FENOMENOLOGIA DEL RALLY DEL BABBEO (A NEW YORK)

20 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Ci sono gli orsi. A 666 di S&P500 dicono che il mercato è ancora caro. A utili riportati vicini a zero applicano il multiplo più basso che riescono a farsi venire in mente e ne ricavano obiettivi da brivido. A 750 gli orsi parlano di rimbalzo del gatto morto. A 850 concedono al recupero la dignità di rimbalzo tecnico.

A 900 è un rally del babbeo (sucker’s rally). A 1000 è un grande bear market rally, come se ne videro durante la Grande Depressione, il cui copione viene dunque seguito fedelmente. A 1100 si intona il tristo coro del double dip prossimo venturo. A 1200, siamo già con l’orecchio teso, gli orsi proclameranno ufficialmente, orrore, orrore, la Terza Grande Bolla Mondiale (dopo Internet e le case). Se puo’ interessarti, in borsa si puo’ guadagnare con titoli aggressivi in fase di continuazione del rialzo e difensivi in caso di volatilita’ e calo degli indici, basta accedere alla sezione INSIDER. Se non sei abbonato, fallo ora: costa solo 79 centesimi al giorno, provalo.

Come perdersi un rialzo di quelli che si vedono una volta ogni mezzo secolo.
Ci sono i tori. Dopo l’esperienza di quasi morte in febbraio si aggrappano con tutte le loro forze alla derivata seconda, piccolo legno che galleggia nell’oceano nero. L’economia sta ancora contraendosi (prima derivata), ma sempre più lentamente. Stremati e disorientati riescono a stare a galla e a recuperare qualche forza quando a un certo punto, in giugno (con l’S&P500 a quota 900), appare ai naufraghi all’orizzonte il maestoso transatlantico della derivata prima. L’economia sta ricominciando a crescere.

Il transatlantico, in realtà, non è proprio maestoso, ma così appare, comprensibilmente, a chi ha passato sei mesi nell’acqua gelida. L’economia cresce a V, ma si sono viste V più grandi in passato. Raccolti a bordo e rifocillati, i naufraghi vedono la nave che li ospita correre sempre più veloce. Derivata prima e derivata seconda sono entrambe positive. I tori si sentono come in paradiso, ma la selezione naturale ha insegnato loro a conservare. Sta per ritornare la derivata seconda una certa prudenza. Sanno, i tori, che derivata prima e derivata seconda non possono avere lo stesso segno troppo a lungo. Si può andare piano, si può andare veloce, si può andare sempre più veloce per qualche tempo ma nemmeno i cinesi riescono ad andare sempre più veloce in eterno.

Ci sono i maiali. Sì, lo so, dice Barton Biggs, sono un maiale, ma io non vendo prima di 1200. Biggs, come tutti i grandi vecchi, è insofferente per i dettagli, gli svolazzi, i plis e i replis dei tendaggi che per Deleuze sono la metafora del pensiero del Barocco. Goloso, ruvido e grossier, il maiale si ingoia il bull market in un boccone solo, non tritura, non separa, non scarta correzioni e consolidamenti come cerca di fare il toro.

Benché combattuti tra l’iscrizione al partito dei tori e quella al partito dei maiali, pensiamo che ci sia anche per gli orsi la possibilità di una vita degna. Non pensiamo naturalmente alle versioni rancorose, a quelli che
ammoniscono sul double dip cinque minuti dopo che è iniziata la risalita o a quanti esauriscono le loro intelligenze anche brillanti sfinendosi nella ricerca della banca che offre 10 punti base di tasso in più sui pronti termine.

Un orso al passo con i tempi e in pace con il mondo è chi serenamente si ripromette di evitare in futuro ogni forma di equity (e dunque non si lascerà tentare a livelli più alti degli attuali) ma considera ad esempio di comprare per trading Treasuries lunghi quando correggono. Quanto al nucleo duro del portafoglio, l’orso avvertito lo tiene in corporate di buona (non necessariamente ottima) qualità, molto frazionati e con scadenze non superiori ai quattro anni. Una certa quantità di oro o di titoli auriferi può poi aggiungere splendore e sapore.

Con un portafoglio così strutturato l’orso può sentirsi al riparo da eventi geopolitici negativi, da exit strategy iperinflazionistiche e da double dip non terminali senza per questo pagare lo scotto di molti trimestri a tasso zero. Quanto ai tori e ai maiali, il punto di separazione, come abbiamo accennato, è quello della seconda derivata. E’ possibile e perfino probabile che la fase di accelerazione, con il suo piacevole strascico di dati macro e societari non solo positivi, ma sorprendentemente positivi, stia terminando. Anche gli ottimisti più focosi ipotizzano una crescita meno brillante nel quarto trimestre.

Attenzione, non si parla di grandi cose. Una velocità di crescita annualizzata del tre per cento tra ottobre e dicembre è quasi indistinguibile da quella del quattro per cento che abbiamo visto da giugno in qua. Il problema è che dopo dicembre verrà gennaio, cioè il primo trimestre, che per una parte qualificata degli osservatori sarà ancora (un poco) più lento, per effetto dello smorzarsi graduale degli incentivi fiscali e della ricostituzione delle scorte.

Insomma, con la fine degli incentivi sulla rottamazione delle auto in America e in Germania e con una Cina che già da qualche settimana sta alzando (molto, molto leggermente) il piede dall’acceleratore la derivata seconda si sta stabilizzando e diventerà moderatamente negativa nei prossimi mesi. In questi giorni, quindi, e ancora per un paio di settimane continueremo a vivere di rendita sul Cash for Clunkers e sui suoi riverberi statistici. Il Cash for Clunkers, però, non c’è più.

Quando si cresce più lentamente alcuni dati macro continuano a essere positivi. Altri, in particolare gli indici di diffusione come i vari Zew, Isi, Filadelfia, possono mostrare un modesto arretramento. Ora, per dirla tutta, la storia che i mercati devono consolidare per il solo fatto che sono saliti del 60 per cento dai minimi non ci ha mai scaldato molto. Che cos’è, un obbligo morale? Una questione di buon gusto? Un omaggio agli orsi sofferenti? Come se uno che vola da Roma a Los Angeles no stop dovesse per forza tornare brevemente a Chicago per consolidare.

Se però la derivata seconda cambia segno può crearsi nel mercato un certo sbandamento e la correzione, grande o piccola, può avere un senso. Di solito nei momenti d’inversione gli orsi escono correndo dalle caverne con grande rumore di pentole e proclamano alto e forte che è stato tutto un inganno, che ci siamo suggestionati l’uno con l’altro mentre le aziende lottano ancora per sopravvivere e i disoccupati aumentano ogni giorno che passa. I maiali continuano a dormire e a russare forte, ma i tori si interrogano, il rumore di pentole li innervosisce e quando controllano la leva che stanno utilizzando scoprono immancabilmente che è troppo lunga. I tori conoscono il dubbio. Hanno un buon grado di certezza sull’esito finale, ma non sanno mai quanto sarà profonda la correzione. E alleggeriscono.

A loro si uniscono i surfisti che cavalcano tutte le onde, anche le piccole. Di questo, alla fine, sono fatte le correzioni. Nei prossimi giorni si dovrà dunque scegliere, orsi esclusi, se essere tori o maiali, se prendere qualche profitto per rientrare più avanti a livelli più bassi o se tirare dritto e puntare al bersaglio grosso. Potrebbe non essere una scelta facile. Anche se gli indici di diffusione dovessero effettivamente rallentare, vedremmo comunque gli indici di sentiment (fiducia dei consumatori e delle imprese) in miglioramento.

C’è poi un altro elemento più profondo da tenere presente e anche questo rende più difficile la scelta tori-maiali. Consapevoli della derivata seconda negativa che ci accompagnerà per una parte non trascurabile del 2010, accademia e banche centrali si stanno interrogando su come rendere più espansive le politiche monetarie.

Succede infatti che nei comunicati dei grandi vertici si parla in modo esteso di exit strategy, ma sotto traccia si discute molto, ad esempio, su come modificare la Taylor Rule (una formula semplice e brillante che calcola il tasso ottimale per avvicinarsi all’inflazione desiderata e ridurre la disoccupazione). Tutte le modifiche proposte portano a un tasso più basso. Nel caso il tasso, come ora, sia già a zero, la politica più espansiva si fa con la banca centrale che acquista ancora più titoli. Se puo’ interessarti, in borsa si puo’ guadagnare con titoli aggressivi in fase di continuazione del rialzo e difensivi in caso di volatilita’ e calo degli indici, basta accedere alla sezione INSIDER. Se non sei abbonato, fallo ora: costa solo 79 centesimi al giorno, provalo.

La Fed di San Francisco continua a produrre studi che arrivano immancabilmente alla conclusione che i tassi, se si intende ridurre la disoccupazione in tempi ragionevoli, dovranno essere profondamente negativi. Non stupisce che, su questa base, la Yellen continui a dirsi preoccupata per il rischio di un’inflazione troppo bassa nei prossimi anni. Ora che Bernake è stato confermato alla guida della Fed non si può più sospettare che la Yellen parli così per acquisire meriti agli occhi del Congresso. Dice quello che dice perché ci crede veramente. La scelta tori-maiali è dunque difficile. Ma più difficile è una scelta più è indifferente, ex ante, decidere per l’una o per l’altra ipotesi.

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*Questo documento e’ stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist di Abaxbank ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.