ELEZIONI USA: LE BORSE IN BALIA DELLA POLITICA

13 Novembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Gli investitori poco propensi a occuparsi di politica hanno dovuto cambiare idea: Nasdaq e Dow Jones stanno reagendo alle dichiarazioni di guerra dei candidati presidenziali come davanti alle minacce di Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve, sui tassi d’interesse.

Le ripercussioni in borsa dell’empasse nell’elezione del 43mo presidente degli Stati Uniti d’America rappresentano – secondo Jeffrey Applegate, capo delle strategie d’investimento di Lehman Brothers – “un esempio del primato della politica sui mercati”.

Applegate e’ convinto che la volatilita’ sui listini non accennera’ a diminuire sino a quando non si sapra’ con certezza quale sara’ il nuovo inquilino della Casa Bianca. E i tempi d’attesa non sembrano essere brevi: il tentativo del segretario di stato della Florida, Katherine Harris, di chiudere la faccenda entro sabato pomeriggio e’ infatti minato da una valanga di possibili azioni legali.

“Sino a quando il problema non sara’ risolto – spiega Applegate – tutti i mercati americani soffriranno. Quello azionario prima di tutto, ma anche quello obbligazionario e valutario”.

Cosa fare dunque mentre in Florida avvocati, azzeccagarbugli e consulenti di primo piano cercano il bandolo della matassa?

Questi i consigli di Applegate:

Se possedete azioni, non vendetele. Il capo delle strategie d’investimento di Lehman Brothers e’ infatti ottimista sul lungo termine e conferma piega fiducia al comparto high-tech.

Nonostante il Nasdaq sia sotto ai massimi degli ultimi dodici mesi del 40%, Applegate prevede che sia destinato a battere la performance degli altri indici di buona misura.

Applegate si aspetta che entro la fine dell’anno l’indice allargato S&P 500 raggiunga quota 1.600, e che l’indice Dow Jones segni un incremento del 17% rispetto ai valori attuali.

Per il Nasdaq il giudizio di Applegate batte in ottimismo persino quello di Abby Cohen, analista di punta di Goldman Sachs. Cohen ha indicato l’obiettivo di 4.300 per il tabellone elettronico entro la fine di dicembre, Applegate rilancia a 4.600.

Quale sia la ragione di un atteggiamento tanto ‘bullish’ (tutto sul toro), come si usa dire a Wall Street, e’ lo stesso Applegate a spiegarlo : “Cosi’ come il governo rappresenta in questo momento un fattore di incertezza, cosi’ pure al governo va riconosciuto di aver contribuito a una crescita economica senza precedenti e a favolosi riazi di borsa”.

“La politica monetaria negli Stati Uniti e’ stata quanto di meglio un paese possa sperare di avere; la politica fiscale si e’ rimessa sui binari giusti dopo tre decenni; la politica commerciale con l’estero infine e’ indiscutibilmente la migliore che gli Stati Uniti abbiano mai avuto”.

Poiche’ le ultime elezioni hanno eroso il margine con cui la maggioranza repubblicana governa camera e senato, Applegate non si aspetta cambiamenti ne’ in tema di politica monetaria ne’ tantomeno fiscale. Indipendentemente da chi sara’ il nuovo inquilino della Casa Bianca.

Il nuovo presidente si adoperera’ comunque – secondo il guru di Lehman Brothers – per ridurre almeno della meta’ il debito pubblico degli Stati Uniti, calcolato in circa $1.000 miliardi e questo dara’ impulso al mercato obbligazionario come a quello azionario.

Per una copertura completa vedi ELEZIONI USA:
SPECIALE WALL STREET ITALIA