Elezioni Usa 2016: Clinton, arriva endorsement di Buffett

17 Dicembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Hillary Clinton, che già partiva favorita nella corsa alla leadership del partito Democratico alle prossime elezioni presidenziali Usa, ha ottenuto anche la benedizione del guru degli investimenti per eccellenza: Warren Buffett. L’ex First Lady ha presentato un piano fiscale che è piaciuto al presidente di Berkshire Hathaway che a Omaha ha partecipato al rally della campagna elettorale di Clinton.

L’ex Segretario di Stato ha fatto capire di essere pronta a osare per ridurre le disuguaglianze e che pertanto cercherà di spingersi oltre quanto proposto dal presidente attuale, Barack Obama, il quale lascerà l’incarico l’anno prossimo al termine di due mandati consecutivi. Clinton proporrà l’introduzione di un sistema fiscale più equo, che assicuri che la parte più ricca della popolazione paghi tasse più alte di quelle imposte alla classe media, da sempre il vero motore della crescita in Usa. Una sorta di tentativo di potenziare la Buffett Rule in vigore da più di due anni.

Clinton non ha offerto altri dettagli sul piano, ma Buffett – che ha da tempo difeso un simile cambiamento nelle politiche fiscali della prima economia al mondo – ha dato segno di apprezzamento a Omaha. Il programma concreto verrà presentato l’anno prossimo e – per parola della stessa Clinton – “assicurerà che l’aliquota effettiva pagata dai milionari rispecchi un sistema fiscale veramente giusto” in America.

La lotta alle disuguaglianze sociali è diventato uno degli obiettivi cardine del partito Democratico ed è uno dei cavalli di battaglia del principale rivale di Clinton nella corsa alla nomination, Bernie Sanders. Il senatore del Vermont, insieme alle critiche alle attività di lobbysmo delle multinazionali e al potere concentrato nelle mani di pochi miliardari, ha fatto dell’allargamento delle disparità sociali e di salario il tema centrale della sua campagna.

Gli effetti della Buffett Rule

Al termine della sua ultima campagna elettorale Obama ha coniato il termine “Buffett Rule” dopo che con un editoriale sul New York Times l’investitore miliardario aveva criticato con forza le politiche fiscali che consentivano a ricconi come lui di pagare meno tasse della sua segretaria. Da quel momento Buffett è diventato un insolito simbolo della lotta contro le disuguaglianze di reddito.

La legge di Buffett prevista da Obama fa sì che i contribuenti con un reddito lordo superiore ai 2 milioni di dollari paghino un’aliquota minima del 30%. Roba da far ridere in Europa. Al momento le tasse da versare per le famiglie più benestanti negli Stati Uniti variano molto a seconda dei casi e chi ottiene la maggior parte dei guadagni da investimenti e dividendi può pagare anche solo il 23,8%.

“La Buffett Rule dice che i milionari paghino almento il 30% di tasse sul reddito. Io voglio spingermi persino oltre. Ha detto Clinton davanti a una platea di 800 persone. “Voglio essere il presidente delle persone che fanno fatica, che sono ambiziosi e che hanno successo”. Il riferimento alla classe media è evidente.

I 400 americani più ricchi hanno visto i propri redditi salire di sette volte tra il 1992 e il 2012, secondo gli ultimi dati a disposizione dell’IRS citati dallo stesso Buffett sul palco dell’auditorium di Omaha. In quel periodo le tasse sono scese di circa un terzo. Negli ultimi anni il gap tra la parte più alta della forchetta di reddito e il resto della popolazione americana si è ristretto, grazie all’incremento dell’aliquota per i più ricchi introdotto nel 2013.

 

Fonte: Wall Street Journal