Fatture più alte: così banche derubano sistematicamente clienti

21 Aprile 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Dopo lo scandalo delle macchine per contare le monetine di TD Bank, è emersa una nuova truffa recata ai danni dei clienti di una filiale bancaria americana.

Di recente si è scoperto che le Penny Arcades installate nelle filiali americane di TD Bank avessero un difetto di precisione: davano infatti un risultato inferiore rispetto al valore delle monetine inserite dall’utente.

Le macchine servono al cliente per conoscere la somma esatta delle monete in proprio possesso prima di depositare il proprio avere in banca. In totale nei test effettuati da Nbc Today su cinque filiali, ben 43 dollari in meno sono stati restituiti rispetto a quanto inserito dal team di inviati.

I funzionari di TD Bank si sono scusati e hanno assicurato che le macchine difettose non sono più in uso e verranno sottoposte a nuovi test. Qualora fosse il caso, verranno effettuate le riparazioni necessarie. D’altronde quale altra soluzione avevano i rappresentanti della società canadese? Non potevano certo ammettere di aver derubato i clienti sperando che nessuno se ne accorgesse.

Un caso ancora più scandaloso è quello che ha visto coinvolta una filiale della banca State Street. Le autorità di controllo dello stato del Massachusetts hanno denunciato una pratica volta a far pagare sistematicamente di più i propri clienti per i servizi di messaggeria forniti.

Anche dopo che un dirigente ha avvertito che prima o poi uno dei suoi clienti avrebbe potuto “scoprire che li stiamo derubando”. Tra i clienti della banca figurano risparmiatori, hedge fund, fondi pensione e fondi comuni.

Secondo quanto riportato da Reuters, il Segretario del Commonwealth William Galvin ha denunciato State Street per aver fatto pagare un prezzo eccessivo ai clienti, sottolineando che la banca ha spesso definito questi costi per i messaggi elettronici di pagamento sicuri (quelli della rete SWIFT) come “costo vivo”. In certi casi estremi la fatturazione sbagliata ha garantito una plusvalenza di anche il 1.900%.

La portavoce di State Street Anne McNally aveva riferito in dicembre di aver “scoperto errori in alcuni scontrini e nelle spese addebitate alla clientela” e a quel punto di aver “notificato la cosa alle autorità, compreso l’ufficio di Galvin”.

“Ai clienti verranno restituiti i soldi e l’azienda cambierà le sue pratiche di fatturazione nei casi in cui ce n’è bisogno”, ha promesso la portavoce.

Fonte: Reuters