FALLACI: SE GUARISSI SCENDEREI IN POLITICA

di Redazione Wall Street Italia
24 Giugno 2005 14:19

Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Qualche volta nella vita bisogna mettersi in ginocchio davanti a una donna. Ecco, è una di quelle volte. Mi metto io, ma siamo in tanti a pregarla, anche se lei, cara signora Fallaci, non è una Madonna Pellegrina, è un’«atea cristiana» come ripete sempre. Ma noi, come lei, siamo di cultura cattolica e ci inginocchiamo, se non una candela le accendo almeno una sigaretta. Dia retta al suo cuore, trovi il modo di gettarsi nella mischia politica. Altro che il Cavour. Il conte Benso sarà stato un rivoluzionario, come lei dice evocandolo,ma in fondo senza fuoco.Lei lo batterebbe dieci a zero.

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Conosco la sua obiezione, ed è seria.Sono malata, i tumori mi stringono come piovre assassine. Ma la lotta per una grande causa sconfigge il cancro. A Oriana è già capitato una volta di ricacciare nel nulla la bestia. Pussa via Alieno. Se sceglie di guidare la rinascita di questa nostra povera Italia e di questa disgraziatissima Europa, lei – scommettiamo? – guarirà, e forse non tutto sarà perduto, non resteremo una desertica Eurabia, ci sarà un futuro (…) (…) degno per le nuove generazioni, in una civiltà dove rilucano le monete d’oro dell’amore alla vita e della passione per la bellezza. Non è vero che resta solo il suicidio. Lo sa anche lei. Me li ricordo i suoi occhi, amano troppo la vita, e scorgono una meta. Non si fermi, la prego, a lasciarsi mangiare dal cancro a New York.

Prima che il lettore pensi che io stia vaneggiando, conviene citare la fonte ispiratrice di questa richiesta ultimativa. È uscita ieri un’intervista di Oriana Fallaci sul quotidiano Wall Street Journal. È il giornale finanziario più autorevole del globo. Oriana ha ricevuto in casa sua, a Manhattan, dove se ne sta esule, Tunku Varadarajan. Tre ore di colloquio. Ne è uscito un testo bellissimo. Varadarajan la descrive minuta come un passerotto, impossibilitata a nutrirsi di cibi solidi, e però capace di offrire all’ospite champagne e la sua voce che calca le parole come una profetessa biblica. Il motivo della visita alla Fallaci è il processo che le sarà intentato in Italia, precisamente a Bergamo, per «vilipendio della religione».

Il giornalista newyorchese sorride per la parola vilipendio, che in inglese non esiste, e ricorda qualcosa di greve, linguaggi adatti a fogliacci pornografici da scorrere con mano sudaticce. Assurdo – annota -: nulla meno del “vilipendio” può aver che fare con una «grande dame», una grande signora, come Oriana Fallaci. Il Wall Street Journal si meraviglia della macchina giudiziaria italiana, la quale dà corda a un «provocatore» come Adel Smith. Impossibile non capire che in Oriana le sue crude parole siano strumenti di una verità che afferra al petto questa signora minuta e che poi, dopo un istante, trascina chiunque tenga caro il proprio destino.

Eppure per il 2006 è attesa la prima udienza. Uno scandalo di cui ridere amaramente. Questo dice il giornalista, per puro buon senso. Sottoscriviamo. A noi interessa soprattutto una frase di Oriana, e ci sembra una promessa. A noi almeno dà speranza. Trascrivo prima il testo in inglese: «She professes to “cry, sometimes, because I’m not 20 years younger, and I’m not healthy. But if I were, I would even sacrifice my writing to enter politics somehow”». Traduco male, mi scusi signora, ma il suo pensiero l’ho inteso: «Piango, talvolta, perché non ho vent’anni di meno, e non sono in salute. Ma se lo fossi, farei persino il sacrificio di rinunciare a scrivere ed entrerei in politica, non so come, ma un modo lo troverei di entrarci». Abbiamo capito giusto qui a Libero? Lì c’è uno spiraglio.

Un “quasi quasi”. Ne abbiamo parlato alcuni giorni fa, su queste stesse pagine, con Vittorio Sgarbi. La vita politica italiana ha bisogno di Oriana Fallaci. Non per la politichetta delle decisioni minime, ma per le questioni vitali, dove non ti crede nessuno se sei un’anima meschina, e bisogna testimoniare un ideale vissuto, un amore totale. Chi altri c’è? Davvero è un problema un po’ troppo femminile come l’età a frenarla? Non ci posso credere. Lei, rispetto a Ciampi e a Sharon, è una bambina. Il suo amato papa Ratzinger è assai più attempato di lei, e ha pure avuto un paio di ictus. La giovinezza è una dimensione del nostro intimo, è quella vibrazione per cui uno è pronto a morire. Lei è una ragazzina.

Va be’, adesso scivolo nella retorica e, orrore, nell’adulazione. Ma ci metta un pensiero. Non pensi solo ai cancri suoi. Scusi se la provoco. C’è un precedente importante: Aleksander Solgenitsin. Era dato per morto. Stava in un gulag. Ha trovato modo di uscire da quell’imbuto nero perché sentiva di avere un compito. Non poteva soccombere a un banale sarcoma allo stomaco. Aveva ricevuto un incarico speciale da milioni di pidocchiosissime persone che aveva incrociato nei lager, alla Lubjianka o in Kazakhistan. Quel popolo era il suo popolo.Ha frantumato il cancro con questa energia misteriosa. Lui la chiamava fisiologia dell’ottimismo. Tutti dicevano che il comunismo era invincibile. Ma è impossibile – lui riteneva – che la libertà sia schiacciata completamente dagli adoratori della morte. Almeno un’unghia di mignolo riuscirà a sortire dalla tomba di ghiaccio. Possibile che Solgenitsin sia meglio di una donna come lei? L’invasione islamica e quella nichilista non possono aver già vinto, come lei ripete anche in questa intervista.

Ascolti il suo amico papa Ratzinger, che lei elegge a suo unico compagno di avventura morale e politica. Tempo fa disse: «Dio non permetterà che l’uomo si autodistr ugga». Cari lettori, lo vedrete nelle dichiarazioni di Oriana Fallaci che pubblichiamo in queste pagine. Ella individua un alleato che non si aspettava: Benedetto XVI. Dice: «Mi sento meno sola quando leggo i libri di Ratzinger». Aggiunge: «Sono un’atea. E se un’atea e un papa pensano le stesse cose, vuol dire che c’è qualcosa di vero. E’ semplice. Dev’esserci una verità umana qui che è al di là della religione».

Mi piacerebbe spiegare a Oriana che la religione cattolica non è proprio una religione, ha la pretesa di essere la pienezza della verità umana. Incontra le persone sincere, le quali non abbiano rinunciato a vedere la realtà e a chiamarla con il suo nome. Dunque in questa intervista c’è la prefigurazione di una alleanza magnifica: tra l’incantevole papa bavarese, il quale si rende conto di come l’Europa odi se stessa, e la donna capace di interpretare le viscere della nostra identità. La condizione però è che Oriana non rinunci a entrare in politica. L’idea di Feltri, quando l’ha proposta e continua a proporla come senatore a vita, era in questo senso: non per costruirle un seggio onorifico e basta. Ma aveva lo scopo di dar slancio a chi può aiutare l’Italia e l’Occidente a non morire di mano suicida. Davvero, signora Fallaci, ci lascia soli? Non ci credo. E lei, Cavalier Berlusca, la cerchi, bussi alla sua porta.
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