Fa default sul debito, ma riesce a rinegoziarlo con Equitalia

3 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Rinegoziazione del debito: missione completata. Non stiamo parlando di Alexis Tsipras o di Yanis Varoufakis, ma di una signora di mezza età di Busto Arstizio, in Lombardia.

Rossella Stucchi non si è mai rassegnata dopo aver fatto default sul suo debito. Applicando una legge adottata da Monti nel 2012, il giudice le ha ridotto dell’87,35% il passivo con Equitalia, con il rosso del conto che è così sceso da 87 mila euro a 11 mila.

Come riporta Francesca Basso sul Corriere della Sera, la 53enne impiegata è riuscita a chiudere il suo debito con il Fisco dopo tredici anni e pure ottenendo lo sconto.

“Si vive alla giornata ma ora finalmente posso stare tranquilla”, ha dichiarato Stucchi al giornale dopo la sentenza del Tribunale di Busto Arsizio.

Stucchi deve ringraziare una legge per la verità ancora poco usata sulla «composizione della crisi da sovraindebitamento».

La norma è stata emanata dal governo dei tecnici di Monti ed è stata poi ritoccata dall’amministrazione Letta per aiutare consumatori e piccoli imprenditori in difficoltà che a causa della crisi economica non riescono più a far fronte ai debiti.

Alla procedura può ricorrere infatti non solo il privato, ma anche tutti i debitori non fallibili dal punto di vista tecnico, quindi anche i piccoli imprenditori. Devono avere avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento un attivo patrimoniale annuo non superiore ai 300 mila euro; avere realizzato ricavi lordi per un ammontare complessivo non superiore ai 200 mila euro e infine avere debiti sotto i 500.000.

L’odissea di Stucchi era iniziata dieci anni prima che il professore della Bocconi varasse la norma. Doveva pagare mille euro al mese, una somma pari alle sue entrate.

Tutto è cominciato 13 anni fa, “quando mi è arrivato un avviso di accertamento sull’anno di imposta 1996”, racconta Stucchi al Corriere. Alla donna venivano contestati 26 milioni di vecchie lire, in termini tecnici si trattava di “una pretesa tributaria per un maggior reddito”, come ha spiegato il suo avvocato, Pasquale Lacalandra.

“Ho fatto subito ricorso – prosegue Stucchi – ma non è stato accolto. Anche il secondo ha avuto lo stesso esito.

Poi la via d’uscita offerta dalla legge di Monti, che prevede che il consumatore, se gravato da passività non derivate da attività di impresa o professione, possa presentare un piano di ristrutturazione del proprio debito.

Detto fatto: il giudice ha approvato il piano, che è diventato per effetto della legge vincolante per i creditori. “Abbiamo offerto al Tribunale tutto il patrimonio di Stucchi – rende noto l’avvocato – cioè la porzione della casa di famiglia che è stata venduta. Valore 11 mila euro. Il giudice ha accettato”.

E così Equitalia ha dovuto rinunciare a 76 mila euro e la signora è tornata a respirare.

Fonte: Il Corriere della Sera

N.B. Nell’articolo è stata corretta la somma che la signora si è vista abbonare, da 87 miliardi a 87 mila euro.