Elezioni UK, può succedere di tutto: deja-vu Brexit

8 Giugno 2017, di Daniele Chicca

Il costo per proteggersi contro un eventuale calo della sterlina è balzato dopo che gli ultimi sondaggi non danno un quadro chiaro di quello che potrebbe essere l’esito delle elezioni generali di oggi. Il voto lampo indetto da Theresa May per rafforzare la sua linea politica in Parlamento e all’interno del partito dei conservatori in vista dell’avvio dei negoziati delicati con l’Unione Europea sulla Brexit, è incerto.

Gli ultimi sondaggi pubblicati dal Times danno il partito dei Tories al governo in vantaggio di sette punti, un risultato deludente per i conservatori, che non garantirebbe loro la maggioranza assoluta alla Camera dei Lord e dei Comuni. Detto questo restano i favoriti indiscussi e una vittoria di Jeremy Corbyn e dei laburisti sarebbe uno choc.

Le ultime rilevazioni di YouGov proiettano i Laburisti a 269 seggi, 37 in più del 2015, un numero più che sufficiente per consentire ai partiti di centro e di sinistra di ostacolare i conservatori. Con 302 seggi il partito al governo sarebbe il più influente in Parlamento ma senza garanzia di governabilità.

Il Labour è in avanzamento in tutti gli ultimi sondaggi pubblicati. ICM, IpsosMori, ComRes e ORB danno in conservatori in ampio vantaggio, mentre YouGov, Opinium e Survation hanno rilevato un piccolo margine di distacco dai rivali. I seggi chiudono alle 23 italiane e solo a quell’ora, in tarda serata, usciranno i primi exit poll e si saprà qualcosa sull’andamento delle elezioni, critiche per decidere il futuro dell’Europa e non solo del Regno Unito.

Tanta incertezza ha spedito in orbita il costo per assicurarsi contro eventuali variazioni estreme della sterlina. I trader si aspettano che la divisa britannica subisca oscillazioni di prezzo notevoli durante e dopo le elezioni. La volatilità implicita del cross sterlina dollaro è balzata al 30,75% oggi, ai massimi da luglio dell’anno scorso. Sul cambio con l’euro, la volatilità è la più alta dal giorno del voto sulla Brexit (31,55%).

La premier May dovrebbe riuscire a pescare voti dalla base elettorale dell’estrema destra (con il partito Ukip in sfaldamento) e una piccola fetta del voto Liberal Democratico, il partito di centro che si è giocato grand parte della base elettorale quando il suo ex leader Nicolas Clegg ha deciso di allearsi al governo Cameron dopo il voto del 2013. È una tendenza politica che ha caratterizzato la campagna elettorale fin dal suo inizio.

Tuttavia May ha commesso qualche errore strategico di troppo e la sua campagna non ha convinto evidentemente a sufficienza gli indecisi, almeno a giudicare dai sondaggi, e non ha permesso ai conservatori di attirare i voti di quegli elettori di centro sinistra scontenti dell’approccio e delle idee del leader dei Laburisti Jeremy Corbyn. Ai loro occhi alla fine May si è rilevata essere una conservatrice tradizionale e non una leader con una strategia foriera di un nuovo corso.

Soltanto secondo due rilevazioni, quelle di ComRes e ICM, i Tories vinceranno facilmente. Se tali stime si riveleranno corrette, il governo May imporrà la sua linea per una Hard Brexit, altrimenti potrebbe prevalere quella di una soft Brexit. In aprile i sondaggi davano i conservatori al governo avanti addirittura di 20-25 punti, proiezioni che avevano convinto May a indire le elezioni anticipate.

Volatilità alle stelle, non è escluso esito choc in stile Brexit

A dimostrazione dell’incertezza del voto e della volatilità dell’elettorato britannico, in gennaio il distacco variava dall’8 al 17%. Ora la media è di 9,6%. A candidarsi oltre ai già citati LibDem di Tim Farron, ai Tories e al Labour c’è anche la primo ministro della Scozia, Nicola Sturgeon, 46enne di orientamento di centro sinistra.

Più sotto sono raggruppati i risultati delle ultime rilevazioni pre voto, che però vanno analizzate tenendo presente che al contrario dei sondaggi nel Regno Unito non c’è un voto nazionale bensì un voto che varia di collegio in collegio. Significa che diventerà essenziale la distribuzione dei voti: anche senza un grande vantaggio sul piano nazionale il partito che la spunta potrebbe ottenere un’ampia vittoria e viceversa il successo non è assicurato anche conquistando numerosi voti su base nazionale.

La cosa sicura è che una vittoria a sorpresa di Corbyn provocherebbe un terremoto politico pari a quello visto con il referendum sulla Brexit e con l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Queste considerazioni fanno sì che la sterlina oggi sui mercati stia vivendo una seduta estremamente volatile, con i guadagni che si sono ridotti nella mattinata dopo la pubblicazione delle cifre sul PIL, che hanno mostrato come Londra sia il paese che è cresciuto meno in Europa nel primo trimestre. Al momento la divisa britannica scambia in area $1,295, scendendo dai massimi di due settimane.