ELEZIONI USA: ARRIVA LA CARICA DEGLI AVVOCATI

10 Novembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Le autorita’ elettorali della Florida hanno preso tempo e hanno fatto sapere che non proclameranno nessun vincitore sino a che non saranno pervenute le schede degli elettori residenti all’estero. Il termine di legge e’ il 17 novembre.

I responsabili della campagna elettorale del democratico Al Gore stanno intanto valutando tutte le possibilita’ per impugnare l’esito delle urne, qualore dovesse essere confermata la vittoria del repubblicano George W. Bush.

Il tribunale della Florida ha il potere di annullare il voto e di ordinare la ripetizione del procedimento elettorale – spiegano gli esperti di diritto – ma difficilmente i giudici ricorrono a questa prerogativa per riluttanza a intervenire nelle questioni politiche e dando per scontato che errori si verificano in tutte le votazioni.

“Operazioni elettorali all’insegna della perfezione, semplicemente non esistono”, dice David Cardwell, un avvocato che in passato ha ricoperto l’incarico di direttore dell’ufficio elettorale della Florida.

In passato si sono verificati molti casi di contestazioni elettorali in Florida ma, come nel resto degli Stati Uniti, le corti di giustizia hanno preferito non immischiarsi con la politica.

Sta da vedere a questo punto se le irregolarita’ denunciate dagli elettori della contea di Palm Beach ricadano in qualche particolare previsione di legge, meritevole di attenzione da parte dei giudici.

La giurisprudenza mostra un quadro contrastante: da una parte i tribunali della Florida hanno cercato di mantenere un basso profilo nelle questioni elettorali, ma dall’altra esistono dichiarazioni di principio che affermano e ribadiscono il ruolo della magistratura giudicante nel riesame delle operazioni di voto per accertare che ogni singolo elettore abbia avuto la possibilita’ di manifestare la propria preferenza. Anche a costo di ripetere le elezioni.

“Qualsiasi giudice si muovera’ con i piedi di piombo – e’ il parere di Jon Mills, direttore del dipartimento degli Affari governativi dell’Universita’ della Florida – Ma non potra’ dimenticare le numerosi dichiarazioni di principio della magistratura, che avoca a se’ il potere di interpretare la legge elettorale a tutela della volonta’ popolare”.

Nel 1998, per citare un esempio, la Corte suprema della Florida accetto’ di discutere un caso di irregolarita’ nel procedimento elettorale, ma decise di negare la ripetizione del voto poiche’ non vi era evidenza sufficiente che l’assenza di irregolarita’ avrebbe potuto capovolgere il risultato.

Proprio in questa occasione tuttavia, i giudici vollero ribadire, come si legge nel dispositivo della sentenza, che “se ragionevole dubbio esiste”, e’ in loro potere convocare nuove elezioni.

La Corte suprema volle addirittura spingersi oltre, affermando che il potere di convocare nuove elezioni puo’ essere esercitato anche nel caso la volonta’ popolare risulti viziata in assenza di colpa o dolo”.

“Ci troviamo a navigare in acque poco chiare”, ammette Terence J. Anderson, docente di diritto elettorale all’Universita’ di Miami.

La giurisprudenza indica infatti frode, corruzione e ineleggibilita’ quali casi principali per imporre un ritorno alle urne da parte degli elettori e nessuno di questi e’ stato citato per le votazioni presidenziali che si sono concluse martedi’.

Gli avvocati che stanno lavorando per il partito democratico hanno citato pero’ altre un’altra figura giuridica: “il diritto al nome del candidato”.

Questo potrebbe essere l’asso nella manica dei legali di Al Gore per impugnare il voto nella contea di Palm Beach, dove il candidato democatico era elencato al secondo posto nella scheda, ma doveva essere votato forando la terza casella.

Lo stesso Warren Christopher, ex segretario di stato durante la prima amministrazione Clinton, giunto in Florida in qualita’ di consulente per la squadra di Gore, ha dichiarato di aver “riscontrato gravi irregolarita’ nel voto”.

Da Washington fanno inoltre notare che non siamo di fronte a elezioni locali e che, dopo il ricorso all’autorita’ giudiziaria locale, rimangono sempre aperte le porte per un ricorso alla corte federale per l’interpretazione della legge elettorale della Florida.

Anche le leggi federali tuttavia possono dare buoni appigli a chi vogli impugnare l’esito delle elezioni. Il ‘Voting Rights Act’, che stabilisce e protegge il suffragio universale, potrebbe essere invocato dalle minoranze, come la comunita’ afro-americana, che hanno lamentato problemi nell’ammissione alle urne.

Non e’ dunque escluso che due distinti procedimenti, uno innanzi al tribunale dello stato della Florida, l’altro innanzi a quello federale, possano essere avviati e addirittura si potrebbe assistere a due verdetti di prima istanza contraddittori.

“Qualcuno comincia a sperare che un giudice proclami il vincitore con una sentenza e ponga fine a questa estenuante contesa – chiosa Richard Briffault, docente di diritto elettorale alla prestigiosa Columbia University – ma le cose non funzionano in questo modo”.

Per una copertura completa vedi ELEZIONI USA:
SPECIALE WALL STREET ITALIA