FIAT SCIOPERA. CONTRO CHI?

13 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Lo sciopero del gruppo Fiat e la manifestazione che si è svolta ieri a Roma avevano un sapore piuttosto antico. Ricordavano i riti della prima repubblica, quando di fronte a una crisi aziendale le tute blu si mobilitavano e poi aprivano una trattativa con il governo, parallela a quella che si svolgeva un po’ meno pubblicamente tra esecutivo e vertici aziendali.

Alla fine lo Stato ci metteva un po’, talora un bel po’ di soldi, i sindacati attribuivano il “risanamento” alle loro lotte e così nessuno poteva contestare la dissipazione delle finanze pubbliche, visto “l’alto significato sociale” delle elargizioni. Anche così è stato accumulato un debito pubblico colossale e, soprattutto, a forza di sostegni esterni, si è rallentato il processo di selezione delle aziende in base alla loro efficienza, causa antica di quello che oggi i sindacati chiamano “declino industriale”.

Contro questo declino le confederazioni peraltro hanno scioperato e ieri hanno manifestato per il “rilancio”, chissà che non proclamino anche qualche agitazione per rivendicare la primavera.

D’altra parte non hanno molto altro da fare. Solo che quando l’agitazione non ha controparti esterne vere, c’è sempre qualche facinoroso che se le cerca all’interno e così, a farne le spese è stato, tanto per cambiare, il povero Savino Pezzotta, segretario della Cisl. A conclusione della manifestazione la delegazione sindacale è andata a informare il sottosegretario Gianni Letta (che essendo l’uomo più informato d’Italia forse lo sapeva già) che la Fiat è in crisi e che bisogna fare qualcosa. Fin qui la manifestazione, a parte gli insulti a Pezzotta, ha seguito il rituale. Solo che i tempi sono cambiati e la vecchia ricetta, che voleva i lavoratori agitarsi per far avere sovvenzioni e, nei casi più gravi, un intervento delle partecipazioni statali ai loro padroni, non sembra più applicabile.

I sindacati chiedono “l’impegno” del governo ma non hanno la più pallida idea di come concretamente dovrebbe intervenire, di cosa ci si può aspettare dall’esecutivo che l’impegno l’ha assicurato. Naturalmente, senza niente di nuovo.

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