ECONOMISTI: RALLENTAMENTO SI’, DISOCCUPAZIONE NO

21 Febbraio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Ogni giorno giunge l’annuncio di nuovi licenziamenti da parte di societa’ blue chip, ma il tasso di disoccupazione e’ aumentato solo dello 0,2% da dicembre.

Molti economisti credono quindi che – diversamente dalla recessione del 1990-91 quando la disoccupazione e’ aumentata in due anni dal 5,2% al 7,8% – l’attuale rallentamento dell’economia non dovrebbe essere accompagnato da una crescita della disoccupazione.

Un sondaggio condotto dalla societa’ di ricerche Blue Chip Economic Indicators tra 50 economisti li ha trovati concordi nel prevedere per fine anno un tasso di disoccupazione non superiore al 4,5% dal 4,2% attuale.

Il livello dei tagli nei posti di lavoro dipendera’ in ultima istanza dalla severita’ del rallentamento economico e gli economisti prevedono per quest’anno ancora una crescita del 2,1% del prodotto interno lordo.

Si parla quindi di un rallentamento della crescita – non di una contrazione – ancora in grado di creare nuova occupazione e assorbire gli ultimi tagli alla forza lavoro.

Altri fattori, poi, potrebbero evitare che la riduzione di posti di lavoro colpisca pesantemente i dipendenti. Nel timore di tornare a un mercato del lavoro ristretto le societa’ sembrano motivate a utilizzare sistemi alternativi quali la riduzione della settimana lavorativa o delle posizioni temporanee.

“La Nuova Economia ha aiutato a demolire la nozione di sicurezza del posto di lavoro”, ha commentato John Lonski di Moody’s Investors Service. “Sarei molto sorpreso se il mercato del lavoro subisse un deterioramento simile al livello della disoccupazione risultato dalla recessione del 1990”.

D’altro canto, pero’, sembrano finiti i tempi in cui prima ancora di andarsene da una societa’ si poteva contare su almeno tre offerte dalla concorrenza.

Fattori demografici potrebbero a questo punto giungere in aiuto.

Negli anni settanta la popolazione in eta’ lavorativa e’ cresciuta mediamente del 2,2% annuo, mentre negli anni novanta solo dell’1% annuo – un declino pari al 55%.

Cio’ significa che l’economia deve creare solo 100.000 posti di lavoro al mese – circa il tasso attuale – per mantenere stabile la disoccupazione.

“Stiamo creando abbastanza posti di lavoro da non causare un declino del tasso di occupazione”, ha commentato Phil Rones dell’U.S. Bureau of Labor Statistics, “a meno che l’economia non si contragga”.

Nella Silicon Valley il tasso di disoccupazione dell’1,3%, suggerisce, ad esempio, che i dipendenti delle defunte dot-com abbiano trovato lavoro in societa’ della vecchia economia.

Un sondaggio di Manpower di novembre ha riportato che il 25% delle societa’ intendeva aumentare le assunzioni e, sebbene il prossimo sondaggio previsto per la prossima settimana dovrebbe riportare un declino dei piani di assunzioni, le societa’ stanno dimostrando di non licenziare a cuor leggero.

“Non si e’ inclini a ridurre il personale se si prevede una ripresa delle attivita’ tra tre o sei mesi”, ha commentato John Ryding di Bear Stearns.

Le societa’ hanno poi ridotto le assunzioni anche durante l’espansione economica. Mediamente, dal 1996 al 1999 un milione di persone hanno perso l’impiego ogni anno.

“Nonostante l’aumento dei licenziamenti nell’ultimo trimestre del 2000, difficilmente si raggiungera’ quella media”, ha concluso l’economista Lewis Siegel di BLS.