Enrico Letta: “Basta con il dire che prima dell’euro si stava meglio”

21 Settembre 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – La Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’unione europea, potrebbe fare proseliti e altri paesi potrebbero seguirne l’esempio. A dirlo l’ex premier Enrico Letta, oggi direttore della Scuola Internazionale delI’ Università Sciences Po di Parigi e presidente dell’Istituto Delors, presentando a Berlino uno studio sull’euro e sulla crescita.

Letta in primo luogo elogia Mario Draghi, presidente della Bce, senza il quale la “situazione avrebbe potuto essere peggiore”, ma avverte:

“La tempesta non è passata: se la crisi si ripresentasse saremmo ancora impreparati e non possiamo più permetterci, come nel 2008, di impiegare 4 anni per il Fondo salva-Stati”.

Secondo l’ex premier Letta non esiste un’unione monetaria senza un’unione economica, “dobbiamo muoverci”  dice Letta o “a settembre 2017 potrebbe non esserci più un’Europa da aggiustare”. La ricetta secondo l’ex premier è puntare su investimenti che sono mancati negli anni della crisi e la democratizzazione dell’euro.

 “Proponiamo per esempio che il Fondo salva-Stati non sia usato solo per spegnere l’incendio ma per creare investimenti e che abbia meccanismi di reazione immediata tali da non dover ricorrere come nel 2009 al Fmi, tuttora in campo (…)  Servono gli investimenti. Voglio dire che bisogna affiancare a Draghi dei ministri dell’economia dell’euro che non siano banchieri ma abbiano una legittimazione politica e creare una sorta di parlamento dell’euro (…) L’euro è un tassello importante, finora ci ha difeso ma non ci ha dato crescita. Bisogna eliminare il sillogismo per cui prima della moneta unica si stava meglio: il 2000 non è uno spartiacque a causa dell’euro ma perché sono entrati in campo concorrenti che hanno messo ko l’Europa, penso all’India, al Brasile, alla Corea del Sud, alla Cina che è passata dal 5 al 17% dell’economia mondiale”.

E alla domanda se la Brexit potrebbe agevolare la democratizzazione dell’euro, l’ex premier si dice ottimista.

“Spero di sì. Ero per il Remain ma adesso è fatta e non si torna indietro. Il Regno Unito vorrebbe diventare la Singapore d’Europa ma noi dobbiamo essere saldi nel rifiutare la libertà di movimento dei soldi senza la libertà di movimento delle persone. Il tempo stringe (…) Bisogna agire”.

Fonte: La Stampa