Fini: «Il PdL e’ finito». Bossi: «cosi’ non dura». E Berlusconi teme un governo tecnico

6 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Oggi l’incontro con lo stato maggiore della Lega Nord, domani un summit con i vertici del Pdl. Silvio Berlusconi, a meno di cambiamenti di agenda, riunirà domani lo stato maggiore del Popolo della libertà per una colazione di lavoro nel primo pomeriggio a palazzo Grazioli. Dovrebbero partecipare all’incontro i capigruppo e coordinatori del Pdl, il Guardasigilli Angelino Alfano, i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, anche se non è escluso che al vertice con il Cavaliere prendano parte anche altri ministri.

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Un terremoto con epicentro a Mirabello. Le parole del presidente della Camera hanno scatenato una valanga di dichiarazioni e saranno al centro di un incontro, che si terrà questa sera, tra Berlusconi e Bossi. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ieri sera al termine della festa della Lega Nord a Torino. “Vedremo Berlusconi e faremo le valutazioni. Sarà una riunione tra alleati – ha affermato Maroni – ci sarà Bossi e anche altri. Mi pare però che una cosa certa ed evidente è che è rinata Alleanza Nazionale, è nato un vecchio partito con una forte caratterizzazione meridionalistica”. “Ho sentito Bossi – ha aggiunto Maroni – lui è molto pessimista e di solito lui ci azzecca. Qualcuno dice che con questo discorso Fini ha passato il cerino nelle mani di Berlusconi. Di solito, quando uno ha il cerino in mano può anche scottarsi, ma è anche padrone del gioco e questo è l’aspetto positivo”.

Stato maggiore del Pdl Domani sarà la volta del Pdl: un summit con i vertici del partito. Silvio Berlusconi, a meno di cambiamenti di agenda, riunirà infatti lo stato maggiore del Popolo della libertà per una colazione di lavoro nel primo pomeriggio a palazzo Grazioli. Dovrebbero partecipare all’incontro i capigruppo e coordinatori del Pdl, il Guardasigilli Angelino Alfano, i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, anche se non è escluso che al vertice con il Cavaliere prendano parte anche altri ministri.

Bossi: “Se Berlusconi mi dava retta andava alle elezioni”. “C’era un presidente della Repubblica che non voleva le elezioni anticipate, ma bastava mandare un milione di scalmanati a Roma e vedevi che succedeva…”. Lo ha detto il leader della Lega Umberto Bossi, ai microfoni del Tg2, in merito al mancato voto anticipato. Il senatur ha poi aggiunto: “Se Berlusconi dava retta a me e andava alle elezioni, Fini, Casini, la sinistra, tutti questi scomparivano…”.

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CASINI: GOVERNO AL CAPOLINEA. Il discorso di Gianfranco Fini rappresenta “il capolinea” per la maggioranza di governo e Silvio Berlusconi farebbe bene a prenderne atto presentandosi in Parlamento e rivolgendosi anche alle “opposizioni”. Lo dice il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, intervistato dal Corriere della Sera.

Casini non fa pronostici sull’esito della crisi, ma avverte: “Fini ha confermato il patto di lealtà, mettendo il Paese al riparo da fughe o elezioni anticipate. Se invece si va a votare, Berlusconi pone le premesse per il superamento del berlusconismo. Ma decida lui. Se non vuole andare fuori strada definitivamente, comprenda che una fase si è chiusa e che il Paese ha bisogno di una svolta”.

Per Casini, “il premier dovrebbe far finta di non essere Berlusconi e prendere atto che la maggioranza è al capolinea. E’ ora di smetterla con il delirio di autosufficienza. Se invece non è in grado, provi a rattoppare”. Il leader Udc frena Francesco Rutelli, che ieri ha definito “vicino” il terzo polo: “Non possiamo criticare la politica del predellino e poi salirci anche noi. Una cosa consistente va costruita con calma”.

Per quanto riguarda le ipotesi di un eventuale ruolo di leadership del centrosinistra, Casini precisa: “Il futuro non lo voglio ipotizzare, ma due cose sono certe. Tutte le mie scelte verranno fatte assumendomi le responsabilità davanti agli elettori e non con ribaltoni di palazzo. Secondo, se si votasse domattina non mi sembra esistano le condizioni per un’alleanza, né col Pd né col Pdl”.

DARIO FRANCESCHINI. La maggioranza è ormai “in agonia”, Gianfranco Fini ha prodotto “una svolta” con il suo discorso di Mirabello ma il centrosinistra adesso deve farsi “trovare pronto”. Il capogruppo democratico alla Camera Dario Franceschini lo dice in una intervista a Repubblica:

“Da oggi il governo Berlusconi è in agonia, è un governicchio che dovrà conquistarsi faticosamente, provvedimento per provvedimento, una maggioranza”. Per Franceschini “quella di Fini è una svolta. E’ la fine del modello berlusconiano di centrodestra che per sua natura non può accettare la dialettica”.

Continua il capogruppo Pd: “Lui (Fini, ndr) è e resta un nostro avversario. Ma ha in mente una destra normale ed europea, con cui si può discutere e a cui contendere le leadership. Giudico insanabile la frattura con Berlusconi”. D’altro canto, aggiunge, “il Pd e il centrosinistra devono essere pronti: prepariamoci, e in fretta. Non possiamo immaginare di affrontare le sfide dei prossimi mesi di questa legislatura confidando solo sulle fratture del centrodestra”. Certo, “di fronte a un’emergenza democratica, a una forzatura costituzionale di Berlusconi, si fa appello a tutti quelli che vogliono fermare quel colpo di mano.

A emergenza si risponde con emergenza”. Ma in generale “dobbiamo essere una credibile alternativa e costruire un campo che dica con chiarezza quali sono le nostre priorità rispetto alla destra e le nostre battaglie d’autunno. Faccio un appello. Basta con le rottamazioni, con le autocandidature, con i rancori del passato. Non regaliamo a una destra spaccata la nostra litigiosità”.

PAOLO BONAIUTI. Il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello non rappresenta un “fatto traumatico” e il Governo andrà avanti portando all’esame del Parlamento i “cinque punti” su cui il Pdl ha scelto di verificare la tenuta della maggioranza.

Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, lo dice durante una videochat sul sito web del Tg1. “Sono anni che ci sono questi discorsi, che sono in ballo gli attacchi di Fini e dei finiani, non è che l’abbiamo scoperto oggi. Il discorso di ieri era nella linea di una serie di intenzioni politiche espresse in questi due anni. Non è che sia avvenuto un fatto traumatico e dirompente”.

Dunque, per Bonaiuti non ha senso chiedersi se le elezioni sono più vicine: “Non do mai questi giudizi, significa che ci vestiamo da mago Zurlì… Stiamo al giorno per giorno. Dipende da come andrà il confronto in Parlamento, andiamo a vedere, ci sono questi cinque punti che sono la continuazione di un programma che abbiamo cominciato a realizzare ed è quello su cui tutti i deputati del Pdl, della Lega, sono stati eletti”.

I CONTENUTI DEL DISCORSO DI FINI DI DOMENICA 5 SETTEMBRE 2010

MIRABELLO – Il Pdl non c’e’ più, è solo Forza Italia più qualche colonnello.

NON SI PUO’ RIENTRARE IN PARTITO CHE NON C’E’ -“Non si può rientrare in un partito che non c’é più. Si va avanti senza farsi intimidire”. Lo dice Gianfranco Fini liquidando, di fatto, il Pdl. “Il Pdl, così come l’avevamo concepito, è finito il 29 di luglio. E non perché – aggiunge – qualcuno se ne è andato, ma perche è venuto meno all’interno il confronto di idee che è il sale delle democrazia”. Oggi dunque “non c’é più il Pdl” ma “c’é il partito del predellino”. E in questo quadro Fini manda anche una stoccata a molti ex An. “Qualche colonnello ha cambiato generale – dice – ed è forse già pronto a cambiarlo di nuovo”.

VADO AVANTI SENZA CAMBI DI CAMPO O RIBALTONI – “Si va avanti – dice il presidente della Camera dal palco di Mirabello – senza ribaltoni o ribaltini, senza cambi di campo. E senza atteggiamenti che possano dare in alcun modo agli elettori la sensazione che noi si abbia raccolto voti nel centrodestra per poi portarli da qualche altra parte”. Ma si va avanti, avverte Fini, “convinti della necessità di onorare quel patto con gli elettori, ma fino in fondo, senza magari aggiungerci qualche parte che nel programma non c’era e che invece diventa un’emergenza”.

VERGOGNOSE LISTE PRENDERE O LASCIARE – “La sovranità popolare – dice Fini sottolineando che la sua proposta sarà considerata alla stregua di un ‘capo di imputazione’ contro di lui – significa che le elettrici e gli elettori devono avere il diritto di scegliere i propri parlamentari, perché è vergognoso che ci sia una lista prendere o lasciare”. “E faccio mea culpa – aggiunge – perché ho contribuito anch’io” ad approvarla.

SERVE NUOVO PATTO TRA CAPITALE E LAVORO – Serve un nuovo patto tra capitale e lavoro per rilanciare l’economia italiana. E’ la ricetta di Gianfranco Fini contro la crisi, secondo il quale serve una “grande assise del mondo del lavoro”. “Il governo ha operato bene per fermare la crisi – premette il presidente della Camera dal palco di Mirabello – ma oggi dobbiamo far ripartire l’economia, non ci possiamo compiacere che i conti pubblici tengono”. Dunque “credo che occorra il coraggio politico di dar vita a quelle riforme che erano nel programma originale del popolo delle libertà e che sono state dimenticate. E’ arrivato il momento di dar vita a riforme che portino ad un nuovo patto tra capitale e lavoro perché è indispensabile mettere i produttori di ricchezza dalla stessa parte della barricata dei lavoratori”.

SERVE ‘SCUDO’A PREMIER, MA STOP GHEDINI-STRANAMORE – “Nessuno, nessuno troverà mai una mia dichiarazione o una dichiarazione di qualcuno di Fli, contrarie al Lodo Alfano o al legittimo impedimento, perché noi siamo convintissimi del fatto che occorre risolvere una questione: quella del diritto che Berlusconi ha di governare senza che ci sia l’interferenza o il tentativo da parte di segmenti iper-politicizzati di metterlo fuori gioco. Ma bisogna rovesciare l’approccio alla questione, bisogna finirla di affidare a quel simpatico ‘Dottor Stranamore’ che è l’onorevole Ghedini il compito di trovare una soluzione con il risultato che la soluzione non si trova mai il problema finisce per incancrenirsi ancor più . E’ un passaggio dell’intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello. “Non ci vogliono leggi ad personam, ma leggi che tutelano il capo del governo, non la cancellazione dei processi, ma la loro sospensione”, ha aggiunto Fini.

FACCIAMO QUOZIENTE FAMILIARE,PURE CON OPPOSIZIONE – “La proposta che noi facciamo, la fanno anche altri, aprirebbe in Parlamento un grande dibattito: la proposta che noi facciamo è quella di “intervenire sul cosiddetto quoziente familiare”. E’ un passaggio dell’intervento di Gianfranco Fini dal palco di Mirabello, in cui il leader di Fli ha aggiunto: “Parliamo di tutto ciò anche con l’opposizione”. “Se nell’ambito di cinque punti si deve ridurre carico fiscale, la proposta che noi facciamo è: interveniamo sul quoziente familiare per far sì che chi ha figli, anziani e disabili a carico abbia un peso fiscale minore”, puntualizza Fini.

PATTO LEGISLATURA, MA NO ACQUIESCENZA PDL VERSO LEGA -Serve un patto legislatura ma basta acquiescenza da parte del Pdl verso la Lega Nord, “é nell’interesse anche di Berlusconi”. Lo ha affermato Gianfranco Fini parlando a Mirabello.

VOGLIAMO CAPIRE COME COSTRUIRE PATTO LEGISLATURA – “Vogliamo capire come costruire un patto di legislatura”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello. “Confidiamo nel senso di responsabilità di tutti”.

OK FEDERALISMO MA DEVE ESSERE IN INTERESSE TUTTI -“Il federalismo è possibile solo se sarà fatto “nell’interesse di tutta l’Italia, non soltanto nella parte più sviluppata del Paese. Bossi sa che è possibile realizzare il federalismo, ma solo se nell’interesse generale” e se non è “a scapito del Mezzogiorno”. E’ un passaggio dell’intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello. “Bossi – ha detto Fini – è un leader popolare, abbiamo polemizzato tante volte, solo chi non conosce la storia oltre che la geografia può pensare che la Padania esista davvero. Ma capisce che quella bandiera che alzato per primo, fra lo scetticismo e l’ironia, quella del federalismo oggi può essere bandiera che determinerebbe il compimento di una missione storica. Quel federalismo è possibile solo se è nell’interesse di tutta Italia non solo in quella della parte più progredita. Nella commissione bicamerale che dovrà verificare i decreti attuativi del federalismo fiscale dovremmo discutere e non lasciare la discussione all’asse Tremonti-Calderoli” La riforma del federalismo fiscale in questo senso deve servire, secondo Fini “per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia”.

FINI A PREMIER, NON C’E’LESA MAESTA’,NON SIAMO SUDDITI – A Silvio Berlusconi “siamo tutti grati per quel che ha fatto soprattutto quando, nel ’94, ha contrastato la gioiosa macchina da guerra; ma la gratitudine non puo’ significare che ogni volta che si critica o si esprime opinioni diverse, ci si debba sentire accusati di lesa maestà. Non ci può essere diritto di lesa maestà perché non c’é un popolo di sudditi”. E’ un passaggio dell’intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello. “Berlusconi ha tanti meriti, ma anche qualche difetto: in primo luogo di non aver ben compreso che in una democrazia liberale non può esserci l’eresia, perché non c’é l’ortodossia. Gli siamo tutti grati per quello che ha fatto, ma la gratitudine – ha puntualizzato Fini – non può significare che ogni volta che si esprime una critica ci si sente accusati di lesa maestà: non c’é un popolo di sudditi, ma di cittadini che vogliono partecipare attivamente”. “Non ho mai contestato la leadership di Berlusconi – ha detto poi – ma lui ha l’attitudine a confondere la leadership con il ruolo che nelle aziende hanno i proprietari: il Pdl non può essere derubricato a contorno di un leader”.

BERLUSCONI NON CONFONDA LEADERSHIP CON PROPRIETA’- Il premier Berlusconi non confonda la leadership con la proprietà. Lo ha affermato il presidente della Camera Gianfranco Fini nel suo intervento a Mirabello sottolineando che la “gratitudine” non può significare l’impossibilità di fare critiche a cui si risponde con “gesti di stizza e fastidio”.

QUALE PAESE RESTA TANTO SENZA MINISTRO SVILUPPO? – “Ma vi pare possibile che nonostante il ‘ghe pensi mi’ si debba attendere ancora di conoscere il nome del ministro dello Sviluppo economico? Ma in quale altro Paese” avverrebbe una cosa del genere? E’ un ministero importante “non uno strapuntino”. E’ un passaggio dell’intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello.

NO A SCORCIATOIE GIUDIZIARIE CONTRO BERLUSCONI – “Berlusconi ha il diritto di governare e pensare a scorciatoie per via giudiziaria per toglierlo di mezzo rappresenterebbero davvero una lesione della sovranità” Così Gianfranco Fini dal palco di Mirabello. “Bisogna smettere di affidare al dottor Stranamore Ghedini di trovare una soluzione, non ci vogliono leggi ad personam, ma leggi che tutelano il cpao del governo, non la cancellazione dei processi, ma la loro sospensione”. (ANSA).

ESPULSIONE DA PDL ATTO ILLIBERALE E AUTORITARIO – “La mia espulsione del Pdl è stata un atto illiberale e autoritario” degno del “peggior stalinismo”. Lo ha detto Gianfranco Fini nel corso del suo intervento alla festa di Futuro e Libertà.

Non c’e stata alcuna fuoriuscita, nessuna scissione, nessun atteggiamento volto a demolire al Pdl: c’é stata di fatto la mia estromissione dal partito che avevo contribuito a creare, un atto che forse è stato ispirato, da chi lo ha scritto, libro nero del comunismo. Solo nelle pagine del peggior stalinismo – ha ammonito Fini – si può essere messi alla porta senza nessun tipo di contraddittorio, con il tentativo di annullare ogni tipo di diversità”.

GHEDDAFI A ROMA: FINI, GENUFLESSIONE POCO DECOROSA – E’ stato uno “spettacolo poco decoroso quello con cui è stato accolto un personaggio che non può insegnare nulla né nel rispetto della donne né nella dignità della persona umana. Da ex ministro degli Esteri conosco le ragioni della ‘real politik’, ma non può portare a una sorta di genuflessione nei confronti di chi può ergersi a maestro o punto di riferimento”. E’ un passaggio dell’intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello, in cui si fa un implicito riferimento alla visita di Muammar Gheddafi a Roma.

GARANTISMO SACROSANTO MA NO IMPUNITA’ PERMANENTE – “Il garantismo è un principio sacrosanto, ma mai e poi mai può essere considerato una sorta di immunità permanente”. Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini dal palco della festa tricolore di Mirabello.

DA CERTA STAMPA LAPIDAZIONE ISLAMICA VERSO MIA FAMIGLIA – La campagna estiva di alcuni giornali del centrodestra “é stata il tentativo di dar vita ad un’autentica lapidazione di tipo islamico contro la mia famiglia”. Lo ha affermato il presidente della Camera Gianfranco Fini parlando alla festa di Mirabello. “Attendiamo fiduciosi e sereni che siano i magistrati a chiarire quante calunnie e diffamazioni” vi siano state in questa vicenda, ha tra l’altro detto Fini. Il presidente della Camera ha aggiunto: Questi giornali sono “il biglietto da visita del partito dell’amore. Immaginiamo cosa scriverebbero se diventassero un po’ meno amichevoli”.

NON CI FACCIAMO INTIMIDIRE DA ‘METODO BOFFO’ – “Si va avanti senza farci intimidire da quello che è stato il ‘metodo Boffo’ messo in campo da alcuni giornali che dovrebbero essere, pensate un po’, il biglietto d’amore del partito dell’amore; noi non ci facciamo intimidire perché di intimidazioni ne abbiamo vissute ben altre. Non ci facciamo intimidire da campagne paranoiche e patetiche”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello.

QUALCHE COLONNELLO HA CAMBIATO GENERALE – “Qualche colonnello ha cambiato generale e forse è già pronto a cambiarlo ancora”. Così il presidente della Camera Gianfranco Fini si è rivolto, dal palco di Mirabello, ai vertici di An che hanno seguito Berlusconi.

“Mirabello è diventata ed è per un giorno la capitale della politica italiana”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco della Festa Tricolore.

MARONI: SE VOTO PRONTI A ELEZIONI IN POCHI GIORNI – “Se cade la maggioranza si va al voto e il Ministero dell’Interno è pronto a organizzare le elezioni in pochi giorni”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, dal palco della feste della Lega Nord a Torino. “Il Ministero è pronto – ha aggiunto – se si dovesse andare a votare in due giorni organizziamo le elezioni, anche per domenica prossima”

BOSSI, FINI? SITUAZIONE DIFFICILE, NON DURA – “La situazione è difficile, perché è come se Fini avesse detto ‘non voglio accordi con la Lega’. Anzi, peggio: ‘io ce l’ho con il nord’. Se Berlusconi dava retta a me si andava a elezioni e non c’erano Fini ne Casini né la sinistra che scompariva”. Lo ha detto Umberto Bossi, segretario della Lega Nord e ministro delle Riforme, a una festa del Carroccio in Valcuvia. Dal palco Bossi ha ribadito che adesso “per Berlusconi la strada è molto stretta: se tutti i giorni deve andare a chiedere i voti a Fini e a Casini per far passare una legge non dura molto”.

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Silenzio, parla Fini e presenta la svolta politica di Futuro e Libertà. Fini ha parlato per oltre un’ora a braccio dettando la linea politica di Futuro e libertà nella giornata conclusiva della festa dedicata al neo movimento politico a Mirabello, in provincia di Ferrara. Un discorso che ha toccato tutti i temi della politica italiana e soprattutto parole che hanno fatto finalmente chiarezza sui rapporti con il Pdl: «Il Pdl non c’è più e Futuro e libertà non può rientrare in qualcosa che non esiste». Applausi dai futuristi anche se poco prima dell’intervento del presidente della Camera c’era stata una breve contestazione mentre parlava Chiara Moroni. Dalla piazza si è sentito il suono di qualche vuvuzelas subito zittita.

«Grazie care amiche e cari amici» mentre più di qualche simpatizzante ha sventolato le bandiere di Alleanza nazionale. «Parlare qui al popolo, prima della destra e poi del Centrodestra, qui a Mirabella dove affondano le radici di una parte della mia famiglia e qui dove un uomo capace di guardare avanti, indicò la necessità di un salto di generazione. La presenza di Tremaglia è la più bella rappresentazione di quella continuità».

«Mirabello è per un giorno la capitale della politica italiana. Qui c’è un popolo che non è precettato ma sente l’orgoglio di ritrovare l’impegno politico. Questa piazza mi da forza per dare un contributo di chiarezza». «Quello che è accaduto non lo si comprende se non si torna a quando è tutto cominciato. Il 29 di luglio quando l’Ufficio politico del Popolo delle libertà, dopo due ore di discussione in mia assenza, ha decretato la mia espulsione. Accusato di stillicidio, in sintonia con le posizioni della sinistra, di una partecipazione attiva al gioco delle procure. Alla fine dissero che Fini era incompatibile con il Pdl».

«Per fare chiarezza non c’è stata nessuna fuoriuscita, nessuna azione per demolire il Pdl ma solo la mia estromissione. C’è stato un atto scritto nel libro del peggior stalinismo. Fu quel documento una brutale regressione, di annullare su ogni tipo di diversità».

«E’ possibile esprimere dubbi? Quello della mia estromissione dal Pdl è un atto, e non ho nessuna difficoltà a dirlo, che forse è stato ispirato da chi lo ha scritto e so che non lo ha scritto Berlusconi. Da quel libro nero del comunismo che ci fu consegnato quando demmo vita a Alleanza nazionale perché soltanto dalle pagine del peggior stalinismo si può essere messi alla porta senza alcun contraddittorio e con motivazioni che sono assolutamente ridicole». Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello.

«Il garantismo è un principio sacrosanto, ma mai e poi mai può essere considerato una sorta di immunità permanente». La magistratura «è un caposaldo della nostra democrazia» ha continuato Fini.

«Il presidente Berlusconi ha tanti meriti, e lo dico senza ironia, ma anche qualche difetto. Nella democrazia non ci può essere ortodossia, gli siamo tutti grati ma non è possibile che quando si propone un’altra strada sembra quasi che ci sia una “lesa maestà”. In democrazia non ci sono sudditi. Il suo errore è stato quello di scambiare il suo ruolo politico con quello di un imprenditore. Esprimere qualche valutazione diversa non significa ledere il Pdl. Se ci chiamiamo Popolo della libertà deve essere consentito di esprimere liberamente il dissenso».

Genuflessione a Gheddafi indecorosa. «Se non fossi stato espulso dal Pdl avrei detto quello che pensavo sullo spettacolo francamente poco decoroso che c’è stato nei confronti di un personaggio che non ha nulla da insegnare per quanto riguarda la dignità della persona». Lo ha detto Gianfranco Fini riferendosi alla recente visita del leader libico Muhammar Gheddafi in Italia. Fini ha criticato quello che ha definito «una sorta di genuflessione» che non è giustificata da alcuna ragione di real politik.

«La ragione prima della politica è garantire il bene comune, l’interesse nazionale e non l’interesse di una parte. Tanti elettori del Pdl non capiscono perché invece di unire, il Pdl lavora per dividere».

«Futuro e libertà non è An ma incarna lo spirito vero del Pdl da non disperdere. Diversa è l’interpretazione dei telegiornali che, tranne qualche eccezione, sembrano fotocopie di documenti del Pdl che dipingono la politica litigiosa e inconcludente.

«Il Popolo delle libertà non c’è più: o si ricostruisce o apparterrà al passato. Qualche colonnello e qualche capitano hanno cambiato generale e magari sono pronti a cambiare ancora. Futuro e libertà non potrà rientrare in ciò che non c’è più. Andiamo avanti, ma non andiamo avanti in attesa del perdono. I parlamentari che sono qui non possono essere scambiati per clienti della Standa e se sono qui è perché vogliono fare politica senza avere paura delle candidature. Andiamo avanti senza farci intimidire. A cominciare dal “metodo Boffo” da parte di quei giornali che dovrebbero essere il biglietto da visito del partito dell’amore. Non ci facciamo intimidire da campagne paranoiche e patetiche. Campagne infami nei confronti della mia famiglia».

I Cinque punti. «Non siamo appassionati di ornitologia, di falchi e colombe. I gruppi parlamentari di Futuro e libertà saranno chiari. Sosterranno i punti da uomini e donne liberi e discuteranno con spirito costruttivo come dare senso ai titoli dei punti programmatici. Futuro e libertà non rema contro. Minacciare le elezioni è terrorismo politico».

Per il futuro serve «un nuovo patto di legislatura che non sia un tavolo a due gambe, un accordo sancito con acquiescienza». Chiaro il riferimento di Fini a un accordo Berlusconi-Bossi. «Dov’è finito quel punto del programma -domanda- dove si prevedeva l’abolizione delle province? E quello che riguardava la privatizzazione e liberalizzazione delle municipalizzate?». «Berlusconi – si dice poi convinto Fini- metterà da parte l’ostracismo perchè noi non ci fermiamo e andiamo avanti. Ha ben compreso che non servono a nulla gli ultimatum». «Berlusconi -fa notare ancora- ha diritto di governare perchè scelto dagli elettori. E pensare a scorciatoie giudiziarie per toglierlo di mezzo è una lesione alla sovranità dello Stato».

«Bossi è un leader popolare ma non può pensare che la Padania esista davvero. Bossi ha capito molto bene che quella bandiera che ha alzato per primo nello scetticismo dei più, quella bandiera del federalismo oggi può essere alzata ma nell’interesse di tutti. Discutiamo insieme con la Lega e con “Forza Italia allargata”, discutiamo cosa significa il federalismo fiscale e sociale, di tempi di attuazione, definire i costi standard dei servizi. E’ un dovere anche nei confronti dei 150 anni dell’Unità d’Italia. L’Italia è una e indivisibile. Il federalismo deve essere nell’interesse di tutti».

«Berlusconi ha diritto a governare e non accettiamo scorciatoie giudiziarie. Bisogna finirla di affidare a quel simpatico dottor Stranamore che è l’onorevole Ghedini certe soluzioni, ma lavorare come in altri Paesi dell’Europa per una legge che permetta al capo di un governo di governare ma senza danneggiare la collettività. Questo non significa impunità. Ma la riforma della giustizia non deve essere fatta contro la magistratura. La riforma va fatta per garantire gli onesti».

La legge è uguale per tutti. «Se intorno la bilancia c’è scritto che la legge è uguale per tutti è perché la legge tutela i più deboli che hanno bisogno di quella garanzia. E non i più forti che qualche volta piegano la legge a proprio favore. Garantismo non è impunità. Questo è il Centrodestra, questa è una politica con la “p” maiuscola. Se crediamo in queste cose lavoriamo per unire. Futuro e libertà guarda al futuro per unire. Gli italiani sono stanchi degli insulti, delle divisioni. Cerchiamo una politica che miri a ciò che è giusto e non a ciò che è utile. Diamo un senso alla politica, buttiamo il cuore oltre l’ostacolo. Facciamolo senza pensare nell’utilitarismo».

Legge elettorale: faccio mea culpa. «Gli italiani hanno tutto il diritto di scegliere da chi farsi rappresentare e faccio mea culpa per aver contribuito a questa legge elettorale».

Sviluppo: coperta corta. «Serve un nuovo patto tra capitale e lavoro per rilanciare l’economia italiana. Bisogna dare competitività alle nostre imprese. Non bisogna pensare solo alla delocalizzazione delle imprese ma dare attuazione ai punti del programma del Pdl. Non voglio affondare il coltello nel burro ma rilanciare l’economia attraverso una nuova strategia politica, dobbiamo pensare a un nuovo patto industriale, pensare ai nostri figli perché c’è una grande questione giovanile. Serve un patto generazionale che significa essere coscenti della situazione. Soi è rovesciata la società: una volta era il lavoro dei ragazzi che garantiva la serenità agli anziani, ora è il contrario».

«Ma vi pare possibile che nonostante il “ghe pensi mi” si debba attendere ancora di conoscere il nome del ministro dello Sviluppo economico? Ma in quale altro Paese» avverrebbe una cosa del genere? È un ministero importante «non uno strapuntino». È un passaggio dell’intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello.