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Elon Musk a processo per il compenso come ceo di Tesla

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Nuove grane per Elon Musk. Dopo l’affaire Twitter, l’imprenditore va a processo per difendere e dimostrare di meritarsi il suo compenso multimiliardario che incassa come ceo Tesla. Il processo, che si apre oggi, è il risultato delle denunce degli azionisti che hanno accusato la casa automobilistica, il ceo e il consiglio di amministrazione di aver tradito i loro obblighi fiduciari, concedendo all’imprenditore opzioni sui titoli per un valore di 56 miliardi di dollari.

Il processo arriva poche settimane dopo l‘acquisizione di Twitter, che è andata ad aggiungersi alle numerose società controllate dall’imprenditore sudafricano e che ha fornito ai legali degli investitori di Tesla un’ulteriore motivazione per sostenere che Musk abbia troppi incarichi per essere considerato amministratore delegato a tempo pieno della società. E, di conseguenza, di  meritare un compenso che di gran lunga superiore a quello degli amministratori delegati di qualsiasi altra società quotata. L’azione legale era stata presentata prima dell’acquisizione di Twitter, nel 2018 per la precisione.

Titolo Tesla: -35% da quando Musk ha annunciato l’acquisto di Twitter

Da quando Musk ha annunciato la sua offerta per l’acquisto del social network Twitter, le azioni di Tesla hanno segnato un calo di oltre il 35%. A titolo di confronto, il Nasdaq Composite è sceso di circa il 18% nello stesso arco di tempo.

Nel frattempo, secondo i documenti depositati alla Securities and Exchange Commission, Musk, a inizio novembre, avrebbe venduto 19,5 milioni di azioni Tesla per un valore di 3,9 miliardi di dollari. Una mossa necessaria per recuperare liquidità per far fronte all’operazione di acquisizione da 44 miliardi di dollari e che porta a 19,3 miliardi di dollari il valore totale delle azioni Tesla vendute da quando, lo scorso 14 aprile, ha annunciato l’acquisizione del social media.

In compenso, l’ultimo bilancio di Tesla, quello relativo al terzo trimestre, ha mostrato profitti per 3,33 miliardi, raddoppiati rispetto agli 1,62 miliardi di un anno fa, vicini al record assoluto e superiori alle attese del mercato. Ma le entrate, anche queste  record, si sono fermate a 21,45 miliardi, in crescita del 56% eppure inferiori ai 22 miliardi previsti dal consensus.