Evergrande: nuovo tonfo del titolo (-80% da inizio anno). Troppo grande per fallire?

17 Settembre 2021, di Mariangela Tessa

Nuova seduta, nuovo tonfo di Evergrande alla Borsa di Hong Kong. In chiusura, il titolo ha segnato una flessione del 13% a 2,29 dollari di Hong Kong (-81% da inizio anno). Il secondo gruppo immobiliare della Cina, in forte crisi di liquidità, vede sempre più vicino un possibile default.

Evergrande: troppo grande per fallire?

I titoli scontano un editoriale di Hu Xijin, direttore del Global Times, tabloid nazionalista pubblicato dal Quotidiano del Popolo, la voce del Partito comunista, secondo cui la compagnia, alle prese con una gravissima crisi finanziaria, non dovrebbe far affidamento sul salvataggio del governo perché “troppo grande per fallire”, ma usare i mezzi di mercato per salvarsi.
Hu crede inoltre che un fallimento di Evergrande non innescherà una tempesta finanziaria sistemica come Lehman Brothers, perché la compagnia è un’attività immobiliare e i tassi sugli acconti in Cina sono molto alti.

Ma su quest’ultimo punto, non tutti sono d’accordo. Jeffrey Halley, analista di mercato di OANDA in Asia Pacifico, ha scritto nella nota odierna:

“Con circa 300 miliardi di dollari di debiti, un crollo di Evergrande potrebbe essere sufficiente a fermare la mano della Fed, tali sono le onde d’urto più ampie che causerebbe. Continuo a credere che la Cina progetterà una sorta di salvataggio con la madre di tutti gli swap debito/equity. La ricaduta se il settore immobiliare più ampio, insieme agli interventi normativi in corso in una fascia di industrie cinesi, manterrà le azioni cinesi sul piede posteriore. La Cina ha iniettato oggi 90 miliardi di CNY netti attraverso il mercato repo. Apparentemente in vista delle festività cinesi della prossima settimana, ma senza dubbio anche per calmare i nervi. Evergrande sembra che stia raggiungendo la fine del gioco e i lettori dovrebbero seguire da vicino gli sviluppi del fine settimana”.

Default Evergrande: paura per effetti a catena

Con passività totali di 305 miliardi di dollari, Evergrande è alle prese con una gravissima crisi di liquidità e sta cercando di raccogliere fondi e rinegoziare i prestiti in scadenza con le banche.

A pesare sulla compagnia anche il nuovo approccio regolatorio del governo cinese, che ha alzato la pressione sulle compagnie tech e immobiliari.

Il gruppo – che paga lo scotto anche di essersi fortemente allargato con una campagna di acquisizioni che l’ha portato anche in altri settori, come quello dell’auto elettrica – sta cercando di abbassare il livello d’indebitamento mettendo sul mercato alcuni asset. Recentemente si è anche parlato di una vendita in vista per il suo ramo auto elettrica.

A preoccupare gli analisti sono gli effetti a cascata sull’intero comparto immobiliare cinese. A questo proposito Goldman Sachs spiega:

“Riteniamo che ulteriori interruzioni delle operazioni di sviluppo immobiliare della società possano essere molto negative per il sentiment tra gli acquirenti e gli investitori di proprietà nazionali e potenzialmente propagarsi al settore immobiliare in generale”, hanno scritto gli analisti della banca d’affari statunitense.

Secondo Fitch Ratings, gli effetti negativi a cascata si avrebbero anche in altri settori, affermando che 572 miliardi di yuan (circa 89 miliardi di dollari) dei prestiti di Evergrande sono detenuti da banche e altri istituti finanziari, ma le banche potrebbero anche avere un’esposizione indiretta verso i fornitori della società, a cui sono dovuti 667 miliardi di yuan per beni e servizi (circa 104 miliardi di dollari).