Economia

Fed pronta a tagliare i tassi nel 2026: cosa emerge dai verbali dell’ultima riunione

La Federal Reserve continua a lasciare aperta la porta a un possibile taglio dei tassi d’interesse Usa nel 2026, anche in uno scenario reso più incerto dal conflitto con l’Iran. È quanto emerge dai verbali dell’ultima riunione del Federal Open Market Committee, che offrono uno spaccato delle valutazioni in corso tra i membri della banca centrale statunitense.

Fed pronta ad adattarsi allo scenario geopolitico

Secondo quanto riportato, la maggior parte dei partecipanti ritiene che la guerra potrebbe rendere necessario un allentamento della politica monetaria, nel caso in cui l’aumento dei prezzi del carburante finisca per pesare sul mercato del lavoro e sul potere d’acquisto dei consumatori. I responsabili della politica monetaria hanno sottolineato la necessità di mantenere un approccio “flessibile”, monitorando attentamente l’impatto del conflitto sia sull’inflazione – ancora sopra il target – sia sull’occupazione, rimasta sostanzialmente stabile nell’ultimo anno.

Nel corso dell’ultimo meeting a Washington, il Federal Open Market Committee ha votato con un’ampia maggioranza – 11 membri favorevoli e uno contrario – per mantenere il tasso di riferimento nell’intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%. La riunione del 17-18 marzo si è svolta in un contesto particolarmente delicato, appena una settimana dopo l’attacco condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, evento che ha provocato un’immediata impennata dei costi energetici e riacceso i timori di una nuova accelerazione dell’inflazione.

Inflazione, petrolio e aspettative dei mercati

Il successivo cessate il fuoco, annunciato martedì sera, ha contribuito a un netto calo dei prezzi del petrolio, anche se la tenuta dell’accordo resta incerta. Nonostante queste turbolenze, i membri del comitato continuano ad aspettarsi che l’inflazione possa gradualmente convergere verso l’obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve. Rispetto alle precedenti stime di gennaio, le prospettive sull’economia statunitense appaiono tuttavia più deboli. In questo contesto, il presidente della Fed, Jerome Powell, ha recentemente sottolineato come un eventuale rialzo dei tassi nell’immediato, volto a contrastare pressioni inflazionistiche legate all’energia, potrebbe produrre effetti negativi nel lungo periodo.

I mercati, al momento, scontano in larga parte uno scenario di tassi invariati per il resto dell’anno. Tuttavia, la tregua sul fronte geopolitico ha spinto gli operatori ad aumentare le probabilità di un possibile taglio del costo del denaro nei prossimi mesi, rafforzando l’idea che la banca centrale potrebbe intervenire se le condizioni economiche dovessero deteriorarsi ulteriormente.