FERRARA: «SILVIO, UN 25 LUGLIO PERMANENTE»

20 Giugno 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Giuliano Ferrara, sarà mica lei il Dino Grandi della situazione?
«Ma figurarsi. Sono talmente amico di Berlusconi che non lo metterei su un’ambulanza nemmeno se fosse completamente matto. Per fortuna per ora è matto solo a metà. Io in questa vicenda sono solo un passante».
Però mentre passava ha lanciato una bella bomba. Il 25 luglio 1943 Grandi destituiva Mussolini. Lei ha scritto sul Foglio che l’Italia rischia un 25 luglio permanente.
«Appunto, permanente».

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Non era un riferimento alla tenuta del governo?
«Il rischio non è la tenuta del governo, ma che il Paese si senta sempre alla vigilia di un crollo perché non riesce a voltare pagina. Tre mesi a discutere delle cene del premier e delle vacanze a villa Certosa sono una cosa pazzesca».
Il premier ha denunciato una campagna politico-giornalistica contro di lui.
«È chiaro che ne è vittima, e io mi guardo bene dal de-solidarizzare con lui. Ma le campagne politico-giornalistiche fanno parte della vita, soprattutto di un uomo di Stato».
Lei ha scritto che è stato proprio Berlusconi a fornire le armi agli avversari.
«Mi sono domandato: ha ecceduto con una certa licenziosità di comportamento? La mia risposta è sì».
Un uomo di Stato non ha diritto alla privacy?
«Certo. Ma deve saper scegliere gli amici, evitare di diventare vittima del pettegolezzo e di chi, per farsi bello, porta alle feste cose non in sintonia con ciò che si richiede a un uomo pubblico».
Serve cautela.
«Berlusconi non è solo il simbolo di un rinnovamento politico, il capo di un partito e l’oggetto d’amore di una folla che lo venera come un santo. È il presidente del Consiglio. Se sa togliere i rifiuti da Napoli, fronteggiare un terremoto, ottenere successi internazionali, deve anche sapersi difendere».
Non lo ha saputo fare?
«Un uomo di Stato si rivolge al Paese in modo diretto, alto. Non ingaggia risse, non passa per spiegazioni non sempre dettagliate, non lascia parlare il suo avvocato».
Lei ce l’ha con Ghedini per quella frase sull’«utilizzatore finale»…
«Ma no, si è anche scusato. Dico solo che Berlusconi così ha dato soddisfazione ai suoi persecutori».
Per esempio?
«Le accuse che gli sono state rivolte sono tutte insinuazioni. Prenda le domande di Repubblica. L’unica domanda importante non gliel’hanno nemmeno fatta, eppure è solo a quella che avrebbe dovuto rispondere».
Sarebbe?
«Avrebbe dovuto dire: non ho una relazione con una minorenne».
Sul caso Noemi lo ha detto.
«Sì, ma era già passato un mese».
Adesso c’è il caso D’Addario.
«Ad attacco politico, risposta politica. Un uomo politico fa cose che lo mettono al centro della scena non per le cene a casa sua, ma per la sua agenda. Berlusconi deve trovare la forza di imporla. Dire: oggi si parla di G8, basta puttanate».
Quindi le piace di più il premier di questi giorni, che dice: non parlo più di spazzatura?
«Se non ne vuoi più parlare non lo dici, semplicemente smetti di parlarne. Se invece vuol dire qualcosa, lo faccia. Io per esempio sarei per un discorso sincero agli italiani».
Ecco, ci manca solo un bel discorso a reti unificate.
«Così sarebbe esagerato, ma ci sono altri modi».
E che cosa dovrebbe dire?
«Sono un’anomalia».
Un’anomalia?
«Sono un’anomalia e ne sono consapevole: non sono uno scolaro della scuola politica professionale, da imprenditore sono sceso in campo per dare una mano al Paese, creare una nuova cultura politica, e l’ho fatto con il peso del mio profilo privato».
Che è quello su cui lo attaccano.
«Infatti dovrebbe dire: ho imparato molto e con umiltà, ma nel mio comportamento è rimasto un residuo di disinvoltura che entra in conflitto con l’immagine di un politico di rango, e me ne scuso».
Me ne scuso.
«Mi scuso e, rivendicando il mio operato e il mio consenso, non fornirò altre occasioni a queste campagne ossessive e distruttive. Berlusconi ci deve difendere da queste scosse con una campagna forte, solare, autorevole».
A proposito di scosse, Massimo D’Alema ha avvertito il Pd: tenetevi pronti.
«Non ci sono le condizioni per una crisi. Nella maggioranza Gianfranco Fini ha altre strategie per la successione, sta facendo mosse azzeccate, ma per il dopo, del resto deve ancora far digerire il tutto all’elettorato di destra».
E l’opposizione?
«Tantomeno. Il Pd poi pagherà cara questa campagna di Repubblica. Dovrebbero ricordare come finì quando ascoltarono i consigli di Carlo De Benedetti sul conflitto di interessi: persero il potere».
E il complotto?
«È un gioco divertente, ma cerco di non partecipare. Usciamo dalle procure di provincia, e occupiamoci dei fatti».
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