ELEZIONI USA: TUTTE LE REAZIONI ALLA SENTENZA

13 Dicembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

La Corte suprema si e’ pronunciata per la prima volta nella storia degli Stati Uniti su un caso decisivo per le sorti delle elezioni presidenziali.

I giudici hanno consegnato alla nazione una decisione presa a larga maggioranza sulle questioni di puro diritto, ma la sentenza rivela lacerazioni drammatiche in camera di consiglio sui rimedi da adottare.

I custodi della costituzione americana si sono divisi, esattamente come l’opinione pubblica, i politici e i giuristi. Contrastanti anche le reazioni alla sentenza.

Scontata la soddisfazione del fronte repubblicano, che rimanda ogni dichiarazione trionfale al discorso che George W. Bush terra’ dopo che Gore avra’ concesso formalmente la vittoria.

Il vicepresidente in carica, il grande sconfitto all’epilogo dell’estenuante battaglia legale, ha preso ulteriore tempo per riflettere.

Un portavoce ha fatto sapere che il Gore non commentera’ la sentenza questa mattina, come precedentemente annunciato, ma rivolgera’ un discorso alla nazione in serata.

Il presidente uscente, Bill Clinton, in viaggio in Irlanda, ha rifiutato qualsiasi commento: “Devo ancora leggere la sentenza” ha detto ai cronisti in assedio a Dublino.

E’ toccato cosi’ a William Daley, responsabile della campagna elettorale dei democratici, parlare per primo.

“Al Gore e Joseph Lieberman stanno esaminando la decisione della Corte suprema degli Stati Uniti – ha detto Daley – La decisione appare complessa e corposa. Occorrera’ del tempo per analizzarla”.

Un commento a caldo arriva da Michael Dorf, docente di diritto costituzionale alla Columbia University: “Credo che la decisione sara’ percepita come un’oltraggio dai democratici e sul lungo periodo alimentera’ il cinismo nei confronti della giustizia”.

Barry Friedman, cattedra di diritto costituzionale alla New York University, nota che la maggioranza dei giudici si e’ mostrata molto preoccupata della scadenza del 12 dicembre per la conclusione delle operazioni elettorali, quando l’opinione corrente fra gli esperti di diritto e’ che non si tratti affatto di un limite vincolante e insormontabile.

“E’ stupefacente – ha detto il professor Friedman – che la Corte suprema abbia deciso per conto dello stato della Florida che la scadenza del 12 dicembre fosse prioritaria rispetto alla determinazione della volonta’ degli elettori”.

Dall’Universita’ dell’Iowa un altro costituzionalista, Randall Bezanson, ha trovato “delle contraddizioni beffarde” nella decisione dei giudici federali: “A Washington hanno stabilito che la scadenza del 12 dicembre e’ vincolante sulla base di una sentenza della Corte suprema della Florida che hanno annullato”.

Sceglie una metafora per commentare la sentenza Jack Balkin, costituzionalista presso l’Universita’ di Yale: “E’ come se qualcuno si fosse accorto che un uomo sta annegando in mare e gridasse ‘Aspetta, ora arrivo a salvarti!’ e quindi se ne andasse per la sua strada”.

Il reverendo Jesse Jackson, attivista impegnato nella difesa dei diritto civili, e deputato dell’Illinois al Congresso Usa, ha invitato Gore a non mollare.

“Migliaia di elettori che si sono recati alle urne hanno visto il proprio voto gettato letteralmente nella spazzatura”, ha detto Jackson, paragonando la sentenza dei giudici a quella che la Corte suprema degli Stati Uniti scrisse nel 1857 dichiarando legittima la schiavitu’.

“Questa decisione e’ stata dettata da motivi ideologici e politici che privano la Corte di ogni autorita’ morale”, ha concluso Jackson.

“Vorrei tanto presentare appello contro questa sentenza che non capisco e non condivido, ma le decisioni della Corte suprema degli Stati Uniti non sono impugnabili per definizione”, ha dichiarato David Boies, il principe del foro che ha rappresentato Gore in molte udienze cruciali e che aveva convinto i giudici della Florida a riprendere la conta delle schede.

Ha detto invece di “sentirsi vendicato” dalla sentenza dell’Alta magistratura federale, Sanders Sauls, il giudice di Talahassee che aveva respinto la contestazione del risulato elettotorale in Florida da parte della squadra di Gore.

La sua decisione era stata fatta a pezzi dalla Corte suprema della Florida che, ravvisati errori di forma e sostanza nel giudizio, aveva ordinato che la verifica delle schede procedesse immediatamente.

Il giudice Sanders non ha voluto affrontare stampa e telecamere, ma ha incaricato la moglie di fargli da portavoce. “Mio marito ha apprezzato il fatto che la Corte suprema abbia confermato la sua decisione – ha detto alla Cnn la signora Cindy – ora si sente ora piu’ in sintonia con questo Paese”.

Per una copertura completa vedi ELEZIONI USA:
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