ELEZIONI USA: BUSH IN TESTA MA NON E’ FINITA

10 Novembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Gli scrutatori in Florida hanno completato il secondo conteggio delle schede elettorali. Secondo le stime ufficiose della Associated Press, il candidato repubblicano George W. Bush e’ in testa per 327 voti. La commissione elettorale della stato della Florida non ha pero’ proclamato nessun vincitore e prende tempo sino al 17 novembre.

Ieri sera infatti, quando mancavano pochi seggi al completamento dello scrutinio, le autorita’ elettorali della Florida hanno fatto sapere di non poter ritenere concluse le operazioni poiche’, a causa dell’esiguo scarto fra i due candidati, risulta determinante il computo delle schede provenienti dai seggi all’estero.

“La legge stabilisce che le schede provenienti dagli elettori residenti all’estero debbano pervenire entro il 17 novembre – ha il responsabile dell’ufficio elettorale”.

Un secco no comment e’ stato opposto circa la possibilita’ che un gruppo di elettori o gli stessi responsabili della campagna elettorale di Al Gore possano promuovere ricorso per presunte irregolarita’ nella contea di Palm Beach.

Sale intanto la tensione tra il fronte repubblicano e quello democratico: la squadra del governatore del Texas, George W. Bush, ha chiesto che il candidato democratico, il vicepresidente uscente Al Gore, si arrenda.

“Il conteggio dimostra che il governatore Bush ha vinto le elezioni in Florida”, ha dichiarato Karen Hughes, portavoce del candidato repubblicano.

“Questo e’ solo l’inizio” e’ stata la replica dei democatici che, dopo aver chiesto alle autorita’ della Florida di procedere a un terzo conteggio, questa volta manuale, delle schede, stanno considerando tutte le possibili azioni legali da intraprendere.

Al centro della contesa i voti nella contea di Palm Beach, nelle vicinanze di Miami, dove le schede elettorali consegnate in cabina erano diverse da quelle riprodotte nelle istruzioni per il voto e dove la casella corrispondente a Gore si trovava al terzo posto anziche’ al secondo.

Votando la casella accanto al nome del candidato democratico – lamentano molti elettori – la preferenza andava a Pat Buchanan, il candidato del partito ultraconservatore.

E’ da notare che Buchanan non aveva neppure fatto campagna elettorale a Palm Beach e ha ammesso in prima persona che quei voti non gli appartengono.

Il numero verde istituito dai democratici per raccogliere le segnalazioni degli elettori ha ricevuto sinora oltre 5.000 proteste e manifestazioni di strada si sono viste a Palm Beach; i cittadini brandiscono cartelli che recitano: “Votare di nuovo. Ora!”.

Alcuni elettori stanno gia’ procedendo in sede legale per impugnare il risultato elettorale. Gli osservatori s’interrogano a questo punto se la squadra di Gore si orientera’ per un’azione legale diretta o se organizzera’ e sosterra’ i ricorsi dei cittadini.

Ad affiancare l’esercito di avvocati che sta lavorando fianco a fianco con i democratici, e’ arrivato Warren Christopher, l’ex segretario di stato di Clinton, in qualita’ di garante.

Christopher ha dichiarato di aver riscontrato “gravissime irregolarita’ nel voto”, un giudizio che – nel caso la vittoria fosse assegnata a Bush – spalanca le porte all’impugnazione del risultato da parte di Gore.

Lo staff repubblicano, da canto suo, minaccia di chiedere che siano ricontate le schede in tutti gli stati dove Bush e’ finito in mnoranza, a cominciare dall’Iowa.

L’estenuante attesa, che sta rischiando di ridicolizzare la prima democrazia del mondo, sembra dunque destinata a durare anche oltre quel fatidico 17 novembre indicato dalle autorita’ della Florida.

Per una copertura completa vedi ELEZIONI USA:
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