ESM e Fiscal Compact: parlamentari votano senza sapere di cosa si tratti

23 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Meccanismo Europeo di Stabilita’ e Fiscal Compact sono sulla bocca di tutti, ma nemmeno i parlamentari italiani, a cui e’ affidato il destino del nostro paese, sanno di cosa si tratti (GUARDA VIDEO SOTTO).

La settimana scorsa la Camera ha dato il via libera alle leggi di ratifica definitiva in Italia che recepiscono i Trattati che contengono il Fiscal Compact e il Mes, fortissimamente voluti dal Governo. Si tratta della definitiva conversione in legge italiana, essendo stati gia’ approvati dal Senato entrambi i disegni di legge.

L’accordo sul Fiscal Compact prevede che tutti gli stati europei vadano verso il pareggio di bilancio senza debiti. Ma la maggior parte dei deputati dimostra di non sapere nulla a riguardo. C’e’ anche chi, come Elio Belcastro del Gruppo Misto, ha votato contro, pur senza sapere bene il perche’. L’ignoranza e’ diffusa e non ha confini di appartenenza partitica.

Tra quelli che pensavano di caversela con un sorriso e una battuta figurano Renzo Lusetti (UDC), Paola Pelosi, Renzo Speciale e Paolo Rotondi del PdL, Scilipoti e Antonio Razzi di Popolo e Territorio e chi si giustifica dicendo che ‘e’ un documqnto che e’ in Commissione e a me non e’ ancora arrivato’ come Antonio Boccuzzi del PD.

Oltre a prevedere l’obbligo di pareggio di bilancio per i Paesi aderenti al Trattato, cosa che l’Italia ha già inserito nell’ordinamento addirittura introducendo apposita norma costituzionale, il fiscal compact – come ha ricordato al Parlamento lo stesso Moavero- prevede fra le sue ‘regole d’oro’- l’obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del Pil di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell’eccedenza ogni anno.

Il meccanismo entrera’ in vigore dal primo gennaio 2013 se almeno 12 paesi sui 25 che hanno firmato l’accordo decideranno di ratificarlo. Monti ha chiesto di utilizzare i soldi del MES, il fondo salva stati dell’area euro, per limitare lo spread.

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