Fari sulla Bce: a marzo possibile addio a “bias” espansivo

2 Marzo 2018, di Mariangela Tessa

Dovrebbe concludersi con un nulla di fatto il meeting della Bce in calendario la prossima settimana. Secondo fonti, sentite da Reuters, è assai improbabile che il consiglio Bce che si riunisce la settimana prossima opti per una qualsiasi alterazione dell’attuale orientamento di politica monetaria.

Quello che, invece, si potrebbe discutere è un aggiustamento nella retorica della comunicazione ai mercati. Al momento la Bce si trova di fronte a tre elementi sfavorevoli:  l’aumento della volatilità sui mercati, la forza del cambio e una dinamica inflativa che resta anemica.

Tra i cosiddetti ‘Ecb watcher’ prevale la convizione che entro l’anno si chiuda il programma degli acquisti Qe, mirato proprio a far ripartire l’inflazione, che ha finora comportato la sottoscrizione di oltre 2.000 miliardi di euro di carta da parte della banca centrale.

Sempre secondo le fonti sentite dall’agenzia stampa, inoltre, la Bce necessita di prove incontrovertibili che l’inflazione sia in fase di ripresa, in uno scenario in cui la crescita economica è evidentemente ripartita senza tradursi in alcuna pressione sul costo della vita.

Il massimo che potrebbe accadere in sede di consiglio sarebbe una discussione sull’eventuale eliminazione del ‘bias’ espansivo sul piano della comunicazione ai mercati. Nessun commento — come del resto di consueto — alle ultime indiscrezioni da parte Bce.

A proposito delle mosse future della Bce, un paio di giorni fa, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, tra i papabili alla successione di Mario Draghi al timone dell’istituto di Francoforte, ha ipotizzare un primo rialzo dei tassi nella zona euro il prossimo anno.

 “Il mercato ha certe aspettative su un possibile cambiamento del tasso di interesse nel 2019, basato non solo sull’insieme dei dati – ha detto – ma anche sulla nostra comunicazione, e queste aspettative sono – direi – non del tutto irrealistiche e a prima vista sembrano essere plausibili”.

E proprio in previsione di una stretta della Bce, la Bundesbank ha aumentato gli accantonamenti di 1,1 miliardi di euro, portandoli a quota 16,4 miliardi a fine 2017, per coprire eventuali perdite quando la Bce inizierà ad aumentare i tassi di interesse. Quanto alla tempistica della exit strategy della Bce, Weidmann ha ribadito che il momento si avvicina:

“se la ripresa continua e i prezzi salgono di conseguenza, non vedo ragioni per cui il Consiglio direttivo della Bce non dovrebbe porre fine agli acquisti di asset netti nell’anno in corso”.