Economia

Eurozona: crescita e spese viste in accelerazione nel 2015

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BRUXELLES (WSI) – Dopo un anno contrassegnato da una timida ripresa, il 2015 si apre all’insegna di tanti buoni propositi per l’Eurozona. Due sono i fattori principali che alimenteranno la crescita: i prezzi bassi del petrolio e il piano di allentamento straordinario della Bce, che va sotto il nome di Quantitative Easing.

Sono le stime enunciate dagli economisti di EY nel loro rapporto di marzo, in cui dicono di prevedere un’accelerazione della crescita economica e delle spese nell’area euro nel 2015 (che risulterà l’anno con l’aumento più accentuato dal 2007).

Dimenticando per un attimo le previsioni future e concentrandosi sull’attualità delle condizioni macro, oggi ha però deluso la produzione industriale nell’area euro. L’attività è calata dello 0,1% in gennaio dopo il +0,3% di dicembre. Le attese erano per un incremento dello 0,2%.

Su base annuale l’attività è invece cresciuta dell’1,2%, ad un ritmo che non si vedeva da luglio 2014. Nell’ultimo caso le stime degli economisti (+0,2% di media) sono state superate di gran lunga.

Gli esperti di EY rimangono ottimisti su 2015 e sopratutto 2016. Secondo loro il Pil si attesterà al +1,5% contro lo 0,9% del 2014, mentre arriverà a +1,8% l’anno successivo, sempre secondo le stime del panel di economisti.

La divergenza, tuttavia, resterà ancora amplia tra i paesi virtuosi e quelli in difficoltà come l’Italia, che registrerà una crescita minima anche quest’anno, la più bassa dell’intera area (+0,3%).

In Grecia alla fine un compromesso verrà raggiunto, perché è una soluzione che conviene a tutte le parti in causa.

Tornando al caso italiano, la terza economia del blocco a 19, dovrebbe registrare un incremento del Pil dopo la contrazione del -0,4% del 2014. Il quarto trimestre è stato il 14esimo di fila senza crescita.

La svalutazione del greggio dovrebbe aiutare i consumi del settore privato e aumentare le esportazioni nette, spingendo il Pil in segno positivo nell’anno in cirso. Tuttavia il paese non riuscirà a distaccarsi di molto dalla fase di recessione e la disoccupazione rimarrà molto elevata (al momento è al 12,7%).

La crescita dovrebbe essere dello 0,3% nel 2015, uno dei tassi più bassi dell’intera area euro. Nel 2016 il Pil dovrebbe invece finalmente prendere slancio e segnare un +1%.

I consumi miglioreranno gradualmente, ma gli investimenti incominceranno a salire solo nel secondo semestre. Sul piano fiscale e del debito, il governo dovrebbe giovare dei tassi di interesse bassi, risultato del programma di QE di Draghi.

Se si tiene conto del calo del valore del petrolio, l’Italia rimarrà in deflazione per la maggior parte del 2015. Nel 2016 poi l’inflazione dovrebbe crescere dello 0,6%, comunque ben al di sotto del target della Bce che prima del 2020 difficilmente sarà raggiunto.

(DaC)