ENI E’ UN SELL SICURO

10 Luglio 2008, di Redazione Wall Street Italia

*Questo documento e’ stato preparato da Giovanni Zibordi ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori e clientela professionale ai sensi dell’allegato n.3 al
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di WSI.

(WSI) – Vendi ENI (grafico, scheda) se ce l’hai in portafoglio. I giornali italiani non ne parlano ma la stampa internazionale e i report delle banche e broker criticano tutti la politica suicida dell’ENI.

ENI ora NON è più un investimento di lungo periodo anche se il petrolio sale, anzi più il petrolio sale e più viene spremuta come un limone dai governi con cui per disperazione negli ultimi due anni sta firmando un contratto capestro dopo l’altro impegnandosi a fare investimenti per decine di miliardi di cui probabilmente non recupererà i costi.

Il Financial Times ieri ha questa storia assolutamente devastante su quello che sta facendo Scaroni, firma qualunque cosa russi ed arabi chiedano per mantenere l’apparenza della crescita, ma questi governi hanno loro il coltello dalla parte del manico ed essendo ENI la società petrolifera con meno riserve Scaroni cala completamente le braghe impegnandosi ad investimenti senza ritorno.

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Da quando il petrolio è salito sopra 70-80 dollari i governi che siano il Kazakhstan o la Russia o il Venezuela o la Libia o il Qatar stracciano in pratica i contratti con vari pretesti e cambiano le condizioni in corso d’opera alle società petrolifere come ENI e queste non possono dire niente perchè nel campo dell’energia il “free market” è stato abolito negli anni ’80 quando hanno nazionalizzato tutto.

Gli arabi e russi possono comprare immobili, banche e società in occidente, ma nessuno può avere invece investimenti da loro nel settore energia. Questo è un fenomeno che riguarda tutte le maggiori società petrolifere ma Repsol ed ENI sono quelle messe peggio e per ragioni anche politiche sono quelle che stanno firmando contratti che gli analisti dicono non specificano nemmeno quando possono recuperare i costi.

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