Fiat al 46% di Chrysler. Tutta finanza, peccato manchino le auto

22 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia
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Alla fine lo ha ammesso perfino lui, Sergio Marchionne. “Gli accordi su Chrysler risalgono al 2009 e non vedo perché dovremmo pagare un premio per qualcosa che abbiamo contribuito in modo determinante a rilanciare”, ha detto ieri il gran capo di Fiat rispondendo alle domande degli analisti.

Traduzione: quel 16 per cento di Chrysler comprato per soli 875 milioni di euro (1,27 miliardi di dollari) è davvero un affarone, ma due anni fa nessuno avrebbe pensato che il gruppo americano si sarebbe ripreso dal disastro tanto in fretta. Quindi, fa capire il numero uno del Lingotto, siamo stati bravi due volte. Bravi a strappare le migliori condizioni contrattuali. E bravi a rilanciare un’azienda fallita e fuori mercato. In effetti, con l’operazione appena annunciata, Marchionne conferma le sue straordinarie capacità di negoziatore. Un giocatore di poker capace, quando è il caso, anche di bluffare alla grande.

Il manager col maglione nero, però, non dice tutto. Non spiega, per esempio, perchè a Torino hanno deciso di accelerare i tempi della scalata alla Chrysler. Nella tabella di marcia inizialmente accreditata dai vertici Fiat l’acquisto del 16 per cento sarebbe dovuto avvenire nella seconda metà del 2011, se non addirittura all’inizio del 2012. E invece l’accordo annunciato prevede che l’affare venga concluso a fine giugno.

Perché tanta fretta di siglare il contratto? Semplice, perché tra qualche mese il 16 per cento di Chrysler sarebbe costato molto di più. Infatti, i conti dell’azienda americana stanno migliorando a gran velocità e quindi anche il suo valore di mercato. Non solo. In base agli accordi del 2009, il prezzo dipende anche da alcuni parametri di bilancio della stessa Fiat. Tra questi ha un peso rilevante l’indebitamento netto del Lingotto.

E allora, a questo punto, forse si capisce meglio perchè negli ultimi mesi i debiti dichiarati dal gruppo di Torino siano rimasti a livello tanto basso da spiazzare anche investitori e analisti. In sostanza a gennaio, dopo la scissione di camion e trattori, la parte di debito assegnata al business delle auto è sembrata alla maggior parte degli osservatori sorprendentemente esigua. Una semplice questione tecnica? Roba da esperti di bilanci? Mica tanto. Perché meno debiti significa anche meno investimenti.

E meno investimenti significa meno soldi destinati a rinnovare gli impianti produttivi e a lanciare nuovi modelli. Da mesi Marchionne spiega che non vale la pena spendere se il mercato automobilistico rimane ai minimi termini. Come dire, se il cavallo non ha sete è inutile sprecare denaro per rifornirlo di acqua. Meglio rimandare a tempi migliori le novità e intanto tenere a stecchetto l’azienda. Va segnalato che altre case automobilistiche si sono mosse diversamente, rinnovando la gamma anche in tempi di crisi. Fiat auto invece è rimasta al palo come dimostrano i disastrosi risultati commerciali in Europa.

Sta di fatto che la prudenza di Marchionne ha avuto due effetti evidenti in bilancio: i debiti si sono ridotti ai minimi termini mentre la liquidità è schizzata alle stelle. A fine marzo, come risulta dalla relazione trimestrale presentata mercoledì, Fiat auto ha in cassa qualcosa come 13 miliardi di euro. Di sicuro non ci saranno problemi per finanziare l’esborso degli 870 milioni di euro destinati ad acquistare il 16 per cento di Chrysler.

Lo stesso Marchionne ieri ha dichiarato che nell’arco dei prossimi mesi la liquidità verrà riportata entro i 5 miliardi di euro. Intanto però, come emerge dai conti, a Torino nel 2010 hanno frenato sugli investimenti per fare cassa, migliorando di gran lunga i parametri di bilancio, quelli che sono serviti a calcolare il prezzo della quota del 16 per cento.

La manovra è servita quindi a risparmiare sulla scalata a Chrysler? Molti, in Borsa e nelle banche, sono convinti di sì. Sono convinti che Marchionne abbia tagliato a Torino per bruciare le tappe a Detroit, per spianare la strada alla fusione tra le due aziende. Ancora qualche mese, un anno al massimo e Fiat avrà la maggioranza di Chrysler. Poi si andrà alla fusione, la mossa finale che porterà in America una volta per tutte la testa del gruppo torinese. O di quello che ne resterà.

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Parlano gli esperti dopo l’annuncio di Fiat sull’accordo con Chrysler per salire al 46% del capitale di Chrysler. Carlo Aloisio, broker di Unicredit Mib Brokerage, afferma in una intervista a Class Cnbc, che l’interesse che gli investitori hanno sul titolo nella giornata di oggi – tra i migliori del Ftse Mib – “sfida la legge del ‘buy on the rumors, sell on the news’.

Gli acquisti infatti proseguono, aggiunge, sottolineando che “il mercato ha fiducia sul raggiungimento di obiettivi più elevati da parte del Lingotto – che vuole salire al 51% della casa automobilistica americana – e che per questo motivo, nel corso del secondo semestre del 2011, ci potrebbero essere movimenti speculativi in attesa dell’Ipo di Chrysler”.

Ancora, intervistato da Bloomberg, Eric Hauser, analista di Credit Suisse a Londra, che mantiene comunque un “underperform” sul titolo, commenta la notizia di oggi con la parola sorpresa. “Stanno procedendo molto più presto rispetto a quanto pensavo fosse possibile” (riguardo all’acquisizione del capitale di Chrysler).

Detto questo, nonostante la buona performance di oggi, è necessario segnalare che il titolo Fiat Spa è in rialzo di appena lo 0,1% quest’anno, il che significa che la valutazione della società è pari a 8,28 miliardi di euro.

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Fiat ha raggiunto l’accordo con Chrysler e gli altri soci del gruppo automobilitico Usa per salire al 46% del capitale di Chrysler, attualmente il Lingotto e’ al 30%. Il titolo a Piazza Affari accoglie con favore la notizia e anche i conti annunciati nella giornata di ieri e inizia la seduta in rialzo e sale del 2% circa.

“Fiat esercitera’ per intero la ”Incremental Equity Call Option” subordinatamente e contestualmente al completamento da parte di Chrysler, nel secondo trimestre del 2011, di una operazione di rifinanziamento nell’ambito della quale il debito di Chrysler verso i Governi statunitense e canadese sara’ integralmente rimborsato. A conclusione dell’operazione, la partecipazione di Fiat in Chrysler aumentera’ di un ulteriore 16%. Il prezzo complessivo per l’esercizio della call option sara’ di 1.268 milioni di dollari”, spiega la nota del Lingotto.

“L’operazione che annunciamo oggi segna una tappa storica per Fiat e Chrysler ed e’ per noi motivo di grande soddisfazione ed orgoglio. Insieme a Chrysler, Fiat dara’ vita ad un gruppo automobilistico piu’ forte, con una gamma completa di prodotti, presente su tutti i mercati del mondo e capace di competere con chiunque. Nel corso degli ultimi anni Fiat e Chrysler hanno saputo lavorare fianco a fianco, con impegno e rispetto reciproco. Grazie al contributo di tutte le persone che lavorano con noi e con il pieno sostegno mio e della mia famiglia, questo spirito di collaborazione diventera’ da oggi ancora piu’ forte, per creare automobili belle, divertenti, sicure e rispettose dell’ambiente”, ha commentato il presidente di Fiat John Elkann.

“Si tratta di un passo fondamentale verso il completamento di quel grande disegno di integrazione tra Fiat e Chrysler, iniziato meno di due anni fa, che portera’ alla creazione di una casa automobilistica globale”, cosi’ l’Ad di Fiat Sergio Marchionne.

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(servizio di Claudio Di Donato). (ASCA) – Roma, 21 apr – Con un annuncio che ha sorpreso i mercati e anche gli operatori piu’ informati, la Fiat brucia i tempi e sale al 46% della Chrysler esercitando la ”incremental equity call option”. Per il 16% di Chrysler il gruppo italiano sborsera’ 1,26 miliardi di dollari. L’esercizio dell’opzione e’ subordinato al completamento del rimborso da parte di Chrylser dei prestiti governativi da parte di Stati Uniti e Canada che ammontano a 7 miliardi di dollari e che avverra’ entro il secondo trimestre.

”Si tratta di un passo fondamentale verso il completamento di quel grande disegno di integrazione tra Fiat e Chrysler, iniziato meno di due anni fa, che portera’ alla creazione di una casa automobilistica globale” ha commentato l’a.d. della Fiat Sergio Marchionne. Sull’accelerazione dei tempi, Marchionne ha spiegato che l’obiettivo e’ stringere la tempistica ”la nascita di un gruppo unico, che possa trarre pieni benefici dallo sviluppo congiunto delle rispettive attivita’ internazionali”.

L’accordo sull’opzione del 16% ”insieme all’ottenimento di un’ulteriore quota del 5 per cento prevista entro la fine dell’anno ci portera’ a realizzare – ha detto Marchionne – il sogno da cui e’ nata quest’alleanza: dare vita ad un costruttore di auto mondiale, con tecnologie all’avanguardia, efficiente e competitivo, determinato a posizionarsi tra i leader del settore”. Sara’ cosi’ possibile assicurare a tutte le nostre persone un futuro molto piu’ sicuro in un ambiente stimolante, dove lo scambio e l’integrazione culturale, unite alla spinta di competizione con la concorrenza, saranno fonte di crescita professionale e personale”, ha detto ancora Marchionne.

Soddisfatto anche il presidente della Fiat, John Elkann, che parla di tappa ”storica per Fiat e Chrysler”. ”Nel corso degli ultimi anni Fiat e Chrysler hanno saputo lavorare fianco a fianco – ha affermato Elkann – con impegno e rispetto reciproco. Grazie al contributo di tutte le persone che lavorano con noi e con il pieno sostegno mio e della mia famiglia, questo spirito di collaborazione diventera’ da oggi ancora piu’ forte, per creare automobili belle, divertenti, sicure e rispettose dell’ambiente”.

In pochi anni il panorama dell’industria dell’auto e’ profondamente cambiato. Solo 6 anni fa la GM, per oltre mezzo secolo il numero uno al mondo prima di essere salvato dal contribuente americano, pago’ alla Fiat quasi 2 miliardi di euro per non acquistare Fiat Auto. E oggi Fiat mette un altro importante tassello verso la creazione di un player globale che prevede nel 2015 di realizzare oltre 6 milioni di auto e un fatturato superiore ai 100 miliardi. Tornando all’opzione del 16% di Chrysler, secondo alcuni analisti il prezzo e’ inferiore alle stime piu’ recenti che oscillavano intorno a 1,5 miliardi di dollari.

In ogni caso acquistare il 16% di Chrysler prima del collocamento a Wall Street avrebbe comportato un esborso ben piu’ contenuto. A dicembre il ritorno a Wall Street di General Motors e’ stato realizzato valutando l’ex colosso dell’auto ben 7 volte il margine operativo lordo. Se Chrysler tornera’ in borsa a fine anno, applicando gli stessi criteri la valutazione di Chrysler sara’ intorno ai 25 miliardi di dollari. Un valore ben piu’ consistente rispetto ai 7,5 miliardi sulla base dell’accordo tra Fiat e i soci Chrysler.