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Euro/franco svizzero: rischio di nuovi scivoloni

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(WSI)-Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul fatto che la pesantezza dell’euro la sta facendo da padrone, molto probabilmente, guardando un grafico dell’EurChf, sarà in grado di spazzarli via. Ci piace considerare infatti questo cambio come un benchmark che, in questo particolare momento storico, sta rappresentando a nostro parere la debolezza dell’euro.

Ieri è infatti stato rotto l’ultimo supporto utile a contenere questo movimento ribassista, individuato in 1.2760 ed è stato toccato un nuovo massimo dei franchi a 1.26344. A questo punto occorre ragionare sui due fronti (europeo e svizzero), per cercare di comprendere le prossime evoluzioni della quotazione.

Partiamo dalla Svizzera, dove dobbiamo concentrare il nostro ragionamento sul fatto che la SNB abbia deciso di smetterla di intervenire a mercati aperti per cercare di contenere il continuo rafforzamento del franco svizzero, cominciato ormai da un anno. Ricorderete quando sono stati messi in atto numerosi interventi per cercare di proteggere l’1.4000 da parte dell’istituto centrale.

Ebbene, quello che è costato alla Swiss National Bank per fallire questo intervento, è stimato essere pari a circa il 20% del Pil annuale elvetico, e non è stato abbastanza per contenere la forza dei mercati. Il movimento ribassista è stato inizialmente mosso dall’avversione al rischio che si viveva sui mercati ed ora, che il fatidico 1.4000 è stato rotto ed il cambio è stato lasciato libero di andare, abbiamo raggiunto un nuovo minimo storico sulla scia delle fortissime preoccupazioni che affliggono l’area euro (e qui entra in gioco il secondo fronte).

Quelli a cui stiamo assistendo, non sono acquisti incondizionati di franchi, ma sono forti vendite di euro in contropartita di una valuta che, al momento, sembra dare altre prospettive di apprezzamento.

Infatti i segnali negativi che avrebbero potuto verificarsi da sette mesi a questa parte non sembrano essere poi così evidenti e la SNB ha dichiarato, non più tardi di una settimana fa, di non vedere al momento dei rischi deflazionistici concreti in quanto, nel breve termine, la stabilità dei prezzi non sembra essere minata.

In un contesto del genere, sinceramente non vediamo per quale motivo dovremmo assistere ad un forte recupero della moneta unica, anzi, ci sembra che il quadro ribassista che può portarci ad altri minimi dell’euro (essendo nella terra di nessuno vediamo 1.2500 come livello psicologico e poi 1.2000) si stia consolidando sempre di più.

Passiamo ancora una volta alla sezione relativa all’analisi tecnica iniziando dalla situazione della moneta unica. Nei confronti del dollaro ci troviamo ancora piuttosto legati al livello chiave di 1.3180 che, dopo l’escursione a ribasso dei prezzi sino a toccare 1.31 figura ieri pomeriggio, ha ancora una volta arrestato un movimento.

Se dovessimo assistere ad un ritorno dei prezzi stabilmente al di sopra di questo livello, come si nota molto considerato dal mercato, con una successiva conferma della rottura della trendline ribassista di breve, passante a 1.3260 oggi, saremmo fiduciosi per una ripresa della moneta unica per fine anno.

Nulla di nuovo, a parte un lievissimo calo, sul cambio UsdJpy. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una situazione di lateralità dalla quale crediamo si possa uscire o superando a rialzo il tanto atteso livello di 84.15-20, o a ribasso andando a violare quella trendline di medio-lungo periodo che sostiene i prezzi da inizio novembre: in questo secondo caso il livello suggerito come importante per oggi è dato a 83.35. Due livelli quindi più o meno equidistanti, in questo momento, dal prezzo di mercato.

Vediamo ora il cambio EurJpy che, con il movimento ribassista di ieri, è andato a toccare perfettamente il livello di supporto chiave precedente a 109.60. Il rimbalzo perfetto su questo livello allontana parzialmente un ulteriore rischio “scivolone”, anche se per stare davvero tranquilli siamo ancora in attesa che i prezzi vadano a trovarsi stabilmente al di sopra di quella che ora è diventata la resistenza chiave di 110.50.

Diamo uno sguardo al cable, in una zona di sicurezza sino alla rottura definitiva di quel livello di supporto importante in area 1.5490. Un eventuale continuazione della ripresa rialzista evidenziata questa notte potrebbe condurre i prezzi di nuovo a 1.5650.

Con un UsdJpy così stabile, per intuire i movimenti del cambio GbpJpy ci dobbiamo affidare al cable. In questo caso l’area di 1.5490 coincide con un livello di supporto chiave a 129.50, mancato solamente per una manciata di punti ieri. A 130.70 transita invece la trendline che sta guidando il passo ribassista da una decina di giorni, coincidente peraltro con la media mobile esponenziale a 100 periodi su un grafico a 60 minuti. Il livello assume ancora maggiore importanza trovandosi a poca distanza dal livello di resistenza statica vista nelle ultime due giornate di trading.

La ripresa del movimento in salita del dollaro australiano si è trovata, ancora una volta (con una tolleranza di 10 punti rispetto alla precedente del 7 dicembre scorso), a fare i conti con una resistenza importante. In questo caso 0.9970 ha per il momento arrestato la corsa incominciata dall’area di 0.9840 venerdì. Rotta questa resistenza siamo fiduciosi di un ritorno del dollaro al di sopra della parità e verso i massimi toccati la prima metà di novembre, 1.0180.

Concludiamo oggi con il cambio UsdCad, dove possiamo notare l’importanza del livello di resistenza di 1.02 figura. Su questo livello infatti coincidono un massimo precedente (visto ieri), la media mobile esponenziale a 100 periodi (su grafico giornaliero) e il transito della trendline ribassista del movimento incominciato dal triplo massimo di fine agosto. Per concludere un livello sicuramente da tenere in considerazione. Opposto a questo troviamo l’area di supporto prossima alla parità oltre la quale i prezzi, nonostante vari tentativi in questi ultimi mesi, non sono più riusciti a stabilirsi dallo scorso aprile.

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