Economia: “ci vuole ben altro!”

13 Luglio 2017, di Giovanni Falcone

“La crescita non passa dal debito ed è meglio vincolare i tagli alle tasse a spending e recupero dell’evasione”.

Questo è un fondo del Sole 24 Ore di ieri [1] a firma di due anziani editorialisti – Pierluigi Ciocca e nientemeno che un ex Ministro delle finanze, Vincenzo Visco).

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L’iniziativa dell’ex Premier Matteo RENZI ed attuale segretario del Partito democratico lanciata sul suo libro appena uscito nelle edicole dall’emblematico titolo “Avanti”, riguardante la possibilità di affossare il rigore e utilizzare una maggiore flessibilità sui conti – entro i parametri del 3% degli accordi di Mastricht – sembra aver suscitato un dibattito, spesso non favorevole alla soluzione proposta.

Non si può pensare di crescere attraverso un debito, hanno tuonato  i due soloni.

Questo è lo stesso concetto che abbiamo più volte sentito anche dagli euro burocrati di Bruxelles che, ahimè, ancora oggi, non riescono a distinguere una richiesta di flessibilità per andare in vacanza – penso ad un aumento della spesa corrente, bonus e regalie varie – da chi intende utilizzare tali risorse per incoraggiare gli imprenditori ad investire – diminuendogli in modo sostanzioso la tassazione  e consentendogli di incrementare il fatturato diventando più competitivi sui mercati internazionali.

I nostri editorialisti invece dicono che la soluzione è ben’altra, essendo pure questi malati di una malattia che conosciamo bene: “il benaltrismo”.

Riduzione della spesa e contrasto all’evasione fiscale: le stesse chiacchiere che sentiamo da mezzo secolo!

Storia recente

Nei Governi di berlusconiana memoria, quando un famoso ministro dell’Economia e delle Finanze era solito ripetere che avevamo il sistema bancario più solido del mondo e che con la “cultura non si mangiava”, per fare cassa e far quadrare i conti utilizzava la famosa “finanza creativa”.

Cartolarizzava parte del patrimonio pubblico facendo cassa.

Sarebbe come a dire che nella mia famiglia, per ragioni di sopravvivenza, vendo la casa in cui abito ereditata o acquistata con enormi sacrifici con un mutuo a venti anni. La stessa casa, dopo averla venduta, incasso 150 mila euro e poi pago la locazione per il resto dei miei anni: un lease back – una vendita con patto di locazione – quale forma di finanziamento.

Non ha funzionato e sappiamo com’è andata a finire!

Nei Governi dell’Ulivo, con Romano Prodi e uno dei nostri soloni di oggi a Ministro delle finanze si è fatto di più e peggio naturalmente.

Lotta senza quartiere alla eevasione fiscale e poi si scopriva, allo “Scudo fiscale” successivo l’enorme trasferimento di capitali in fuga dall’Italia.

All’epoca si parlava di ridurre le transazioni in denaro contante ad appena cento euro e blitz a ripetizione  – stile Governo Monti a Cortina d’Ampezzo.

Anche qui un disastro, senza incidere in alcun modo sull’azione di contrasto e recupero dell’evasione fiscale.

La proposta di Renzi

La proposta, addirittura ingenua per la sua semplicità, vuole ridurre significativamente la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese per consentire a queste di consumare di più e facilitare la crescita dell’economia attraverso l’impresa.

Le risorse, intende prenderle da una maggiore flessibilità sui conti pubblici, pur restando entro i parametri fissati dall’Europa del 3%, aumentando il debito.

Per concludere, vorrei ricordare che la maggioranza degli italiani ed io tra questi, abbiamo comprato casa a ”a debito”, facendo il mutuo presso una banca ed oggi possiamo dire di essere cresciuti in questo modo.

Chi non nasce con la camicia quando il patrimonio immobiliare lo eredita, segue questa strada, fa debiti non per andare in vacanza ma per comprare casa: la differenza, come in questo caso, è sostanziale!

Dio ci salvi dagli economisti e dagli editorialisti del Sole 24 Ore

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[1] 12 luglio 2017