Elezioni politiche, Grasso risponde alle polemiche. Sì di Renzi al salario minimo

8 Gennaio 2018, di Livia Liberatore

Tirare fuori la questione dei contributi arretrati chiesti dal tesoriere del Pd al presidente del Senato Pietro Grasso proprio nel giorno in cui Grasso ha annunciato la sua candidatura alle prossime elezioni con Liberi e Uniti “appare come un atto di ritorsione a carattere propagandistico piuttosto che una sincera volontà di fare chiarezza”. Così risponde Pietro Grasso alle polemiche scoppiate dopo la lettera di Francesco Bonifazi sulla questione dei contributi arretrati per oltre 80mila euro richiesti al presidente del Senato, per quasi tutta la legislatura iscritto al gruppo Dem.

Riguardo all’altra critica fatta dal Partito democratico a Grasso, di superare il tetto dei 240 mila euro di retribuzione previsti per i dipendenti pubblici, Grasso risponde:

“La pensione da magistrato, di gran lunga inferiore al tetto dei 240 mila euro, dalla quale è stato prelevato per tre anni il dovuto contributo di solidarietà, previsto dalla legge, è frutto di 43 anni di lavoro svolto con impegno, senso delle istituzioni e spirito di sacrificio, condiviso con la mia famiglia. Non certo qualcosa di cui vergognarmi”.

Sempre nel dibattito pre elezioni, in un’intervista alla Nazione, il leader del Partito democratico Matteo Renzi ha parlato della sua idea di un salario minimo legale fra i 9 e i 10 euro all’ora, oltre che di quella di una campagna elettorale “casa per casa”. Dopo la posizione a favore dell’abolizione del canone Rai, Renzi precisa: “toglierlo non è una priorità, ma ridurre i costi alle famiglie non è demagogia”. E parlando delle prossime elezioni politiche, sottolinea “Gentiloni ha governato bene, adesso avanti con Padoan”.

“Non mi interessa il mio futuro”, ha detto poi Renzi, “basta che a Palazzo Chigi vada un dem”.