Fintech, Unicredit vuole comprare Credimi. Ecco chi è

4 Gennaio 2023, di Valentina Magri

Unicredit intende acquisire la fintech italiana Credimi. E per farlo, ha messo sul piatto ben 20 milioni di euro, riferisce “MF-Milano Finanza“. L’importo comprenderebbe una componente up-front e un earn-out, cioè una somma addizionale che potrebbe essere riconosciuta al raggiungimento di determinati risultati. Le parti si sono date tempo fino al 9 gennaio 2023 per raggiungere un accordo sulla vendita oppure valutare strategie alternative. Lo scorso 2 gennaio, nel frattempo, si è tenuta l’assemblea dei soci di Credimi con all’ordine del giorno un possibile rafforzamento patrimoniale. La cessione di Credimi è gestita dall’advisor Kpmg.

Ma Unicredit non è l’unica pretendente per Credimi. Secondo indiscrezioni di stampa,  il dossier è allo studio di Banca CF+ (la challenger bank nata nel 2021 dallo spin-off del Credito Fondiario e oggi guidata da Iacopo De Francisco), Credem, Banca Popolare Pugliese, Banca Popolare della Puglia e Basilicata, Illimity e Cassa Centrale Banca. Sono circolati anche i nomi ION, Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di Sondrio e Banco BPM. Il tutto per una valutazione, di qualche decina di milioni di euro, secondo indiscrezioni di stampa.

Chi è Credimi

Credimi è stata fondata nel 2015 ed è guidata da Ignazio Rocco di Torrepadula (nella foto sopra). Quest’ultimo ha più di 25 anni di esperienza nel settore dei servizi finanziari, è stato leader della practice Istituzioni Finanziarie di The Boston Consulting Group in Europa Centrale, e precedentemente si è occupato di corporate banking e venture capital nel Gruppo Akros, nel Gruppo Imi e in 21 Investimenti. Oltre alla sua attività in Credimi, è oggi senior advisor di Tikehau Investment Management, gruppo di asset management pan-europeo leader nella gestione di fondi di credito corporate e advisor del Consiglio di amministrazione di Unicredit Group, relativamente a temi di innovazione e tecnologia.

La fintech è specializzata nei finanziamenti alle pmi e alle micro-imprese. In pochi anni ha erogato oltre 2 miliardi di prestiti, raccogliendo circa 25 milioni di euro in due round, sottoscritti da United Ventures, Vertis, Merloni Holding, Tikehau Capital e Deutsche Bank. La clientela servita dalla fintech è stata a lungo trascurata dalle grandi banche perché considerata poco profittevole e più rischiosa. Nella lunga era dei tassi a zero, il costo dell’esame delle richieste di pmi e professionisti finiva per superare gli interessi esigibili dal debitore. In questo vuoto di offerta si sono inserite diverse piattaforme di credito digitale che con i loro algoritmi hanno reso più rapida e conveniente l’analisi del merito di credito e quindi l’erogazione del finanziamento.

Credimi è stata fra le prime a intravvedere l’opportunità e fra le più attive a sfruttarla. Il repentino rialzo dei tassi degli ultimi mesi, con l’aspettativa che il costo del denaro rimanga su livelli elevati a lungo, ha risvegliato l’appetito delle banche per questo segmento di clientela, tornato redditizio. Non è detto che questa attenzione si concretizzi in un’offerta per la fintech o in una partnership ma l’integrazione delle sue tecnologie in banca avrebbe un fondamento strategico. Credimi aveva annunciato il 9 novembre 2022 al Fintech Future, l’evento annuale di AssoFintech, che aveva bisogno di un partner bancario per lavorare. Ignazio Rocco di Torrepadula all’epoca aveva dichiarato:

“Noi dobbiamo innanzitutto risolvere un problema che è il nostro modello di raccolta. Noi oggi raccogliamo attraverso cartolarizzazioni, questo è chiaramente una strozzatura, ci limita molto, quindi dobbiamo dotarci o di una nostra raccolta bancaria, per cui serve una licenza, oppure accordarci o fare una partnership con una banca per avere raccolta bancaria che ci permetterebbe di fare circa il doppio dei volumi e circa tre volte la contribuzione che abbiamo oggi. Fatto quello, ci interessa portare lo stesso approccio alle piccole imprese di altri paesi europei sia quello del credito sia il nuovo prodotto che è  un prodotto non di credito, basato su PSD2, che abbiamo sviluppato”.

Unicredit e il fintech

L’interesse di Unicredit verso Credimi appare coerente con la sua strategia, dato che potrebbe accelerare la digitalizzazione dei servizi finanziari alle pmi, un obiettivo caro al gruppo che in ambito retail controlla già la banca online Buddybank. Orcel ha inserito fra gli obiettivi del suo piano industriale al 2024 la creazione di una maxi-piattaforma fintech. Il progetto è uno dei pilastri del nuovo piano industriale della banca, presentato lo scorso novembre. A capo del progetto è la manager Jingle Pang, group digital & information officer, insieme al suo braccio destro, la cinese Lu Yu. Le affiancano Daniele Tonella (Infrastructure & IT Services),  il capo della security Stefan Vogt, Gema Baguena (digital governance) e Stefano Frascani (digital foresight). Ricordiamo che Pang in passato è stata ai vertici di Standard Chartered Bank in Cina per oltre un decennio e artefice della trasformazione digitale di Ping An da assicuratore in una fintech di successo.

Sempre sul tema fintech, ricordiamo che Unicredit nel giugno 2020 aveva siglato una partnership con la fintech americana Taulia, che le aveva permesso di completare l’offerta di soluzioni per la gestione del capitale circolante, potenziando la sua piattaforma di supply chain finance in modo da poter gestire un maggior numero di fornitori, con una perfetta integrazione nei sistemi ERP aziendali. Inoltre dal giugno 2019 Unicredit detiene il 10% della fintech Findynamic, attiva nel dynamic discounting.

Nel febbraio 2020 Unicredit ha inoltre creato Plug and Play Italy, un nuovo polo del fintech basato a Milano, insieme e Nexi e Plug and Play, azienda della Silicon Valley che ha già creato la più grande piattaforma di open innovation al mondo ed è attiva anche in Italia dall’aprile 2019. Infine, dal giugno 2020 Piazza Gae Aulenti detiene una quota della fintech londinese Meniga, avendo partecipato nel giugno del 2020 al round di quest’ultima da 8,5 milioni di euro.

Infine ricordiamo che nel 2018 Unicredit ha lanciato Buddybank, la newbank per smartphone, che ha ampliato la propria offerta dai servizi di deposito e pagamento agli investimenti, lanciando il servizio Steppy. Lo aveva fatto siglando accordi con la scaleup fintech delle gestioni in ETF Moneyfarm e con il colosso dell’asset management BlackRock.