Effetto Etruria: clienti hanno pagato salvataggi, come farsi rimborsare

24 Aprile 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Ubi, banco Popolare, Unicredit e tanti altri gli istituti di credito italiani hanno messo in atto una manovra che ha scaricato sui correntisti gli effetti del salvataggio della banca Etruria. Come? Con dei cambiamenti nei contratti decisi unilateralmente dalle banche, senza essere illustrati alla clientela con sufficiente chiarezza e senza il canonico preavviso di 60 giorni o un motivo valido.

Così i correntisti del banco Popolare si sono visti addebitare una tantum di 25 euro, mentre Unicredit ha introdotto un canone mensile di 5,7 e 12 euro in più sul conto Mygenius, il conto base offerto dall’istituto di Piazza Gae Aulenti. Alla lista si aggiunge Ubi banca, che ha proposto ai correntisti un aumento del costo di gestione del conto corrente da 40 a 64 euro.

Ma perché tali esborsi? Le banche li hanno giustificati come parziale recupero dei contributi versati al Fondo Nazionale di risoluzione, il fondo che ha provveduto al salvataggio di quattro banche regionali fallite –  Banca Marche, CariFerrara, CariChieti e Banca Etruria.

Una mossa poco felice, che ha spinto la Banca d’Italia a fare le dovute ispezioni e da cui ha origine il monito lanciato ai quadri dirigenziali delle banche coinvolte, a cui è stato chiesto di restituire quanto dovuto ai clienti. La cifra di cui si parla è di circa 100 milioni di euro, secondo quanto rende noto un articolo dell’inserto Plus24 del Sole 24 ore. Cento milioni restituiti in due anni, 2015 e 2016, dopo più di 400 controlli e segnalazioni degli stessi clienti.

Come può essere fatta la segnalazione? Direttamente agli sportelli ma anche in forma scritta presentando un reclamo, come rende noto il quotidiano.

“E se la banca dovesse rispondere negativamente c’è sempre la via del ricorso all’Abf che costa solo 20 euro, che saranno anche rimborsati dall’intermediario se l’arbitro dovesse accogliere il ricorso”.