FED, IL SUPERVIGILANTE

18 Giugno 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Il progetto di riforma dei controlli sui mercati finanziari che ieri è stato presentato da Barack Obama non presta ascolto né a chi suggeriva una modifica radicale dell’architettura di vigilanza né a chi voleva lasciare le cose come stanno. La riforma è più un rammendo che un mutamento.

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Essa segue una via pragmatica, con la valorizzazione di ciò che già esiste. In particolare ciò vale per l’estensione dei compiti della Federal Reserve, che avrà una sorta di supervisione di tutte le componenti del mercato finanziario. Nuova sarà soltanto l’agenzia preposta alla vigilanza sul credito al consumo.

Quanto ai soggetti con importanti attività e passività finanziarie e sin qui non regolamentati, sarà prevista per la Fed la facoltà, anche su segnalazione del Tesoro, di sottoporre a controllo speciale quelli la cui situazione finanziaria appaia dubbia. Ciò al fine di prevenire crac e conseguenti salvataggi di società “too big to fail”, ovvero troppo grandi per essere lasciate fallire, come si è detto nel caso di General Motors e Chrysler.

L’attribuzione del ruolo di supervigilante alla Fed comporta il riconoscimento del fatto che le banche e gli altri intermediari finanziari, espandendo il credito, creano moneta bancaria e che pertanto la vigilanza su di loro debba competere soprattutto al soggetto che ha il compito di regolare il flusso monetario, cioè all’Autorità monetaria centrale. Quest’ultima ha un interesse specifico a effettuare una sorveglianza attenta degli intermediari finanziari.

Infatti, se è troppo indulgente, rischia di trovarseli poi sulle spalle quando busseranno alla sua porta per chiedere prestiti di emergenza. Le varie autorità di sorveglianza della Borsa e dei mercati finanziari e assicurativi – ufficialmente indipendenti – cui sino ad ora era affidato il compito di vigilare sulle banche e gli altri intermediari finanziari regolamentati, non hanno invece un proprio interesse a effettuare controlli diligenti e puntuali, perché non tocca a loro soccorrere quei soggetti che, essendosi accollati troppi rischi e non avendo adeguate riserve, si trovano in difficoltà. Solo il guardiano che deve sopportare il costo del mancato controllo ha l’incentivo a controllare davvero, anziché lasciar correre soltanto per riuscire simpatico ai controllati.

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