Elezioni Francia: perché Le Pen può vincere

24 Novembre 2016, di Daniele Chicca

Ora che il candidato del centro destra pare che sarà il conservatore Francois Fillon, sono cresciute le possibilità di vittoria di Marine Le Pen del Front National alle prossime elezioni presidenziali francesi di aprile 2017. Una corsa all’Eliseo con Fillon e non con il più moderato Alain Juppé, sfidante dell’ex primo ministro sotto Sarkozy al secondo turno delle primarie del partito Repubblicano, sembrerebbe avvantaggiare Le Pen.

Dopo la vittoria contro pronostico di Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi e l’esito choc della Brexit a giugno dell’anno scorso, tutto è possibile e non va sottovalutata la volontà del popolo occidentale di cambiare lo status quo e punire l’establishment per gli errori commessi e le crisi del recente passato.

Lo stesso premier francese Manuel Valls ha ammesso che la leader del partito anti europeista di estrema destra ha la possibilità di venire eletta Presidente della Repubblica francese nella primavera del 2017. Sarebbe uno choc, un evento drammatico per le élite europee e per il progetto dell’area euro, e un cigno nero per i mercati finanziari. Le Pen è a favore dell’uscita della Francia dall’Eurozona.

Chiunque siano i suoi sfidanti diretti – il partito Socialista terrà le primarie per decidere un leader a inizio 2017 – Le Pen, 48 anni, cercherà di condurre una campagna elettorale aggressiva nel tentativo di cavalcare l’onda del populismo anti establishment che ha permesso a Trump, una personalità controversa senza alcuna esperienza politica, di sedersi alla Casa Bianca, e al fronte del Leave di portare a casa la vittoria con il 52% dei consensi nel voto sulla Brexit del 23 giugno.

In un eventuale secondo turno con Fillon, che è dato in largo vantaggio sul suo rivale di partito Juppé, ex primo ministro sotto Jacques Chirac, nell’ultima sfida tra i due che si svolgerà questo fine settimana, Le Pen si giocherebbe le sue carte. Difficile che al secondo turno delle presidenziali arrivi un candidato dei socialisti o Emmanuel Macron, ministro dell’Economia leader di una nuova formazione centrista da lui appena fondata.

Le formazioni di stampo moderato (centro, socialisti e partito Repubblicano) faranno in quel caso appello al popolo francese perché si unisca in un voto filo europeo, cercando di raggruppare il maggior numero di consensi da parte di chi è contrario alle idee xenofobe e protezioniste del Front National. La legge elettorale francese prevede che diventi presidente chi si aggiudica il primo turno con almeno il 51% delle preferenze o chi esca vittorioso al secondo turno, quando a darsi battaglia sono i due candidati che hanno registrato il maggior numero di preferenze al primo round.

Fillon, candidato dell’austerity

Fillon, che ha lodato con orgoglio le politiche di destra dell’ex premier britannico Margaret Thatcher, soprannominata “Lady di Ferro”, ha un’agenda politica ultra conservatrice in materia di diritti (è contrario ai matrimoni tra persone omosessuali) e immigrazione, ed è un falco neoliberale pro europeo in materia economica. Quest’ultimo aspetto lo differenzia enormemente dal Front National.

Nel suo programma politico economico Fillon promette di tagliare posti di lavoro e il bilancio nei servizi pubblici, di cancellare il limite massimo alle ore di lavoro (le famose 35 ore settimanali orgoglio della sinistra socialista francese) e di aumentare progressivamente l’età pensionabile. Difficile che l’elettorato di sinistra di un paese famoso per i suoi scioperi, le sue proteste contro l’austerity e a difesa dei diritti dei lavoratori, si schieri a favore di un candidato con simili proposte conservatrici.

Se Fillon è un candidato divisivo, Le Pen, paradossalmente, sembra raccogliere più ampi consensi di Fillon se si prende in esame l’intero spettro socio-politico francese degli ultimi anni. La sua crescente popolarità è la dimostrazione di come la sua retorica demagogica sui francesi prima di tutto e sui fallimenti del progetto della moneta unica, facciano più presa su tutto l’elettorato, a prescindere dalla classe sociale o dall’orientamento politico.

Complice la globalizzazione spietata degli ultimi anni e gli effetti dilanianti delle ultime due crisi (subprime americane e quella del debito sovrano europeo), hanno preso piede, non solo in Francia, ma anche in tutta Europa e negli Stati Uniti, ideologie tendenti al protezionismo e alla chiusura delle frontiere.

Sarebbe un errore ascrivere l’avanzata dei vari politici euroscettici in Europa (in Olanda, in Germania e in Italia) all’odio xenofobo montante o alle tensioni sociali causate dalla crisi dei migranti. Essa, come dimostra il caso del MoVimento 5 Stelle in Italia viene da molto lontano e soprattutto “dal basso”.

Mentre Fillon è percepito come il candidato della classe politica pro globalizzazione e pro austerity, due fenomeni che hanno indubbiamente favorito l’avanzata dei partiti euroscettici in Usa ed Europa, al contrario l’avvocato Le Pen, che è brava a spacciarsi come avversaria delle élite e della cosiddetta “casta”, nonostante la sua lunga carriera politica, vuole seguire l’esempio di Londra e far uscire la Francia non solo dall’area euro ma anche dall’Ue.