Euro, attacco entro Natale? La minaccia della speculazione

11 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia
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MILANO – I venti giorni per salvare l`euro si sono appena conclusi ma Mario Monti, venerdì a Bruxelles, ha riconosciuto che il verdetto resta aperto. «Non so se la moneta sia al sicuro – ha riconosciuto il premier -. Non so neppure se esista qualcuno che lo sappia». Il rischio, per molti, è che a questi venti giorni ne seguiranno altri venti in cui l`euro potrebbe tradire la propria fragilità.

Il calendario fino a fine anno non lascia in effetti molto spazio per tirare il fiato. Vero, quasi tutti i leader europei hanno liquidato come fuori luogo l`ultimo monito di Standard & Poor`s; ma nessuno può permettersi di ignorarlo:
solo lunedì scorso l`agenzia di rating aveva avvertito che avrebbe deciso se declassare i governi dell`area euro in base agli annunci di questi giorni.
«Pensiamo di concludere l`analisi appena possibile dopo il vertice di Bruxelles», aveva detto S&P`s. Ora ci siamo.

Di un ruolo più attivo della Banca centrale europea nella crisi, indicato da S&P`s come un sostegno al rating, non c`è traccia. I declassamenti della Germania, dell`Italia e quello (doppio) della Francia potrebbero arrivare entro il prossimo week end. E questo lo scenario che ieri ha spinto il Financial Times a parlare del rischio che «prima di Natale il debito di un Paese periferico finisca sotto attacco».

Come per inciso il quotidiano di Londra nota anche che i rendimenti dei Btp decennali, al 6,32%, «sono ai livelli più alti della storia della zona euro fino a un mese fa». Nel 2011 il saldo di bilancio italiano al netto degli interessi, la base di ogni risanamento, sarà in attivo di circa l`1% del Pil; quello britannico resta in rosso del 6,3%. Il debito estero in Italia è di 32.800 euro per abitante; in Gran Bretagna viaggia quattro volte più alto a 117.500, il che espone tutti i limiti della scelta della Bank of England di continuare a creare moneta, svalutandola, per finanziare i deficit: una caduta della sterlina può mettere in fuga gli investitori esteri e aprire di colpo una crisi di bilancia dei pagamenti.

Ma, per ora almeno, a queste sfumature il mercato resterà probabilmente daltonico. Come S&P`s, molti sui mercati dubitano della coerenza nel sistema di governo dell`euro e della capacità dell`Italia di tornare a crescere. E tutti hanno fatto i conti: nei prossimi cento giorni si aprirà una corsa ai rifinanziamenti – solo per l`Italia vale 165 miliardi – ma nessuna rete di sicurezza operativa è emersa dai quattro vertici europei degli ultimi cinque mesi. Dovessero arrivare, i declassamenti di S&P`s su Francia e Germania renderebbero ancora più precario l`Efsf, il solo fondo salvataggi che per ora esiste.

Di qui la delicatezza dei prossimi passaggi. Dopo aver omesso (per una volta) le stime preliminari, il 21 dicembre l`Istat comunicherà i dati di crescita – o contrazione – dell`economia italiana fra luglio e settembre. Lo stesso giorno la Bce terrà un`asta di liquidità illimitata a tre anni, accettando in garanzia titoli di qualità peggiore del solito in modo da aprirsi a un maggior numero di banche. La Banca d`Italia e gli altri istituti nazionali potranno poi allargare ancor più il catalogo delle garanzie per far accedere anche molte banche piccole e medie.

In poche ore, il 21 dicembre, il sistema creditizio europeo potrebbe aspirare dalla Bce oltre mille miliardi: è esattamente la funzione di prestatore di ultima istanza che l`Eurotower rifiuta di svolgere per i governi. Ma venerdì a Bruxelles Nicolas Sarkozy ha fatto sapere che questa può essere una svolta anche per i debiti sovrani: il leader francese chiede che le banche private, come in Giappone, siano spinte dalle autorità a comprare titoli di Stato.

In Italia la vigilanza spetta al governatore Ignazio Visco, che giovedì ha auspicato più sostegno all`economia: «Saremo attenti a dove andrà la liquidità delle banche». Oggi che gli Stati le aiutano a restare aperte, chiedere un piccolo favore in cambio può rivelarsi una tentazione irresistibile.

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I Paesi dell`Unione europea hanno raggiunto un accordo, con la sola eccezìone della Gran Bretagna, per un nuovo Patto sull`unione di bilancio da perfezionare entro marzo. Il nuovo Trattato vincola i 17 Paesi dell`eurozona e in prospettiva i 9 con moneta propria a cui sí potrebbe aggiungere nel 2013 la Croazia, la cui adesione alla Ue è stata approvata venerdì scorso.

Il nuovo Patto mira a rafforzare la disciplina di bilancio, fissando allo 0,5% del Pil il tetto per il disavanzo strutturale di ogni Stato (principio che dovrà essere recepito dalle Costituzioni nazionali) e varando sanzioni quasi automatiche nel caso sia superata la soglia critica del 3%. I Paesi con debito pubblico superiore al 60% del Pil dovranno ridurlo ogni anno di almeno 1/20 dell`eccedenza. La Germania è riuscita ad evitare che nel Patto intergovernativo ci siano riferimenti alle obbligazioni europee, richieste da più Paesi.

In compenso il Meccanismo europeo di stabilità (Esm) entrerà in vigore nel luglio 2012, con un anno di anticipo. La sua capacità di prestito sarà pari a 500 miliardi, compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi. La Bce, che avrà il controllo tecnico del fondo permanente, non potrà però finanziarlo in caso di nuovi soccorsi ai Paesi europei in crisi.
I leader Ue hanno così deciso di versare al Fmi tramite prestiti bilaterali fino a 200 miliardi (che si aggiungono ai 500 dell`Esm), chiedendo inoltre ad altri partner dell`organismo di Washington a partire da Usa e Cina di concorrere con nuove risorse.

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