Eurozona, la previsione per il 2018: crescita ma rischio elezioni italiane

28 Dicembre 2017, di Livia Liberatore

Un 2018 con buone prospettive economiche per l’Eurozona. La crescita è prevista al 2,3% il prossimo anno: il 2017 si chiude con un +2,4% secondo le ultime previsioni della Banca centrale europea e ci si aspetta che il trend continui il prossimo anno. A dirlo è il Financial Times, che ha raccolto le opinioni di 34 economisti. Secondo il sondaggio, la crescita sarà sostenuta dalle riforme del presidente francese Emmanuel Macron sul mercato del lavoro del Paese e da possibili politiche pro europee di un governo tedesco di grande coalizione.

Una minoranza degli economisti intervistati prevede un’espansione economica anche maggiore del 2,3%. Di certo però, le elezioni italiane di marzo sono uno dei maggiori rischi e destano la preoccupazione degli economisti. Le buone previsioni economiche dipendono soprattutto da alcuni fattori politici chiave. Fra questi, le riforme del mercato del lavoro francese annunciate da Macron che riusciranno a mettere una pietra sulla diffusione del populismo e l’euroscetticismo.

La Germania si avvia a concludere l’anno senza aver ancora formato un governo dopo le ultime elezioni, ma i cristiano democratici di Angela Merkel e i socialdemocratici di Martin Schulz si sono impegnati a dialogare per una grossa coalizione. La prospettiva è vista con favore dagli economisti perché un governo così composto con più probabilità appoggerebbe le proposte del francese Macron per una maggiore integrazione della zona euro.

Il 2018 sarà anche l’anno, secondo le previsioni degli economisti, in cui la Bce porterà a conclusione il suo programma di allentamento monetario: il 34% di loro crede che la crescita sarà abbastanza forte da costringere la Banca centrale a terminare il Quantitative Easing, che sta per entrare nel suo quarto anno, a settembre. L’inflazione, però, è prevista ancora debole, all’1,5%, lontana dall’obiettivo della Banca centrale del 2%. Tuttavia, a stare al Financial Times, questo non ostacolerà le decisioni sulla stretta monetaria.