Finché in Italia qualcuno non pensa al futuro sarà un disastro

25 Maggio 2016, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Il futuro da anziani per i giovani di oggi sarà un vero e proprio disastro. A dirlo senza mezzi termini è Alessandro Rosina, demografo dell’Università cattolica di Milano che in un’intervista a Linkiesta fornisce la fotografia dell’Italia fra quarant’anni. Ne esce fuori un paese dai capelli grigi, che avrà entro il 203o una regione più, di grandezza pari alla Toscana e popolata solo da over 65 anni.

“Nel panorama europeo siamo i più vecchi insieme alla Germania. I Paesi più giovani sono quelli scandinavi e la Francia, dove la fecondità è vicina ai due figli. Questo significa che c’è un equilibrio generazionale: due figli ogni due genitori. In Italia invece si fa meno di un figlio e mezzo. Così la popolazione tende non solo a ridursi, ma soprattutto a sbilanciarsi sui più vecchi, che per giunta vivono più a lungo”.

Ma perché in Italia non si fanno più figli? La risposta è semplice e per di più scontata: si riesce a costruire una famiglia troppo tardi o ci si stabilizza con il lavoro troppo avanti con l’età.

“Il numero di figli desiderato in Italia è elevato. Si vorrebbero avere due figli o più, ma poi ci si accontenta di averne uno o nessuno (…) In Germania, al contrario, non si fanno figli perché sono poco interessati a farli, non c’è un alto numero di figli desiderati. Ma ora anche in Germania ci si sta accorgendo della pericolosità dell’invecchiamento della popolazione. Da un lato si sta puntando sulla immigrazione di qualità, non solo aprendo ai rifugiati ma anche attraendo talenti da ogni parte del mondo”.

E cosa fa l’Italia per fronteggiare l’inesorabile invecchiamento della popolazione? Solo “far andare in pensione più tardi”.

“Il risultato è che aumenta la popolazione in età lavorativa over 50 nei luoghi di lavoro, mentre mancano i 30-40enni più produttivi. In questa fascia l’occupazione cresce pochissimo”.

Un dato che preoccupa visto che ci saranno sempre meno giovani. La colpa è anche e soprattutto della politica, poco attenta alle esigenze delle nuove generazioni rispetto agli anziani.

“In Italia i giovani sono pochi, quindi non hanno peso elettorale. Di conseguenza non ci sono politiche forti che siano indirizzate a loro. Se ci sono meno politiche giovanili e più politiche rivolte agli anziani, ci sarà meno innovazione e minori investimenti per contare nel sistema produttivo alla pari con altri Paesi. Questo genererà un impoverimento del Paese, producendo grossi sprechi nella fascia più produttiva della società”.

Il problema è che non si sta cercando ora di fare qualcosa. Non si pensa al futuro” – dice Alessandro Rosina.

“La politica italiana non pensa al futuro dei giovani, perché quello che importa è sempre solo la prossima tornata elettorale. Intanto i giovani sul futuro sospendono il giudizio perché non hanno gli strumenti per farlo. Tutti dicono che dovrebbero farsi una pensione integrativa. Ma come fanno, se già fanno fatica a pagare l’affitto di casa con gli stipendi bassi che si ritrovano? (…) Tra 40 anni, quando non ci saranno neanche più le famiglie, sarà un disastro”.