Elezioni politiche Camera e Senato: le differenze nel voto

2 Febbraio 2017, di Alessandra Caparello

 A fine gennaio 2017 la Corte costituzionale si è pronunciata in merito all’Italicum, la legge elettorale voluta dal governo Renzi, e ne ha dichiarato l’illegittimità in alcune sue parti ma al tempo stesso ha affermato che la legge è suscettibile di immediata applicazione.

La conseguenza è che oggi in Italia esistono due diverse leggi elettorali, una l’Italicum per la Camera deputati e l’altra il Consultellum, ex Porcellum, per il Senato. Due sistemi elettorale diversi, entrambi frutti di interventi della Consulta ed entrambi hanno una base di impianto proporzionale. Ecco quali sono le differenze.

Elezioni politiche alla Camera: come si vota

Oggi dopo l’intervento della Consulta alla Camera dei deputati si vota con l’Italicum parzialmente modificato, La soglia di sbarramento è al 3% e non sono previste coalizioni: la singola lista che raggiunge il 40% dei voti ottiene un premio di maggioranza che gli garantisce 340 deputati, una maggioranza di circa il 55%. La legge prevede la divisione del territorio nazionale in 100 collegi plurinominali che eleggono dai 3 ai 9 deputati ciascuno, tranne 9 collegi di Trentino Alto-Adige e Valle d’Aosta che sono invece uninominali.

Nella circoscrizione estero sono eletti altri 12 deputati con metodo proporzionale. Gli elettori possono esprimere anche due preferenze sui candidati che vogliono eleggere, una preferenza deve andare ad una donna. Bloccati i capolista e ciò significa che nel collegio dove una lista ottiene uno o più deputati, il primo che verrà eletto è il capolista nominato dal partito. I capilista possono essere candidati anche in più di un collegio, al massimo 10 e se risultano eletti in due o più, l’elezione è affidata al sorteggio.

Elezioni politiche al Senato: come si vota

La legge elettorale valevole al Senato, il Consultellum, non prevede a differenza della Camera nessun premio di maggioranza. Sono possibili in tal caso le coalizioni ossia diversi partiti possono presentarsi insieme con i propri simboli, e devono prendere almeno il 20% a livello regionale.

Le liste che fanno parte del gruppo a loro volta devono raggiungere il 3% e se corrono da sole occorre arrivare all’8%. Come preferenze al Senato se ne può indicare solo una e ci sarà un collegio per regione, per un totale di 20.