ECONOMIA: E’ PROPRIO UNA BRUTTA ESTATE

27 Luglio 2008, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Viviamo come delfini che stanno per arenarsi nella baia, senza poi sapere come riprendere il mare? Stiamo scivolando cioè verso la crescita zero o magari anche verso qualcosa di peggio? E´ possibile. A meno di una specie di miracolo. E il miracolo potrebbe consistere in una vistosa marcia all´indietro del Dio Petrolio.

Per capire bene a che punto siamo, dobbiamo prima fissare qualche paletto. Le stime correnti oggi ci dicono, ad esempio, che l´Italia dovrebbe crescere dello 0,5 per cento quest´anno e poco di più l´anno prossimo (0,7-0,8 per cento). Qualche testardo si ostina a dire che alla fine i nostri numeri saranno migliori (speriamo) e questo grazie alle nostre aziende esportatrici. Ma per ora prendiamo buoni quelli che abbiamo appena dato.

Ebbene, studi recenti dicono che il prezzo del petrolio può fare la grande differenza. Più precisamente, si sostiene che un petrolio a 150 dollari al barile costerebbe all´Italia uno 0,5 per cento in meno di crescita. In questo scenario (che oggi appare improbabile, il petrolio sta scendendo) quest´anno si rischia di andare molto vicini allo zero, se non sotto; e l´anno prossimo si va sotto lo 0,5 per cento di crescita. Insomma, due anni di purgatorio.

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Questa ipotesi oggi è lontana dalla realtà, ma potrebbe (purtroppo) tornare di attualità se qualche incidente internazionale (tensioni sull´Iran) dovesse far rimbalzare il prezzo del petrolio. È bene sapere, quindi, che la posta in gioco, per noi, sarebbe di fatto la crescita zero. Una situazione, cioè, esplosiva per un paese come l´Italia, che ha drammatici problemi di bilancio, di tassazione troppo elevata e di problemi sociali urgenti. In sostanza, un aumento della tensione nella “zona petrolifera” sarebbe una specie di condanna per il nostro paese.

Ma esiste anche uno scenario positivo. L´ipotesi studiata è quella di un petrolio che, a forza di scendere, arriva a 90 dollari al barile. In questo caso gli economisti stimano che un evento del genere regalerebbe all´Italia una crescita aggiuntiva dell´1 per cento. Può sembrare poco, ma non è così. Nel 2009, invece di andare molto vicini allo zero (come nell´altro scenario) si volerebbe in prossimità di un aumento del Prodotto interno lordo del 2 per cento.

Non un risultato da fare festa per tre giorni, ma comunque una buona cosa. Un risultato con il quale il paese tornerebbe a avere qualche speranza di sistemare (o cominciare a sistemare) qualche problema fra i più urgenti. Anche se in questo momento, dopo aver sfiorato un prezzo di 150 dollari al barile (e con molti che scommettevano sui 200 dollari), vedere il petrolio a 90 dollari può sembrare una follia, alcuni esperti non lo escludono. Sostengono che gli speculatori (hedge fund soprattutto) avevano puntato sul petrolio a 100 dollari, e hanno vinto, o a 130, e hanno vinto di nuovo. Poi a 150 dollari, ma hanno perso. E si è tornati indietro.

A questo punto, quelli che si erano spinti troppo avanti – e che oggi si trovano scoperti dall´arretramento degli ultimi giorni – sono obbligati a uscire dall´operazione greggio a disfarsi dei loro contratti. In sostanza, si dice, così come la speculazione aveva spinto verso l´alto il petrolio, adesso sarà obbligata a spingerlo verso il basso. Magari, appunto, fin verso i 90 dollari, che sarebbe il “giusto prezzo”, in base alla domanda e all´offerta.

Quanto ci sia di corretto in questi ragionamenti non è dato sapere. Anche se il petrolio stabilmente a 90 dollari è una cosa che, per crederci, va vista e toccata con mano, e poi di nuovo. Per ora è sufficiente ricordare che con il petrolio in area 140-160 dollari l´Italia si trova in guai molto seri, dai quali potrebbe rivelarsi impossibile uscire.

Per contro, con un petrolio sotto i 100 dollari, il paese tornerebbe a respirare e a poter ragionare su una sua ripresa. Questo, naturalmente, se poi il governo non sprecherà tutto in spese inutili. Ma, insomma, sarebbe una bella boccata d´ossigeno. Anche perché, a quel punto, ci sarebbe un´aria diversa in tutta Europa: l´inflazione andrebbe giù, la Bce potrebbe tagliare il costo del denaro e la crescita nel 2009 potrebbe andare a collocarsi più vicina al 3 che al 2 per cento. Siamo quindi nelle mani del Dio Petrolio? In gran parte sì. Ma, purtroppo, non solo.

Negli Stati Uniti la crisi del credito nata con i prestiti subprime non è affatto finita e c´è chi sostiene che il peggio arriverà in autunno, soprattutto se il prezzo delle case scenderà ancora. In quel caso rischiano di doversi dichiarare insolventi non solo quelli dei prestiti subprime (i clienti più scadenti), ma anche molti clienti per bene, cioè con tutte le carte in regola. E questo perché si troverebbe a dover pagare un mutuo elevato per un´abitazione che intanto varrebbe molto meno. Meglio, a quel punto, dichiararsi insolventi e sparire. E allora la tempesta del credito potrebbe trasformarsi in un uragano devastante.

Insomma, questa è una brutta estate. C´è qualche speranza di miglioramento. Ma ci sono anche venti ostili nell´aria e ci vorranno ancora molti mesi prima di poter chiudere questa stagione disgraziata e pericolosa.

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