Europee, la misura della difficoltà (o della ripresa)

26 Maggio 2019, di Leopoldo Gasbarro

A poche ore dalla tornata elettorale europea, sono i Paesi con i conti in disordine quelli che tremano di più. Tra questi naturalmente c’è l’Italia che, guarda a queste consultazioni continentali anche per orientare la politica interna. Il confronto Lega-Cinque Stelle continua a tenere banco, come se ogni volta ci fosse bisogno di una scusa per creare una frattura tra le parti che, invece, ogni volta, viene rimandata alla successiva, con profonda delusione della controparte che spera più in conflitti interni alla maggioranza che a costruire un progetto univoco e capace di aggregare forze, progetti, ed elettori.

Sono convinto che ce ne saranno tanti altri momenti di potenziale contrasto, tuttavia si ha la sensazione che, nonostante tutto, le liti che Conte è costretto a dirimere ogni volta, sembrano più di facciata, più per l’opinione pubblica, che reali. Del resto sono necessarie per tranquillizzare i due rispettivi elettorati così distanti tra loro sia nei programmi, sia nei modi di approcciarsi alla politica.

Come finirà?

Se avessi la sfera di cristallo lo saprei, ma cercando di fare come la Sibilla cumana, cercando di cogliere sfumature e dettagli, mi viene da pensare che questo governo potrebbe andare avanti ancora a lungo.

L’unico vero scoglio da aggirare è il confronto finanziario con l’Unione Europea.

Purtroppo quando si parte da un macigno così pesante qual è il nostro debito pubblico, che ha abbondantemente superato i 2350 mld non è facile essere davvero indipendenti.

L’idea di “Italian First” è splendida, ma se ti chiudono i rubinetti della liquidità con l’Italian First ci si può solo riempire la bocca.

C’è un dato, però che appare incontrovertibile e che al di là di quello che ci viene raccontato misura DIFFICOLTA’ o RIPRESA.

 

Sembrerà strano ma si tratta proprio dello SPREAD.

Sì, perché checchè ne dicano alcuni lo SPREAD incide eccome. E’ logico e scontato che poi ci sia qualcuno che possa farne uso strumentale in chiave politica. Ma l’uso strumentale è concesso proprio dal fatto che esistano i famosi 2359 mld di debito su cui lo spread finisce per gravare.

Facciamo degli esempi concreti.

 *I dati e le grafiche delle ricerche sono di Mazziero-Research

Cominciamo da un dato, la quantità di titoli di stato che scadranno quest’anno e che dovranno essere rinnovati, così come riportato nella grafica:

Si tratta di oltre 210 mld da qui alla fine dell’anno.

Ma perché sono importanti i Titoli di Stato in Scadenza?

Perché l’aumento dello SPREAD si tradurrà in rialzo dei tassi d’interesse da pagare proprio ai sottoscrittori di titoli di stato e che, alla scadenza passeranno all’incasso. Ma quei titoli dovranno essere rinnovati.

Immaginiamo che i Titoli in scadenza abbiano tutti un tasso dell’1%.

Ciò vuol dire che su quei 210 mld pagheremo 2,1 mld di interessi.

Ma se al momento del rinnovo, a causa degli effetti dello Spread il tasso salisse, ad esempio al 2%, ecco che gli interessi che il Paese dovrà pagare saranno pari a 4,1 mld.

In queste condizioni i conti pubblici finiranno per essere messi ancora più sotto pressione. Inoltre il nuovo tasso inciderà non solo al momento del rinnovo, ma per tutti gli anni di durata dei titoli che verranno rinnovati:

 

 

Se si trattasse di un BTP a 10 anni la maggiorazione verrebbe applicata per tutti e 10 gli anni di durata.

Ma allora quanto costa lo SPREAD allo Stato Italiano, e quindi anche a noi?

Ecco la tabella che ci aiuta a comprenderlo.

Maurizio Mazziero, con il suo Centro Studi – Mazziero Research, ci fornisce tutti i numeri di cui abbiamo bisogno e ci aiuta a capire, come riportato nella Nota alla Tabella 9 del suo ultimo report trimestrale che:

0,50% di tasso d’interesse in più producono
2,01 MLD di Spesa Pubblica per interessi in più.

 

Così, per prendere l’ultima riga della tabella:

2,00% di tasso d’interesse in più producono
8,05 MLD di Spesa Pubblica per interessi in più.

 

Insomma più SPREAD si traduce in più INTERESSI da pagare, ma più interessi creano più DEBITO PUBBLICO, più debito genera MENO FIDUCIA nel Paese da parte delle istituzioni internazionali.

Il calo della Fiducia nei confronti dell’Italia, costringe l’Italia stessa, se vuole attirare capitali dall’estero ad alzare ulteriormente i tassi d’interesse.

Insomma s’innesca un circolo VIZIOSO deleterio sotto tutti i punti di vista.

Gli unici a guadagnarci saranno i sottoscrittori dei titoli di stato che troveranno tassi più alti tassi che, come abbiamo visto, però, finiranno per strozzare il Paese.

E’ proprio per questo motivo che il FMI dice che: In Italia c’è stato trasferimento di ricchezza dal pubblico al privato, una ricchezza che va riportata, secondo il Fondo, in equilibrio.

Ma noi non ci arrediamo.

Noi siamo italiani, ricordiamocelo. Noi siamo quelli di Leonardo Da Vinci, del Brunelleschi e del Michelangelo.

Noi siamo quelli che hanno i panorami che inglobano mari e monti, che hanno vinto quattro mondiali di calcio e che ne vinceremo ancora. Noi siamo quelli che, quando è arrivata l’ora de #LaResaDeiConti, sono capaci di fare #SoloCoseBelle.