FAZIO VALE
LO 0,00000001%
DI ALAN GREENSPAN

di Redazione Wall Street Italia
27 Agosto 2005 16:09

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – L’Italia piegata in due sotto i colpi martellanti
che la stampa internazionale arreca alla Banca d’Italia e alla credibilità dell’intero sistema banco-industriale
italiano. La crema dell’America – cento
sole persone in tutto – che si stringe ieri nel resort
sulle montagne del Wyoming, in cui la Fed di Kansas
City ogni fine agosto chiama a raccolta intorno
al guru dei mercati da ben 18 anni, quell’Alan
Greenspan che da presidente della Fed ha rivoluzionato
il mestiere stesso di banchiere, riuscendo
come nessun altri mai a domare le
forze della recessione a costo anche
di un uso spregiudicato della
politica monetaria “lasca”, in maniera
che i prezzi degli asset
mobiliari e immobiliari riuscissero
a pareggiare il minor potere
d’acquisto da salari nei momenti
di bassa.

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E’ grazie a lui e a metodi
tanto disinvolti che l’America
del post 11 settembre ha
saputo evitare quella che
avrebbe potuto essere una frenata
economica pericolosissima.
l’Amministrazione Bush gli
deve tutto a cominciare dalla rielezione,
avvenuta sulle ali dell’economia
prima ancora che dei valori e non certo per
la lotta al terrorismo e la guerra in Iraq. Ieri, per
il rivoluzionario banchiere centrale che dal monetarismo
spinto di Volcker è riuscito a traghettare
all’economia immateriale, è stata la sua ultima
volta a Jackson Hole. L’anno prossimo, sarà il
suo sostituto a parlare ai mercato mondiali dall’alto
di una delle poche cime che ancora ospitano
l’aquila calva che campeggia nel simbolo degli
States. E infatti la Fed di Kansas
City non ha avuto dubbi. Ha intitolato
l’incontro a lui: «The
Greenspan Era: Lesson for The
Future». Viene da piangere,
pensando all’Italia.

Intendiamoci. Negli ultimi
anni la disinvoltura greenspaniana
– e c’è anche chi è più disinvolto
di lui, come quel Ben Bernanke
cresciuto sotto al sua ala, e
che la Casa Bianca vorrebbe fargli
succedere – ha alimentato correnti
crescenti di critiche da parte
di fior di economisti, non solo
liberal democratici e clintoniani
sostenitori di una gestione più rigorosa
dei bilanci. Ieri i giornali
americani erano pieni di ammonimenti
critici, perché sono in
molti a temere che non appena il
suo mandato scadrà la bolla immobiliare
scoppi lasciando tutti
corti nei portafogli e sprovvisti di
coperture patrimoniali. Tra i più
tosti Alan Blinder, l’ex vicepresidente
della Fed protagonista di
scontri all’arma bianca col “guru”.

Ma in ogni caso, si vedrà. Il
bilancio di Greenspan non ha
precedenti, in termini di successo.
E ieri, comunque, non è tirato
indietro dagli ammonimenti di fine
mandato. Lo strisciante protezionismo
commerciale e i deficit gemelli (cioè
quello federale e quello degli interscambi commerciali)
degli Usa – ha detto – costituiscono un rischio
di lungo termine per la vitalità dell’economia americana.
«La nostra riluttanza a un maggiore rigore
fiscale», ha continuato, «minaccia quello che potrebbe
essere il nostro asset di maggior valore: l’accresciuta
flessibilità della nostra economia che si è
tradotta in una resistenza straordinaria agli shock».

Mantenere l’attuale flessibilità economica, ha aggiunto
Greenspan, è particolarmente importante
se si vuole affrontare con efficacia il problema
gli attuali squilibri. Primo fra tutti il disavanzo
commerciale che nel 2004 è salito
alla cifra record di 668 miliardi di dollari e
il boom edilizio. Greenspan ha anche
espresso preoccupazione per quel
che succederà con la fine dell’attuale
lungo periodo di bassi tassi
di interesse e dunque di bassi rischi
per gli investitori. «La
storia non è stata in genere
tenera alla fine di periodi
prolungati di basso rischio».

Poi Greenspan è tornato
a giudicare più in grande, la
sua strategia. «Mi sono sempre
preparato a una vasta gamma
di possibili scenari economici, dai più ovvi a
quelli più improbabili. Nel 2003 il timore che si potesse
instaurare una spirale deflazionistica, caratterizzata
cioè da un rapido calo dei prezzi che avrebbe
severamente danneggiato l’economia, aveva
spinto la Fed a ridurre i tassi al valore più basso degli
ultimi quarantacinque anni a quota 1 per cento.
Date le conseguenze potenzialmente drastiche della
deflazione – ha detto Greenspan
– i benefici della politica
monetaria scelta, per quanto inusuale,
sono stati considerati superiori
ai rischi che questa comportava
».

E’ qui il rischio della bolla
del mercato immobiliare. Grazie
ai bassissimi tassi di interesse sui
mutui immobiliari, infatti, il mercato
del mattone ha vissuto un
triennio di crescita eccezionale
con drastici aumenti dei prezzi
delle abitazioni. La banca centrale
fino a ora ha ammesso di intravedere
segnali di “schiuma” in
numerosi mercati locali, ma ha
sempre dichiarato di non vedere
un serio problema a livello nazionale.

In sostanza secondo alcuni
Greenspan avrebbe impedito nel
2001 una recessione ancora più
grave abbassando aggressivamente
il costo del denaro. Questa
strategia tuttavia avrebbe
spostato il problema solo in là
nel tempo e le conseguenze potrebbero
essere pagate da chi
prenderà le redini della Federal
Reserve dopo di lui. I successori
giudicheranno. Ma l’America
intanto, che continua a
crescere coi portafogli gonfi,
ringrazia. Proprio un’altra musica,
rispetto a Bankitalia.

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