Economia mondiale nelle mani della Fed

2 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – La prossima stretta monetaria poteva essere uno dei rialzi più telefonati della storia. Ma il contesto esterno, non solo in Cina ma anche negli Stati Uniti stessi, potrebbe spingere la Federal Reserve a rimandare l’aumento del costo del denaro di un mese o anche fino a dicembre.

Le ramificazioni, anche di un piccolo rialzo dei tassi, sono molteplici. L’obiettivo della Fed è portare stabilità. Ma se imporranno una stretta monetaria, per i paesi in via di Sviluppo sarà più difficile di ripagare i loro debiti in dollari. E incoraggiare gli investitori a spostare il loro denaro dalle nazioni emergenti all’economia americana.

L’economia sudafricana, turca e brasiliana hanno contratto ingenti debiti in biglietti verdi. Dalla prossima settimana potrebbero trovarsi in serie difficoltà.

Sono i motivi principali per i quali il Fondo Monetario Internazionale ha avvertito la banca centrale a rimandare il rialzo dei tassi. Altrimenti è preventivabile assistere a una nuova fuga dai mercati emergenti. A casua della guerra valutaria, il commercio mondiale sta già accusando un calo preoccupante.

Gli analisti sono divisi su cosa accadrà ma su un punto concordano: i rialzi saranno graduali. Un po’ come avvenuto nell’ultimo ciclo di rialzo del costo del denaro in Usa. Nel 2003 i tassi sono passati dall’1% al 5,25% del 2005, ma i rialzi sono stati progressivi senza grandi choc.

Mike Norman, trader del valutario ed economista con sede a New York, è pronto a scommettere che la banca centrale non farà nulla nella riunione di questo mese, nonostante la volontà dei banchieri di agire. Secondo lui – lo ha riferito ad Al Jazeera – Janet Yellen preferirà aspettare ancora. Il dollaro è sicuramente un punto importante nell’equazione degli esami Fed. Se si indebolirà l’impatto sull’economia a breve dovrebbe essere positivo.

Per Einar Tangen, osservatore di economia per China Radio International, invece Yellen, considerata una colomba della politica monetaria, farà invece una scelta impopolare da tempo attesa, imponendo un rialzo dei tassi Fed nell’ottica di una normalizzazione dei tassi.

L’ultima volta che sono stati abbassati, nel 2006, i tassi erano al 5,25%. Da allora in due anni sono stati fatti scendere al minimo storico dello 0-0,25% dove rimangono ormai da sette anni. Il direttore delle analisi di rischio sovrano presso IHS Global Insight, Jan Randolph, è invece pronto a scommettere in una stretta monetaria intorno a fine anno, nei mesi di “novembre – dicembre”.

La situazione del mercato del lavoro sarà cruciale per stabilire quali saranno le vere intenzioni della banca centrale. Nel secondo trimestre il Pil è cresciuto del 3,7%. L’andamento della Cina e i prezzi deboli delle materie prime giocheranno anche un ruolo importante.

La crisi di liquidità crea per la Cina un’opportunità di mostrare una certa leadership ora che hanno creato un istituto degli emergenti alternativo alla Banca Mondiale.

(DaC)