Evasione fiscale & Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: I rischi aumentano anche per l’antiriciclaggio

9 Agosto 2017, di Giovanni Falcone

Quando un cittadino, in modo artificioso,  si fa trovare con le “tasche vuote” per non onorare gli impegni con il fisco, può essere condannato a pagare due volte: danno patrimoniale e danno morale a favore dell’Agenzia delle entrate.

La sentenza della suprema Corte di Cassazione n.38932 dell’altro giorno è emblematica. Gli Ermellini, chiamati a pronunciarsi sulla condotta di un imprenditore immobiliare che, attraverso la costituzione di un Fondo patrimoniale apposito su un appartamento lo intesta alla moglie, al solo fine di sottrarlo all’appetito fiscale dell’Agenzia delle entrate.

Lo stesso imprenditore, è giunto in Cassazione eccependo la sentenza della Corte di appello, lamentando in primo luogo l’assenza di alcuna verifica sui beni della società sia pure esistenti, ancorché in stato di complessivo dissesto.

Il ricorso alla suprema Corte da parte dell’imprenditore era fondato sul fatto che l’Agenzia aveva assalito i beni personali in luogo di quelli della società, ovvero l’assenza di dolo della propria condotta e la possibilità di liquidare un danno morale a favore dell’Agenzia delle entrate.

La Corte ha avuto terreno facile a smontare le tesi del ricorrente:

  1. Quando manca la prova circa la concreta esistenza di beni in capo all’azienda e senza procedere a particolari verifiche, il ricorso alla confisca per equivalenza sul patrimonio della persona fisica (imprenditore), diventa un percorso obbligato e, aggiungo io anche più facile e sbrigativo;
  2. Il fatto di aver costituito il “Fondo patrimoniale”, poco tempo prima dell’appuntamento fissato con il fisco rappresenta di per sé una condotta cercata e voluta dall’imprenditore;
  3. Il danno morale, da aggiungersi a quello patrimoniale per l’evasione fiscale acclarata si giustifica, secondo la Corte, per il danno d’immagine quale vulnus prodotto alla credibilità nei confronti di tutti i consociati dell’organo accertatore.

Insomma a fare i furbi, si perde e si paga, doppiamente!

Entità del danno morale

La suprema Corte non fissa percentuali o tabelle per quantificare il c.d. “danno morale” senza alcun riferimento all’ammontare dell’evasione fiscale perpetrata.

Alle 168 mila euro fissate dalla Corte di Appello, forse in relazione al debito tributario come una sorta di “automatismo” e senza ulteriori spiegazioni circa i criteri di liquidazione adottati, la Corte ha accolto il ricorso deell’imprenditore.

Si è stabilito invece che la valutazione, deve essere rimessa al Giudice di merito, sulla base della personalità del trasgressore, i suoi pregressi storici nei rapporti avuti con l’Amministrazione finanziaria, il comportamento più o meno collaborativo assunto nei confronti dell’Agenzia delle entrate, le condizioni economiche e quant’altro utile a definire il contesto nel suo complesso.

Rilievo penale – Riciclaggio

La sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, prevista dall’articolo 11 del Decreto legislativo nr.74/2000 – quale condotta delittuosa e quindi reato presupposto ai fini dell’antiriciclaggio –  inquadra molto bene la fattispecie che qui ci occupa precisando, fra l’altro, la condotta del contribuente che “aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”.

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