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Europa e Italia, l’illusione di essere salvate dall’eroina monetaria della Bce

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ROMA (WSI) – La crescita economica in Europa è ai minimi di 16 mesi. Si profilano altri fallimenti, sia sovrani che privati: come proteggersi?

Fortunatamente, scrive Paolo Cardenà “una cosa apprezzabile dei fallimenti è che questi non avvengono mai in maniera inaspettata, fortuita o all’improvviso. Nel senso che non sono come i ladri, che quando vengono a derubarti non ti avvisano. I fallimenti, sia sovrani che privati, avvisano sempre, e nel farlo fanno sempre molto rumore”.

Cardenà riprende l’esempio di Mps, al centro dell’attenzione mediatica da “almeno quattro o cinque anni”, ma anche di banche piccole. “Ebbene, sono anni che si conosce la stato di salute di queste banche, eppure, ad oggi, nessun risparmiatore ha perso quattrini. Ad oggi, ma domani? Personalmente, non scommetterei che non possa accadere. Se non altro perché la normativa europea sui salvataggi bancari dispone che anche i risparmiatori, in alcune condizioni, debbano essere chiamati a patire le perdite delle banche in dissesto. Quindi, il fatto che non sia ancora accaduto non significa che non possa accadere domani. Anzi, le possibilità che accada aumentano al protrarsi della crisi”.

Questo, riguardo ai fallimenti societari. Cosa dire invece dei fallimenti degli stati, i cosiddetti fallimenti sovrani?

Scrive Cardenà: “Ogni bancarotta sovrana che si rispetti presuppone tempi di incubazione relativamente non brevi, dove si manifestano dinamiche in via di principio comuni a tutti i default. Molto telegraficamente, queste sono:
repentini mutamenti di governi, anche con presa del potere da parte di persone non elette; fallimenti e sostanziali ridimensionamenti di realtà produttive; innalzamento della disoccupazione; crolli della borsa, specie dei titoli legati alla finanza ed al credito; repentini aumenti della pressione fiscale; significativa riduzione delle liquidità depositata presso gli istituti di credito;
cessione di quote di sovranità in cambio di aiuti o denaro fresco; intervento di organismi internazionali (FMI, Troika)”.

Il banchiere Cardenà, sul suo blog “Vincitori e Vinti”, chiede: “Vi viene in mente qualche Stato, vero?”, alludendo ad alcune realtà europee in generale e dell’Italia in particolare. La quiete prima della tempesta?, viene da aggiungere.

Sì, perchè grazie agli interventi della Banca centrale europea ora sembra di essere al sicuro, stando almeno a quanto trapela dall’andamento degli spread e dei titoli di stato. Nel caso dell’Italia, per esempio, sul mercato secondario i BTP a 10 anni sono arrivati al minimo storico, anche sotto la soglia del 2%, a fronte di un differenziale con i BTP che ha bucato al ribasso nelle ultime ore quota 130. Una illusione?

“L’illusione” è proprio il titolo dell’articolo di Cardenà, che ricorda come, “dopo l’introduzione dell’euro, per circa un decennio, abbiamo vissuto nella convinzione (illusione) che gli Stati europei avessero tutti lo stesso livello di rischio credito. Tant’è che perfino i rendimenti dei titoli di stato della disastrata Grecia, in un determinato periodo di quell’epoca, erano ai livelli di quelli tedeschi, nonostante questi ultimi siano considerati come investimento privo di rischio; anche se così non è. Spagna, Grecia, Italia e Portogallo, collocavano debito sovrano a rendimenti analoghi a quelli della Germania. Possibile? Si, per i “miracoli” del cambio fisso”.

Si è continuato in questo modo, vivendo una grande illusione, fino all’attacco dei mercati contro i bond europei nel 2011, in particolare contro “i titoli di stato di Spagna, Italia, Portogallo e Grecia, perché ritenuti non più affidabili”. Boom di rendimenti e balzo degli spread rispetto ai Bund tedeschi.

E soprattutto “austerità a mai finire, perché “c’era lo spread ad imporla”, si diceva. Peccato che, nel frattempo, l’Europa si sia seduta su una bomba ad orologeria fiscale, resa ancor più dirompente da un altra bomba che è assai più difficile disinnescare: quella demografica, per via del rapido invecchiamento della popolazione”.

L’attacco dei mercati contro l’Eurozona e le misure di austerity imposte hanno provocato forti sofferenze tra la popolazione, ma non hanno svegliato i vari poteri che ogni giorno decretano il destino dell’area euro. E che continuano a vivere in un mondo di illusioni, per Cardenà forse addirittura peggiore.

“I bond italiani sono collocati con rendimenti ai minimi storici, nonostante un contesto economico fortemente deteriorato e il debito pubblico assai meno sostenibile rispetto ad allora. I rendimenti non riflettono affatto i fondamentali economici dell’italia e neanche le prospettive di crescita futura. Oggi l’Italia è assai diversa rispetto al 2011 e anche molto più rischiosa”

L’altra illusione di cui si sta nutrendo l’Europa è l’arrivo di un QE europeo, ovvero la decisione della Bce di acquistare titoli pubblici, come ha fatto per anni la collega Fed.

“L’illusione che ci sia qualcuno o qualcosa (in questo caso la banca centrale) che possa veicolare la percezione del rischio, sia dei mercati che dell’opinione pubblica. Per cui, i meno edotti si diranno: “i titoli di stato italiani rendono poco”; e la massaia risponderà: “rendono poco perché sono sicuri. Comprali!”. Quindi vengono comprati. In altre parole, ciò che si vuole dire è che la percezione del rischio è fortemente distorta dal fatto che le banche centrali (in questo caso la BCE, ma anche le altre) si sono sostituite al mercato nel processo della formazione dei prezzi determinati per via dell’incrocio della domanda e dell’offerta, le cui condizioni di equilibrio sono fortemente distorte”.

“Certo: in cuor della Bce alberga la speranza che, prima o poi, le economie possano riprendersi e quindi che si avvicinino ad esprimere livelli di crescita tali da giustificare i livelli di prezzo di molte attività finanziarie oggi in bolla, senza che questa si sgonfi facendo precipitare i prezzi verso livelli maggiormente aderenti all’economia reale. Ma se la ripresa dovesse tardare arrivare, che si fa?”

Per il banchiere si tornerebbe all'”eroina monetaria, che dovrebbe essere somministrata in dosi maggiori, al fine di eliminare gli effetti dell’assuefazione determinata dagli interventi precedenti. E la Bce, consapevole del fatto che un crollo violento dei mercati finirebbe per abbattere le deboli speranze di ripresa mettendo sotto pressione i paesi più deboli (leggasi Italia), non può fare altro che adeguarsi e somministrare dosi crescenti di eroina monetaria, divenendo ostaggio dei mercati ancor di più di quanto lo sia oggi”.

In tutto questo, secondo Cardenà “la Bce non avrebbe nessun motivo per comprare debito pubblico di paesi falliti dell’area mediterranea, e se ciò dovesse avvenire, avrà nulla a che vedere con il finanziamento dell’economia reale, come in molti invece si illudono. I bond governativi scontano già livelli di interessi estremamente bassi, peraltro – come detto- in modo completamente distorto rispetto ai fondamentali economici, che invece soffrono e si deteriorano. Alle singole aste non esiste un problema di domanda di debito pubblico. La bilancia commerciale delle zona euro, per di più, è già in attivo e un eventuale deprezzamento del cambio avrebbe come ovvia conseguenza quella di favorire le economie più forti dell’Eurozona: leggasi Germania che sta già esportando adun cambio (quello dell’euro) già deprezzato, che non riflette i fondamentali economici di quella nazione, che esigerebbe un valuta ancor più forte rispetto all’euro”.

La soluzione non risiede dunque nella parola credito, ma nella parola capitale: “cosa assai diversa dal credito, che andrebbe rimborsato. Ma i capitali, in genere, vengono allocati ove esistono migliori condizioni attrattive per far fare impresa: impensabile nel contesto italiano, senza che questo venga profondamente riformato”.

E dunque ecco che ci si affida alla mano apparentemente salvifica della Bce che tuttavia continua ad avere le mani legate per la presenza di trattati che limitano molto le sue manie di grandezza.

“A questo punto non rimangono che due possibilità.

La prima: intervenire sul mercato secondario (come già fatto in passato con il programma Smp) e quindi comprare titoli detenuti dalle banche, prevalentemente.

La seconda: aggirare il sistema bancario e finanziare direttamente le imprese, magari acquistando obbligazioni”. Una opzione, questa, che Cardenà fa subito cadere, dal momento che “non esiste un mercato obbligazionario delle imprese di piccole o micro dimensioni, per il semplice emotivo che queste non emettono obbligazioni. E sono soprattutto quelle in deficit di capitali”.

Riguardo alla seconda ipotesi, “non è scritto da nessuna parte che le banche debbano finanziare l’economia reale, posto il fatto che la ripresa appare ancora un miraggio. Quindi, perché allargare i cordoni della borsa accollandosi il rischio di imbarcare nuove sofferenze per via di una economia ancora in apnea? si diranno le banche”. Per non parlare dell’ostacolo rappresentato dalla possibile illegittimità di un QE in stile Fed.

Di conseguenza, l’illusione sembra destinata a continuare. (Lna)

Fonte: Vincitori e Vinti