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ENRON: STORIA DI ORDINARIA FOLLIA

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La vicenda Enron sembra non avere mai fine. Il titolo che valeva oltre $90 e’ sceso sotto quota $1 dopo essere stato sospeso mercoledi’ 28 novembre. Un calo tanto repentino e’ un evento al di fuori dell’ordinario per un’azienda considerata “old economy”. Il caso ha attirato i commenti di molti analisti, Wall Street Italia preferisce non tirare facili conclusioni e preferisce riportare semplicemente i fatti.

Enron e’ un colosso dell’energia e un assett strategico per l’economia americana. L’importanza di questa societa’ deriva dai servizi di trading su fonti energetiche, in particolare gas naturale, che presta al mercato all’ingrosso e al dettaglio. Insieme ad altri gioielli della old economy americana, Enron e’ quotata nello S&P 100. Veniamo ai fatti che hanno portato la societa’ al tracollo.

Il 17 aprile di quest’anno Enron batte le aspettative del mercato annunciando utili nel primo trimestre per 47 centesimi per azione. Il 12 luglio la storia si ripete, gli utili del secondo trimestre sono di 45 centesimi per azione. Il mercato si attendeva “solo” 42 centesimi. Il 15 agosto il CEO Jeffrey Skilling si dimette. La societa’ tiene a sottolineare in un comunicato che si tratta di dimissioni dettate da motivi personali. Il 16 ottobre escono i risultati relativi al terzo trimestre. La crescita degli utili e’ del 26% rispetto all’anno precedente con altri 43 centesimi ad azione.

Fino a questo punto Enron conferma la sua storia di successo. Il 22 ottobre cominciano i guai. Il titolo perde quasi il 14% sulla notizia di una richiesta della SEC di fornire informazioni supplementari su alcune transazioni, scendendo per la prima volta sotto quota $20. La richiesta arriva dopo una serie di articoli del Wall Street Journal che fiuta qualcosa di strano nell’operato di un dirigente di Enron. Il primo di novembre la SEC rende ufficiale l’indagine sulla societa’ e sul suo direttore finanziario Andrew Fastow nel frattempo sostituito. Il titolo chiude la sessione a $11,99.

L’8 novembre Enron annuncia che sta riformulando i bilanci dal 1997 ad oggi a causa di relazioni finanziarie “inesatte”. Il titolo sembra voler frenare la sua corsa al ribasso appena sopra gli $8. Nei giorni successivi, a tenere banco e’ la notizia di un acquisto della societa’ da parte della concorrente Dynegy, tra le condizioni poste per l’accordo quella che il debito di Enron non venga declassato a “junk”, soglia che prevede il rischio di insolvenza. L’operazione sembra ormai l’ultima ancora di salvezza per Enron. La comunita’ finanziaria si stringe intorno a questa speranza.

JP Morgan e Citigroup, banche fortemente esposte nell’indebitamento di Enron trasformano parte del debito in capitale di rischio, entrando nell’azionariato. Le agenzie di rating Mody’s e S&P evitano di declassare il debito della societa’ a “junk”. Purtroppo anche questo tentativo e’ destinato a naufragare.

Il 20 novembre l’azione scende sotto gli $8 chiudendo a $6,99 sulla notizia di difficolta’ nell’accordo di acquisizione. Nel week end il settimanale Barron’s, nel suo articolo di borsa, parla di reputazione in pericolo per le agenzie di rating che ancora difendono il debito di Enron.

Il 28 novembre Dinegy formalizza il rifiuto, al termine di una settimana di contrattazioni in cui il titolo sfonda la barriera di $1. Il definitivo declassamento a “junk” delle agenzie di rating sul debito della societa’ arriva solo prima che Enron annunci la sospensione di tutti i pagamenti non direttamente collegati alle operazioni di ordinaria amministrazione.

I rilievi sulla chiarezza del comportamento degli attori di questa storia, recitata sul palcoscenico della borsa americana, considerata da sempre un esempio di trasparenza, li lasciamo ai lettori.