ESG: boom di fondi green nella zona euro, ma non mancano ombre

25 Novembre 2020, di Mariangela Tessa

Piacciono agli investitori i fondi con mandato ambientale, sociale e di governance (ESG) anche se non mancano ombre. E’ quando emerge dalla sintesi preliminare della relazione della BCE sulla performance degli strumenti di finanza verde: fondi ESG e obbligazioni verdi.

Partiamo dai numeri. Secondo l’analisi della BCE, nella zona euro, gli asset dei fondi ESG sono aumentati del 170%  dal 2015. Nello stesso periodo il valore delle obbligazioni verdi in circolazione nell’area euro è aumentato di sette volte. Famiglie, assicurazioni e fondi pensione detengono oltre il 60% dei fondi ESG dell’eurozona.

Un trend confermato anche nel corso del 2020 quando, a fronte della volatilità dei mercati causata dalla pandemia, il valore complessivo di questi asset, detenuto nella zona euro, è salito raggiungendo 197 miliardi di euro.

“L’esposizione aggregata dei settori dell’area dell’euro ai fondi ESG è aumentata del 20% nell’ultimo anno. Nel primo trimestre del 2020, le istituzioni finanziarie e le famiglie dell’area dell’euro hanno ridotto le loro partecipazioni in fondi non ESG (in calo dell’1-8% a favore dei fondi ESG (in aumento del 4-10%)”.

Rischio greenwashing

Dietro la crescita vertiginosa degli ESG si nascono alcune debolezze. La maggiore resilienza implicita dei flussi di fondi ESG durante le turbolenze del mercato potrebbe riflette-  secondo l’analisi –  una base più stabile di investitori, nonché una minore esposizione a settori sottoperformanti come l’energia. Tuttavia, sebbene un Ecolabel UE per i prodotti retail sia in discussione presso la Commissione Europea, attualmente non esiste una definizione normativa dei fondi ESG, creando il potenziale per il cosiddetto “greenwashing”.

Inoltre, spiegano dalla BCE, le informazioni di mercato suggeriscono che le obbligazioni verdi sono state emesse nei mercati primari a tassi di interesse inferiori rispetto alle obbligazioni convenzionali nel 2019 e nel 2020. Nel mercato secondario, tuttavia, le obbligazioni verdi non differiscono costantemente da obbligazioni convenzionali simili in termini di interesse tassi o liquidità.

Le obbligazioni verdi non sono più economiche, dunque. Il motivo? Secondo la BCE per via del fatto che gli investitori “non valutano completamente” i rischi legati al clima o che “le obbligazioni verdi comportano il rischio di “greenwashing” in assenza di standard chiari“.

Se da una parte le obbligazioni verdi si rivolgono a progetti verdi, l’evidenza che le obbligazioni portano a minori emissioni di carbonio da parte degli emittenti è limitata. Inoltre, gli emittenti non sono responsabili del mancato raggiungimento degli obiettivi dei progetti finanziati da green bond.