Euro/usd: rotto l’importante supporto, ora sarà discesa libera

29 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI)-Per doveri di cronaca non possiamo evitare di scrivere che i 16 ministri finanziari dell’Eurogruppo hanno ufficialmente raggiunto l’accordo sugli 85 miliardi di aiuti da stanziare per l’Irlanda ed il salvataggio delle sue banche, che assorbiranno circa 35 miliardi del pacchetto.

Manca soltanto l’accettazione ufficiale che dovrà arrivare dai ministri dell’Ecofin e poi sarà definitivamente fatta, questione soltanto di formalità che non dovrebbero andare ad impattare sui mercati, che già stanno scontando tutto nei prezzi.

Bene, con il problema Irlanda per il momento da mettere da parte in quanto non ci si aspettano più sorprese, dobbiamo concentrarci su altri temi per cercare di inquadrare le prossime evoluzioni dei mercati, e non è detto che questa settimana ci si concentri di più sulla pubblicazione di alcuni dati macroeconomici, che potrebbero dare una spinta ulteriore al recupero che i dollari americani stanno attuando ultimamente, spinti dall’avversione al rischio che si è vissuta sui mercati le scorse settimane, e che ha portato all’uscita da posizionamenti di rischio ed al rifugio sui greenbacks.

Il dato in assoluto più importante, sarà il report sui Non Farm Payrolls, che dopo il buon +151.000 unità mostrato lo scorso mese, è atteso a +142.000, che se confermato (ed accompagnato dal dato precedente non rivisto pesantemente a ribasso), potrebbe contribuire ad un nuovo boost sul dollaro. Questo dato, però, verrà pubblicato sul finire di settimana, vediamo cosa potrebbe essere importante nel frattempo.

Oggi sarà una giornata potenzialmente tranquilla dal punto di vista macro, ma che vedrà il ritorno dei vacanzieri in America, cosa che potrebbe portare un po’ di volatilità, ma che potrebbe al contempo darci idee più chiare circa la direzione che potrebbero prendere i mercati. Le cose da notare sono le borse positive in Asia, dopo i segni meno fatti vedere dagli equities venerdì e la buona price action che abbiamo visto sul cambio principe stanotte, che ha aperto in forte rialzo, senza riuscire a sfondare quota 33 figura, per poi essere spinto pesantemente a ribasso.

UsdJpy – grafico orario

A partire da domani invece, vedremo l’IFO europeo, seguito dall’importante CPI area euro (atteso come il precedente a +1.9%) e da quel dato che, in America, è stato un market mover importante- pro-dollaro – le ultime due volte che è stato rilasciato, ossia la fiducia dei consumatori. Il dato precedente ha visto un 50.2 e quello relativo al mese di novembre è atteso a 52.7.

Mercoledì ci saranno il PMI europeo e l’ISM manifatturiero americano, mentre giovedì verranno rilasciati i report sull’immobiliare a stelle e strisce, con i dati sulle vendite di abitazioni esistenti, attese in miglioramento (da -1.8% a -1%), ma sempre negative, nonché i dati sul Pil di Eurolandia e la decisione della BCE sui tassi.

Ricominciamo una nuova settimana di analisi tecnica partendo dall’eurodollaro. La tendenza in calo evidenziata pesantemente dall’inizio della settimana scorsa non accenna a concludersi con il raggiungimento questa notte, sulla scia della sessione asiatica, di un nuovo minimo a 1.3185: come abbiamo mostrato ampiamente la settimana scorsa rotto con decisione il livello di supporto a 1.3250, propendiamo per un ulteriore movimento in calo che ha spazio per ancora qualche figura di discesa.

La teoria dei ritracciamenti di Fibonacci parla di un ultimo (meno utilizzato) 76.4%, precisamente a 1.3020, oltre il quale potremmo attenderci 1.2640. Si trova sempre più distante il livello di resistenza oltre il quale sarebbe possibile aspettarsi una ripresa della moneta unica, 1.3420.

Il cambio UsdJpy ha rotto con forza la precedente area di resistenza a 83.80 e raggiunto il primo target di 84.20. Utilizzando la trendline positiva che segue la salita da una ventina di giorni possiamo ipotizzare che una tenuta del supporto dinamico a 83.70 (quindi vicino a quello statico di 83.80) potrebbe condurre il dollaro ad apprezzarsi ulteriormente.

Questo potrà avvenire con il superamento della media mobile a 100 periodi per la prima volta da sei mesi (oltre 84.25) e l’eventuale primo obiettivo sarebbe l’area di congestione a 85.80, dove si sono concentrati una buona serie di massimi durante la discesa fra agosto e settembre.

Osservando ora un grafico di EurJpy possiamo notare come il movimento dell’ultima settimana evidenzi una zona piuttosto netta di resistenza oltre alla quale potremmo assistere ad una veloce ripresa del cambio. Questa area di trova compresa all’interno di 10 punti di range, fra 111.80 e 111.90.

Pensavamo ad una tenuta sicuramente maggiore quando abbiamo individuato la precedente area di 1.5650 sul cable come livello di supporto. Se nelle prossime ore anche il minimo di 1.55 figura, visto l’ultima volta il 21 settembre scorso, non dovesse tenere torneremmo con buona probabilità al punto di partenza della linea di tendenza positiva visibile su un grafico a 4 ore (rotta martedì scorso a 1.5880), esattamente a 1.53.

Per la prima volta dopo mesi (dal 21 settembre scorso)il cambio UsdChf è riuscito a segnare una chiusura al di sopra della parità. Consideriamo proprio la parità, allargata sino a 0.9990, nelle prossime ore come livello di supporto di breve per valutare una stabilità di ripresa del cambio. Poco più in la, a 0.9955, transita la linea di tendenza positiva che segue il cambio da inizio mese.

Vediamo ora l’euro nei confronti del franco, decisamente vicino ad una situazione critica. Se osserviamo infatti un grafico giornaliero ci possiamo rendere conto come l’area di 1.3250-1.3230 sia da considerare il supporto più importante per impedire al cambio un ritorno verso ai minimi storici visti a settembre.

Terminiamo con un occhio all’oro e all’argento.

Il primo potrebbe trovare una resistenza nel breve importante in area 1.365 mentre il secondo, ancora una volta, ha dimostrato quanto gli operatori sentano il livello di 26.50. Potrebbe essere ancora il caso di utilizzarlo come bussola per interpretare un movimento di rottura a ribasso.

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