Fiat: reintegrati 19 operai di Pomigliano, non lavoreranno

4 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

TORINO (WSI) – Fiat retribuirà regolarmente i 19 dipendenti Fiom di Pomigliano reintegrati dopo la sentenza del tribunale, ma non li ha inseriti nei turni di fabbrica.

Lo riferisce una fonte sindacale, dopo che stamani i 18 lavoratori iscritti al sindacato dei meccanici Cgil (uno è in aspettativa per la campagna elettorale) si sono presentati ai cancelli per ricominciare l’attività.

Fiat – davanti all’obbligo imposto dai magistrati di riportare al lavoro 19 dipendenti con tessera Fiom che erano in cassa integrazione – aveva deciso lo scorso novembre di alleggerire l’organico di un equivalente numero di lavoratori con la mobilità.

Fiom ha presentato un ricorso anche su questo, respinti però la scorsa settimana dal tribunale di Roma.

Oltre ai 19 da reintegrare entro 40 giorni, ci sono altri 126 lavoratori che Fiat, secondo la sentenza, dovrà assumere entro 180 giorni.

Il gruppo secondo gli accordi siglati con i sindacati firmatari del contratto aziendale, Fiom esclusa, si era impegnata a concludere la riassunzione dei 4.500 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano, messi in cig per far posto alle nuove linee produttive, entro il luglio del 2013.

A metà gennaio, Fim, Uilm, Ugl e Fismic, oltre che l’Associazione quadri, hanno incontrato l’azienda per tentare di raggiungere un accordo sulle 19 mobilità e sul futuro degli altri lavoratori temendo che non saranno rispettati gli impegni per luglio 2013 a fronte della crisi in corso, ma la riunione si era conclusa senza intesa.

Venerdì scorso il Lingotto ha annunciato che a partire dal primo marzo prossimo costituirà una nuova società in cui transiteranno tutti i dipendenti di Pomigliano, sia quelli già rientrati al lavoro sia quelli ancora in cassa integrazione. l’operazione prevede il trasferimento del personale e delle attività di Fabbrica Italia Pomigliano alla stessa Fiat Group Automobiles.

Ieri a Torino l’AD Marchionne ha fatto autocritica sul progetto “Fabbrica Italia”, definendolo “lo sbaglio piu’ grande, un’imbecillaggine di misura internazionale“.
(Reuters)