Eurozona: Pil visto a zero, primi segnali di fase recessiva

22 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il calo deludente dell’attività delle imprese nell’Eurozona questo mese non promette bene per la crescita economica del primo trimestre. Per una recessione ci vorrebbero tuttavia “qualche mese di letture” negative per i settori terziario e manifatturiero.

L’indice PMI composito per l’insieme di manifatturiero e servizi nell’area euro ha registrato un calo di più di 1 punto pieno in febbraio, attestandosi a 52,7 punti dai 53,6 punti di gennaio. È da due mesi di fila che l’attività economica rallenta, aumentando le chance di un nuovo intervento di stimolo monetario da parte di Mario Draghi all’attesissima riunione della Bce del 10 marzo.

A renderlo noto è Markit economics secondo cui il livello toccato è il più basso da 13 mesi, anche se resta saldamente sopra i 50 punti che rappresentano il limite di demarcazione tra espansione e contrazione dell’attività delle aziende.

“Il rallentamento è il secondo consecutivo e riflette un indebolimento della produzione ma anche la terza frenata consecutiva della crescita dei nuovi ordini.

Ridotte anche le nuove assunzioni di personale, a causa soprattutto della stagnazione degli ordini in fase di lavorazione. Registra l’aumento più basso da dicembre 2014 raggiungendo livelli di quasi stagnazione, la produzione manifatturiera, a causa dell’ennesimo e incerto incremento dei nuovi ordini e delle esportazioni.

Come dimostrato dal grafico sottostante, dice Saxo Bank in una nota “le stime PMI hanno dimostrato negli anni di essere sensibilmente correlate alla crescita trimestrale del PIL (nel grafico seguente indicata dalle colonne chiare): una correlazione dell’83% (che aumenta all’85% se si paragona il tasso di crescita del PIL con una media trimestrale del PMI). Forniscono infatti un’indicazione sulle prospettive di espansione dell’economia, permettendo anche di anticipare gli interventi sui tassi d’interesse rispetto al manifestarsi più ritardato delle variazioni dell’inflazione”.

Se ci si basa sul manifatturiero Pil +0,12%

Saxo Bank spiega che la pubblicazione di queste cifre e in particolare quelle legate al manifatturiero per l’Eurozona hanno deluso nuovamente le attese, anticipando una crescita trimestrale del Pil dello 0,12%. I dati sul settore manifatturiero forniscono un’anticipazione attendibile dell’andamento dell’economia nel suo complesso.

I calcoli si basano sul principio stabilito da Markit secondo il quale a un PMI manifatturiero – il dato più seguito da mercati ed analisti – pari a 50 punti corrisponderebbe un Pil invariato. Come spiega Saxo Bank, ad ogni punto di differenza dell’indice rispetto a tale soglia dovrebbe invece corrispondere una variazione di circa 0,12% della crescita trimestrale del Pil.

Se si tiene conto anche del settore dei servizi, molto importante in economie come gli Stati Uniti e l’Eurozona, il Pil dovrebbe crescere dello 0,324% nei primi tre mesi dell’anno, una variazione non entusiasmante ma comunque sopra le prospettive generali che sono per una crescita dello 0,3%.

Sui mercati i dati deludenti pubblicati oggi hanno spinto al ribasso l’euro che scambia in area 1,11 dollari nei confronti del biglietto verde.