FIAT-CHRYSLER: PRO E CONTRO DELL’ALLEANZA. ANALISTI DIVISI

1 Aprile 2009, di Redazione Wall Street Italia

L’alleanza con Fiat riuscirà davvero a risollevare le sorti dell’americana Chrysler? E’ la domanda che circola in tutti gli ambienti, finanziari e non, dopo la ‘benedizione’ data all’accordo dallo stesso presidente americano Barack Obama. Analisti ed esperti del settore auto valutano i pro e i contro della partnership, e i più scettici non fanno mistero dei loro timori, guardando soprattutto alle sfide a cui fa fronte Chrysler. Ma ci sono anche altri che tornano a sperare sulla ripresa dell’azienda americana; e in definitiva, tutti fanno notare come, grazie a Fiat, ora Chrysler abbia sicuramente una chance in più di sopravvivere.


I “ma”, tuttavia, non mancano. Qualche analista fa notare infatti che, grazie alle nuove tecnologie di cui disporrà attraverso l’alleanza con Fiat, Chrysler potrà sfornare nuovi modelli: tuttavia, ciò non si verificherà almeno fino al 2011. E il punto è che l’accordo con Fiat non include alcuna liquidità a favore dell’azienda Usa. Un problema non di poco conto per Chrysler, che secondo gli esperti avrebbe bisogno fino a 10 miliardi di euro per riuscire a sopravvivere nell’arco dei prossimi due-tre anni.


“Sulla carta, l’accordo sembra davvero buono – dice Aaron Bragman, analista di Global Insight -Avremmo solo desiderato che fosse arrivato due anni fa. E, guardando a Chrysler, avremmo voluto che avesse previsto anche un pagamento in contanti”. Gerald Meyers, ex presidente di American Motors ora professore della University of Michigan, ritiene invece che i sei miliardi di dollari di prestiti federali chiesti al governo Usa potranno durare solo fino alla fine dell’anno, e arriva a fare una supposizione alquanto aggressiva: secondo lui, infatti, Chrysler potrebbe avere bisogno addirittura di una cifra compresa tra i 50 miliardi e i 100 miliardi di euro per i prossimi tre anni.


“L’accordo tra le due società non è sufficiente a tenere in vita Chrysler per i prossimi due-tre anni”, ha detto Meyers, che è stato numero uno di American Motors proprio quando l’azienda venne poi acquistata da Chrysler, nel 1987. Lo storico del settore Giuseppe Berta vede invece nell’accordo la possibilità per Chrysler di beneficiare anche delle competenze dell’amministratore delegato Sergio Marchionne. E, a tal proposito, non esclude che l’alleanza possa portare Marchionne o altri membri della dirigenza di Fiat a sedere nel consiglio di amministrazione di Chrysler.


“La dirigenza di Chrysler non ha dimostrato un elevato livello di competenza. In questo senso, penso che Sergio Marchionne, grazie al suo stile dirigenziale, potrà fornire un contributo significativo”. Per Berta, inoltre, probabilmente Fiat avrà meno problemi a gestire l’identità del marchio rispetto alla tedesca Daimler, che diede vita appunto a Daimler-Chrysler incontrando non pochi problemi. “Tra i dirigenti di Daimler, c’è sempre stato il timore che il Dna di Chrysler avrebbe alla fine denigrato il Dna di Mercedes, dunque non c’è stata mai una condivisione di piattaforme, di tecnologie o di componenti che avrebbe potuto rendere l’alleanza tra Daimler e Chrysler un’alleanza di successo”.


Le cose sono diverse ora, in quanto “Fiat non ha queste preoccupazioni”. E, tra l’altro,affinché l’alleanza funzioni, “Fiat deve conservare la propria cultura e entrare anche nella logica del mercato americano”. Infine, facendo un paragone tra la crisi che colpì Fiat nel 2004 e quella che sta colpendo ora Chrysler Josh Whitford, sociologo della Columbia University che ha trascorso un anno a Torino per studiare il processo di produzione delle auto, ha parlato di similitudini, ma ha anche affermato che “Fiat ha avuto un grande vantaggio: ovvero quello, una volta prodotti i tipi di auto desiderati dai consumatori, di riuscire a vendere i suoi veicoli”. Chrysler vive un contesto invece differente, in quanto la grande variabile è rappresentata da “quando il mercato tornerà alla normalità, e cosa questa normalità sarà”.