ELEZIONI USA: PRIMO VINCITORE E’ ALAN GREENSPAN

8 Novembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Mentre il fato dei candidati alla presidenza Usa George W. Bush (repubblicano, governatore del Texas) e Al Gore (democratico, vice-presidente Usa) viene deciso da un secondo spoglio dei seggi elettorali in Florida, un primo vincitore emerge chiaramente dalla campagna presidenziale.

Si tratta di Alan Greenspan, il presidente della Federal Reserve, affermano gli analisti. La ragione: chiunque risulti primo alle elezioni, questi avra’ vinto senza un forte sostegno popolare sulla direzione della politica economica del paese.

Questa situazione non fara’ altro che rafforzare la gia’ consolidata influenza del chairman della Fed sugli investitori e sull’opinione popolare in generale.

“Quel che [Greenspan] dice o non dice fara’ ancora di piu’ la differenza”, ha detto Sung Won Sohn, capo economista di Wells Fargo Bank, osservando che, con il pubblico degli elettori diviso tra Bush e Gore, Greenspan potrebbe diventare “il vero arbitro dei vari programmi economici” proposti.

Un’opinione condivisa da molti analisti, che riconoscono la forte diversita’ dei programmi economici proposti dai due condidati: forti sgravi fiscali da parte di Bush, un aumento delle spese federali da parte di Gore.

“Greenspan diventera’ l’oracolo della situazione” ha commentato David Jones, capo economista di IBJ Lanston.

L’influenza di Greenspan e’ cresciuta stabilmente e con forza sin da quando e’ cominciato il suo primo mandato nel 1987. Da allora, a Greenspan e’ stato attribuito il merito dell’esplosiva crescita dell’economia usa negli anni ’90 – il tasso di crescita piu’ forte dall’inizio degli anni ’60, sotto la presidenza di John F. Kennedy.

Col crescere della capacita’ della Fed e del Tesoro Usa di modellare la direzione dei tassi di interesse e del dollaro, queste due istituzioni hanno acquistato una credibilita’ sempre piu’ forte nell’opinione pubblica americana.

Al punto che ora, la prospettiva di una politica economica nelle mani di Greenspan non suona come un fattore destabilizzante. Tutt’altro: “Ogni volta che c’e’ uno slittamento di potere dal mondo politico a istituzioni considerate neutrali come la Fed, e’ un fattore positivo per l’economia”, ha detto Sohn.

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