidandosi alle primarie potrebbe posticipare i suoi problemi legali, che al momento sono significativi. E dunque come ho detto non ha un motivo per non presentarsi alle primarie. Credo però che ora abbia dei rivali importanti. Il governatore della Florida, Ron DeSantis, ha ottenuto una vittoria decisiva alle elezioni. E sta raccogliendo molti consensi con gli ispanici e con gli afroamericani. Potrebbero spuntare anche altri nomi, ma per ora DeSantis è il rivale più evidente di Trump.

Per quanto riguarda la leadership Democratica, chi potrebbe essere il nuovo leader? Alexandria Ocasio Cortez ha qualche possibilità di sostituire Biden? E Bernie Sanders?

Innanzitutto, credo che l’ala progressista del Partito Democratico (come Bernie Sanders o Alexandria Ocasio Cortez), hanno tanto potere all’interno del partito ma non vincono mai le elezioni. L’America non è un paese progressista e non credo che i Democratici li metteranno mai in corsa di nuovo. Il partito Democratico dovrà fare delle scelte importanti. Biden non credo possa vincere di nuovo, è troppo vecchio. Credo che nemmeno la vicepresidente, Khamala Harris, possa vincere. E dunque il partito dovrà ragionare su chi potrà candidare e portare avanti per le presidenziali. E secondo me ci sarà un governatore a portare la bandiera democratica nel 2024, piuttosto che qualcuno di Washington.

Lei ha detto che gli americani amano i governi divisi. Crede che i mercati amino il potere diviso a Washington?

Sì, credo che per gli imprenditori i governi divisi siano lo scenario perfetto. Perché appunto i governi non possono fare troppo. E le società americane preferiscono essere lasciate in pace dai governi, ed è raro che grandi movimenti accadano con un congresso diviso. A parte un’eccezione, ovvero la decisione di investire pesantemente nel settore dei semiconduttori. Questo è stato un caso raro in cui i due partiti si sono uniti per le politiche industriali. Ma la maggior parte del tempo accade poco. Ai mercati piace la certezza, la prevedibilità e avere nelle mani il proprio destino.

Qui potete vedere l’intera intervista a Carly Fiorina dal World Business Forum. Buona visione!